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La prima impressione è quella che conta. Allora, facciamola contare.


A chi non è mai successo? Sei lì sulla porta. Tiri un bel respiro. Dai un’aggiustatina alla giacca, un colpetto ai capelli e via. Eccoti dentro una stanza piena di sconosciuti. Speranza, nervosismo, attesa. Ma che cosa rispondi quando il primo ti stringe la mano e ti chiede: “Lei di che cosa si occupa?”. Uhuhu. In tutta onestà, sei proprio certo che la tua risposta ogni volta sia il massimo dell’appeal? Pensaci, perché spesso moltissime persone – e non solo tu – lasciano scivolare via una bella opportunità per catturare l’attenzione, magari quella di un nuovo cliente. Eppure basta poco. La risposta “mi occupo di comunicazione”, nel mio caso banale, può e deve essere arricchita e costruita in maniera tale da diventare una vera e propria presentazione efficace.

Perché l’uomo, ricordiamocelo bene, è un animale curioso. E nulla aumenta la sua curiosità più di qualcosa di strano, bizzarro e inconsueto.

Una semplice presentazione può così trasformarsi in un potente veicolo di comunicazione del proprio Personal Brand. Come? È semplice:

  1. trova una frase corta che definisca quale beneficio porti ai tuoi clienti. Qualcosa come “ incoraggio”, “stimolo”, “nutro, “creo”, “esploro” “genero”, “spingo”.

  2. Descrivi in una sola parola chi sono i tuoi clienti: “giovani cantanti”, “donne in carriera, “amanti della buona cucina” , “mamme”.

  3. Trova una o due parole che riescano a definire il risultato che il tuo cliente vuole ottenere. Deve essere qualcosa di garbato e anche un po’ vago. Per esempio, prova ad usare espressioni del tipo “sembrare vent’anni più giovane” al posto di “dimagrire”, oppure “attrarre la giusta attenzione” invece di “cercare marito”.

  4. Prova a mettere tutto insieme. Verrà fuori la tua frase di presentazione. Corta, divertente, intrigante, efficace.

    Nel mio caso, tempo fa ho scelto il claim in inglese “turn ideas into real”. Perché mi sembra più intrigante dire a uno sconosciuto che mi occupo di concretizzare idee piuttosto che dire che mi occupo di marketing. Non so se ho reso l’idea.

    La risposta che solitamente mi arriva è: “Davvero? In che senso?”. Il ghiaccio è rotto.

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La Mission. Passo fondamentale per definire il proprio brand

Ritorno sul Personal Branding con alcune considerazioni sulla “mission” e sullo “statement”. La frase che sottolinea ciò che facciamo.

Gli esperti di branding, per aiutare l’azienda a definire il proprio brand, creano una frase che chiarisce lo scopo del brand e che porta avanti la coscienza corporate. Il famoso claim, tanto per intendersi.

“Dove c’è Barilla c’è casa”.

“Coca Cola. To refresh a thirsty world”.

“Sony. To make dreams come true”.

Per le persone accade la stessa cosa. Solitamente chiedo loro di definire ciò che fanno in sette parole o anche meno. Il claim è qualcosa che deve diventare un motto. Deve essere corto, incisivo. “Aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi” è perfetto per un coach, per un formatore ma anche per un avvocato. Il claim deve diventare parte di noi, recitato, scritto e utilizzato come un mantra per superare le paure quando ci troviamo in situazioni critiche.

Consiglio sempre di stampare il proprio claim e di metterlo in bella vista leggendolo e rileggendolo. È vero che non sempre quello che chiediamo ci arriva e non sempre arriva come e quando lo abbiamo chiesto; ma qualcosa arriva e quel qualcosa ha molto a che fare con il nostro “statement”.

Un altro passo importante è la visualizzazione. Un metodo veloce e consigliato per realizzare i propri obiettivi è quello di creare un “quaderno degli obiettivi”. Un album speciale su cui scrivere tutto quello che si desidera realizzare professionalmente, fatto di ritagli di interviste a persone che ci ispirano, oppure di situazioni in cui ci piacerebbe stare. Perché tutto ciò che noi cerchiamo ci sta già cercando. Creare il proprio Personal Brand ha a che fare con la definizione degli obiettivi. Quanto voglio guadagnare? Quante ore al giorno voglio lavorare? Che tipo di ruolo voglio assumere? La domanda chiave da fare è se sto vivendo bene oppure no. Mi devo chiedere se la vita che sto facendo mi piace veramente, se mi appassiona. Se la risposta è no, allora devo resettare i miei obiettivi e definire i miei sogni.

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Definisci i tuoi sogni ed entra in azione. Personal Branding pratico per donne in carriera

Ho letto una quantità impressionante di manuali di self help. Invariabilmente, ad un certo punto, si arriva al capitolo dedicato agli obiettivi. Sto parlