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Ventotto ministri europei a Torino per celebrare la “settimana della Cultura”

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Torino capitale. D’Italia. Poi capitale delle automobili. Oggi capitale della Cultura. Alle spalle dell’evento di oggi che vede riuniti nella magnifica cornice della Reggia di Venaria i 28 ministri europei alla Cultura, esiste un progetto. Lo dico meglio. La riunione di oggi, voluta dal sindaco Piero Fassino, è il risultato di anni e anni di progettazione attenta e accurata da parte di un gruppo di persone lungimiranti  unite nell’intento comune di riconvertire la città da  polo industriale a polo culturale. In parte l’operazione è riuscita e in parte no. O non ancora.

D’altra parte è cosa nota che la Fiat novella FCA ha lasciato da tempo gli stabilimenti vuoti o semi vuoti e che l’attuale situazione non è che un contentino prima dell’addio finale.

Già, ma chi glielo dice agli operai e agli impiegati e alle aziende dell’indotto che le macchine a Torino non si fanno più. Che si fanno in posti dove costano meno? Ecco allora che l’ingegno sabaudo, la tenacia di noi “bogianen” ha partorito quello che sembra l’uovo di Colombo e invece altro non è che un po’ di sano buone senso.

La cultura può dare posti di lavoro. Quanti non si sa. Molti non ci credono. Alcuni insistono che con la cultura non si mangia.  Perché nell’immaginario collettivo chi fa l’attore o il ballerino, chissà perché, non lo fa proprio come professione. Fare cultura non ha per alcune persone  lo stesso valore di  fare, per esempio, il barista o il decoratore o il benzinaio. Questo sarebbe vero se gli artisti non pagassero le bollette. O non mangiassero.  Non è così. Fortunatamente c’è chi ci crede e chi, negli anni ci ha investito denaro pubblico e privato.  Ma i tempi delle vacche grasse  e dei famosi ” contributi a pioggia” sono finiti. Oggi in Italia si è consapevoli che la Cultura è un settore strategico ma, ahimè,  i soldi sono finiti. O meglio, la cifra destinata al Ministero dei Beni Culturali è talmente ridicola che non serve nemmeno in minima parte a coprire il reale fabbisogno richiesto per la conservazione, la tutela e la valorizzazione di un patrimonio così vasto. Che cosa avranno deciso oggi questi ministri riuniti? Lo sapremo dai bandi che usciranno prossimamente per Europa Creativa nell’ambito del programma Horizon 2020.  Io nel frattempo mi dedico al crowdfunding. Ci credo. Ci voglio credere. Magari adattandolo a un paese, il nostro, che non ha la mentalità del charity all’anglossassone ma che in questa direzione può crescere. E credere. E capire che tanta bellezza non va sprecata e, soprattutto, che è proprietà comune di tutti noi italiani .

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Summer Sweet Summer

Finalmente, dopo aver affrontato un’estate piemontese travestita da stagione dei monsoni, noi “innamorati della cultura” e il nostro blog  ce ne andiamo in vacanza per un po’. Perché quando ci vuole, ci vuole. Non siete d’accordo?

La destinazione? Ovviamente soleggiata e al sapore di sale, che non fa mai male. 😉

Prima di scappare via, però, vi auguriamo  di trascorrere delle belle e meritate vacanze, che siano rilassanti, fresche e colorate.

icecream

(Via AnOther)

Ci rivediamo presto e, nel frattempo, sicuramente ci scapperà qualche irrinunciabile tweet dall’ombrellone. È una tentazione a cui ormai è difficile resistere…

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

✮ Consigli ad arte per il weekend a Torino

Questo weekend torinese sarà caldo. Anzi, caldissimo. Abbiamo  scoperto che ci saranno degli eventi super interessanti e ci  piacerebbe segnalarvene alcuni.

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☛  Si parte proprio oggi con la nuova edizione di TURNA_lo spazio tra l’arte e il design, che creerà un percorso espositivo en plein air per le vie del Quadrilatero,  dando voce a gallerie, designer e artisti. Organizzata dall’Associazione Culturale AZIMUT e curata da Giuseppe Ghignone per ArteSera Design, la manifestazione proporrà workshop, talk e performance, e si strutturerà attraverso tre mostre (TURNA_in mostra, TURNA_negli spazi e TURNA_a produrre) che esplorano il territorio al confine tra arte e design. Protagonisti saranno gallerie italiane e internazionali, la giovane creatività, interventi site-specific e premi. TURNA  vi  aspetta stasera alle 18.30 con l’inaugurazione in piazza Emanuele Filiberto.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

AccaAtelier

☛ Domani, invece, c’è solo l’imbarazzo della scelta, perché oltre a TURNA che continua fino a domenica, si apre anche la prima edizione di AccaAtelier, una due giorni di studi aperti in centro città per conoscere gli artisti e le loro opere. Organizzato dall’Associazione ACCA di Torino, l’evento ci porterà all’interno degli spazi-laboratorio per vedere dal vivo il percorso creativo che conduce all’ideazione e alla realizzazione di un’opera d’arte. Oltre agli studi in sede, da Vanchiglia a San Salvario, AccaAtelier si è gemellata anche con le reti d’arte internazionali e ospiterà realtà e artisti provenienti da Francia, Portogallo, Argentina e Germania. In più, è stato organizzato anche un tour in bicicletta nel circuito degli atelier che si trovano fuori città. Quando si dice che l’arte è sostenibile… 😉

LOV NIGHT VANCHIGLIA

Last but non least torna anche l’attesissima LOV Night di Vanchiglia, che sempre domani invaderà il quartiere delle meraviglie, aprendo le porte dei suoi studi, dei laboratori e dei negozi perché tutti possano esplorarlo e viverne il fermento culturale. La LOV night è un viaggio alla scoperta dei volti, dei lavori, dei luoghi che sono l’anima di questo quartiere: più che una notte bianca, una notte dalle mille sfumature, costellata di concerti, dj set, inaugurazioni di mostre, esposizioni di lavori, allestimenti scenici, proiezioni e performance di ogni genere.

«Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.»
«Come lo sai che sono matta?» disse Alice.
«Per forza» disse il Gatto: «altrimenti non saresti venuta qui.»

✮ Che dite? C’incontreremo tra una bottega e un’installazione? 😉
Buon weekend a tutti! ✮

Innamorati della Cultura. Il 17 dicembre l’incontro con i progettisti. Pronti per partire!

Ci ho messo un po’ a scrivere questo articolo. Sono sempre affannata. Presente il coniglio marzolino di Alice? Quello con l’orologio sempre in mano? Ecco, quella sono io. Gli ultimi mesi sono stati super impegnati, caotici, faticosi, divertenti. Perché ho messo su una Start Up e perché non sono più una ragazzina. E poi, c’è la famiglia da guardare, una casa da mandare avanti, i compiti, la spesa, cucinare. E, ovviamente, il lavoro. Ma questo è un discorso dedicato ad un altro articolo che avrà il titolo di un famoso libro (e film) “Ma come farà a fare tutto?”. Mah, non so. Credo siano i superpoteri che noi donne pensiamo di avere e che, di fatto, non abbiamo.

Lo scorso 17 dicembre alle ore 15.30, abbiamo deciso di presentare il progetto “Innamorati della Cultura” alle persone interessate a far conoscere e promuovere un’idea creativa grazie ai finanziamenti ottenuti attraverso la piattaforma. Detto così sembra tutto semplice, ma non lo è affatto. Innanzitutto, prima che una Start Up, siamo tre persone. Tre teste e tre personalità diverse. Poi c’è il percorso di incubazione che ti impone passaggi obbligati: verifiche e test, presenza a convegni e dibattiti. Insomma, una quantità di lavoro stratosferica. L’ufficio in co-working insieme ad altre Start Up. Un posto carino, accogliente, luminoso ma totalmente privo di privacy e questo, per una senior come me, può creare problemi. Infatti lavoro con le cuffie, a tutto volume.

On line abbiamo deciso di montare una demo senza sezioni e, in separata sede, Lorenzo ha montato una magnifica presentazione in slide che ho presentato io facendo anche un po’ di casino, perché non ho mai parlato davanti a una folla di persone.

“Innamorati della Cultura” è piaciuto, moltissimo. Il meccanismo è semplice. Chi presenta il proprio progetto artistico o di restauro può pubblicarlo – gratis – sul portale. Definito il budget da raggiungere insieme, si parte con la raccolta di fondi. Come? Il Creatore attraverso i suoi contatti, noi attraverso i nostri. Social media, pr, digital pr, comunicazione tradizionale e digital. Una volta che si è raggiunta la cifra, il Creatore ricompensa i suoi “Innamorati” in base a quanto hanno donato. Se non si è raccolto nulla può riprovare, magari tarando meglio il progetto. Nel primo caso, la piattaforma preleva il 10% del raccolto per sostenere i suoi costi. Nel secondo caso nulla.

I progetti stanno arrivando. Abbiamo dato fino al 30 gennaio come periodo di riferimento per raccoglierli. Poi li selezioneremo e decideremo quale sarà il primo ad essere pubblicato, promosso e finanziato. Nel frattempo non siamo stati fermi. Durante la pausa natalizia abbiamo messo online il sito e aperto la pagina FB. Siamo già più di 1000 fan. Niente male per essere solo all’inizio.

Innamorati della Cultura. I soldi alla cultura li procuriamo noi

La cultura è la ricchezza del nostro paese, ma è diventata un peso insostenibile perché il pubblico non la sostiene più. Ottenere fondi dai privati è quasi impossibile. Gli artisti così come i piccoli musei, le associazioni culturali, gli sbandieratori, le orchestre e i cori hanno i progetti ma non i finanziamenti necessari per realizzarli.

Tre comunicatori torinesi, la sottoscritta, Lorenzo Pennacchioni e Valeria Borrazzi hanno deciso di unire le competenze e fondare un’associazione culturale, Cultura Piemonte. Una piccola realtà intenzionata a crescere e a costituire presto una società.

Inizialmente l’idea era quella di proporre iniziative di comunicazione e raccolta fondi sul territorio regionale ma, come detto sopra, mancavano i fondi. È nata così l’idea, peraltro sperimentata con grande successo negli Stati Uniti, di creare “Innamorati della Cultura“, un portale destinato alla raccolta di fondi onlinecrowdfunding – per i “grandi” progetti culturali ideati da piccole realtà. Non parliamo di grandi cifre ma di quantitativi di denaro sufficienti a dare vita a moltissimi progetti  creativi che, altrimenti, resterebbero chiusi nel cassetto dei sogni.

Si tratta di realtà minori che con la loro attività arricchiscono il territorio di eventi culturali, portando così un po’ di bellezza, una migliore qualità della vita e lavoro. Realtà spesso giovani che in questi ultimi anni hanno avuto dalle istituzioni e dalla politica davvero pochi fatti. Da qui, l’idea di creare un portale che, attraverso una piattaforma di crowdfunding, possa raccogliere fondi dedicati a progetti culturali e di restauro di beni architettonici minori.

In altre parole, una vetrina per il mercato privato, delle aziende, dei professionisti facoltosi, delle fondazioni, che possono contribuire alla realizzazione del progetto. Gli investitori possono sfruttare il ritorno di immagine derivante da questo tipo di sponsorizzazione  a cui sommare, fatto non indifferente, eventuali sgravi fiscali per le donazioni culturali.

Due i criteri di selezione dei progetti: fattibilità, naturalmente, ma anche capacità di creare lavoro. Dopo di che, noi intercettiamo le persone che hanno investito per cogliere il gradiente di felicità che questo progetto ha portato al territorio. Un indice inusuale per un business, ma è assolutamente comune all’estero perché siamo convinti che la cultura porti felicità. Questo valore viene comunemente definito “seeding”, cioè semina.

La Cultura fa crescere le persone e, al di là delle misurazioni asettiche operate dagli economisti e dagli esperti di marketing, è un fatto assodato che un popolo evolve dove c’è cultura e dove regna la creatività. Noi prendiamo una fee del 10% sul raccolto. È un importo un po’ più alto della media ma che comprende la nostra attività di promozione e comunicazione.

Ci riempie di entusiasmo il fatto che l’idea sia piaciuta molto e, dopo aver partecipato allo Start Cup Piemonte, ci hanno incubato nel Treatabit del Politecnico. Un bel percorso in un ambiente frizzante e innovativo. Ora siamo nella fase del business plan che è quasi pronto, così come il documento commerciale di vendita per gli investitori. Per partire servono investimenti, bisogna costruire la piattaforma e pagare l’avvio della campagna sui social media.

Noi incrociamo le dita e, intanto, vi anticipiamo che prossimamente ci sarà una presentazione pubblica del progetto.

A breve, tutti i dettagli.

Cultura e Sviluppo per salvare l’Italia

Cultura e Sviluppo. La scelta per salvare l’Italia

È il titolo del Rapporto Annuale di Federculture, presentato qualche tempo fa nell’ambito della rassegna ‘Libri Come‘ presso l’Auditorium Parco della Musica.

Lo consiglio perché credo che spieghi bene come stanno le cose nel nostro paese:

 

Cultura in pillole

Oggi, un po’ di cultura in pillole. Fa sempre bene, no?

“Il costo della incultura per una società è maggiore del costo della cultura”. (Garcia Lorca)
“La cultura è un ornamento nella buona sorte ma un rifugio nell’avversa”. (Aristotele)
“Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da affrescare e io in Italia non avevo un muro”. (R. Giacconi, Premio Nobel per la Fisica 2002).

Contribuisci anche tu a liberare la Cultura!

CO-CREATION OF A CULTURAL VALUE

Ecco un nuovo articolo che voglio segnalare: “Invasioni digitali: liberiamo la cultura!”, di Roberta Milano.

Ci tengo particolarmente proprio perché diffonde e mette in evidenza l’importanza di un’iniziativa che parte da un’idea semplice ma coraggiosa e che ha come obiettivo l’agire.

Si tratta di Invasioni Digitali, un programma che fino al 28 aprile organizza oltre 250 mini-eventi, invasioni in musei e luoghi dell’arte, con lo scopo di mostrarli e raccontarli tutti. Lo fa sui social media e in modo totalmente nuovo.

Perché “l’accelerazione della rivoluzione digitale può contribuire in maniera esponenziale allo svecchiamento delle istituzioni culturali e favorire una concezione “aperta e diffusa” del patrimonio culturale. Siamo ormai da anni di fronte ad un radicale cambiamento fondato, soprattutto, su quelle nuove forme di socializzazione e di interazione con la domanda, grazie alle nuove piattaforme digitali e sociali del web. Attraverso di esse, si tende ad incoraggiare la conoscenza e la partecipazione a livello educativo e creativo dell’utenza, aumentando e personalizzando l’appeal dell’offerta culturale, e ad attivare nuovi meccanismi di interazione e confronto della produzione e fruizione della proposta culturale.”

Non dimentichiamo che la nostra Italia è il primo paese al mondo per turismo e cultura, ma affinché questo patrimonio possa esprimere le sue potenzialità occorre intraprendere – cito il Manifesto di Invasioni Digitali e condivido totalmente – la strada dell’innovazione e cogliere i profondi cambiamenti in atto nella società moderna.

È più che mai necessario, urgente. Occorre dare spazio a una comunicazione partecipata e multimediale. Abbiamo bisogno che le istituzioni culturali cambino e radicalmente; che diventino piattaforme aperte di divulgazione, scambio e produzione di valore, in grado di consentire una comunicazione attiva con il proprio pubblico, e una fruizione del patrimonio culturale priva di confini geografici e proiettata verso un futuro nel quale la condivisione e il modello dell’open access saranno sempre maggiori.

Dobbiamo crederci.

Quali sono i musei più social?

Secondo le classifiche di Museum Analyitics il patrimonio turistico tricolore viene valorizzato poco su Facebook rispetto alle altre strutture nel resto del mondo. Tra i migliori il MAXXI: “Programmiamo la nostra presenza online con piani triennali”La palma va quindi al MAXXI di Roma. Seguito dalla Triennale di Milano e dal MART di Rovereto.

Se poi, però, si entra in rapporto con i colossi del resto del mondo (vedi MoMA), ecco che emergono i grandi divari.

Si parla di questo in un articolo pubblicato su Sky.itche mostra le classifiche di Museum Analyitics, progetto che aggrega statistiche sulla popolarità web di oltre 3 mila musei del mondo. Ancora una volta, emerge la difficoltà del nostro Paese di valorizzare e promuovere il suo patrimonio, stavolta in ambito digitale. La conferma di questo arriva, inoltre, a pochi giorni dalla pubblicazione di uno studio di Eurostat, che ha relegato l’Italia all’ultimo posto per quanto riguarda gli investimenti per la cultura in percentuale sul totale della spesa pubblica.

È una situazione triste, aggravata dal fatto che i nostri musei pubblici “patiscono difficoltà economiche ed inefficienze che li portano ad incassare, tutti insieme, il 25% in meno del Louvre da solo. È il risultato, si dice, dell’assenza di una strategia complessiva”.

A quando una strategia, una politica valida? V’invito a continuare la lettura dell’articolo: I musei più social: l’Italia è all’85esimo posto.

 

La Cultura salverà l’Italia. Ora, salviamo la Cultura

Leggo con interesse dell’intervento del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenuto a Roma nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, a un convegno bilaterale italo-brasiliano su «Cultura, scienza, diritto e sostenibilità: strumenti per la tutela del patrimonio» (l’incontro è stato organizzato da Anpr – Associação Nacional dos Procuradores de República.

«Il nostro Paese – afferma il presidente di Confindustria, nel suo intervento al convegno – genera circa 80 miliardi di euro di fatturato con l’industria della cultura e della creatività, equivalente al 2,3% della ricchezza nazionale, con circa 600 mila addetti del settore». «Il numero di occupati nell’industria creativa e culturale – sottolinea Squinzi – potrebbe invece arrivare al milione di persone, al pari che in Germania, con un maggior coinvolgimento della presenza delle imprese. Dobbiamo fare un salto di qualità delle politiche verso una concezione moderna e innovativa che sappia conciliare proprietà pubblica, bene comune e gestione privata, dimensioni cooperative e non conflittuali. Sfruttando meglio l’industria della cultura e della creatività si potrebbero generare 400 mila posti di lavoro».

Bello, bravo, bene. Peccato che la Cultura in Italia sia la prima voce soggetta ai tagli, che gli investimenti siano ridotti all’osso e che si continui a tagliare. Eppure, i dati confermano che la Cultura fa bene al Pil.

Il Giornale dell’Arte, che è la bibbia del settore, riporta che Pasqua (insieme al ponte dei Santi) sono i momenti forti di tutti i musei. In questi due giorni di festa, infatti, Venaria ha fatto quello che ha fatto, ma anche il Colosseo è andato benissimo con oltre 23 mila visitatori, mentre 11 mila (in lieve flessione) ne ha avuti Pompei (altra star tra le mete preferite dai turisti) e oltre 20 mila persone si sono messe in fila alla biglietteria degli Uffizi. Di forti aumenti, rispetto a Pasqua 2012 però, si parla solo per Venaria. I dati pubblicati dall’Istat dicono che i musei italiani nel 1996 avevano 25 milioni di visitatori. Nel 2011 (ultimo dato certificato), si è superata quota 41 milioni. Ovviamente non tutti i musei richiamano allo stesso modo. Nel prossimo numero di maggio, il Giornale dell’Arte pubblicherà la classifica dei musei più visitati lo scorso anno. La grande star è il Colosseo (con il cui biglietto si visitano anche Foro romano e Palatino), che sfiora i 5 milioni e mezzo di visitatori. È seguito da Pompei, che arriva a 2 milioni.

Una cosa che salta all’occhio, e parlo per esperienza diretta, è la scarsa capacità dgli enti culturali di fare comunicazione. Ho già visitato diversi musei, presentato progetti innovativi e interessanti ma nulla, oppure, si è fatto poco. Il dato più evidente è che i musei, da soli, non ce la possono fare. Rimangono i privati, ma la normativa vigente non incentiva le partecipazioni e le sponsorship. Un bel rebus all’italiana e un vero peccato.

(Ph. Alfredo Jaar, Kultur = Kapital, 2012).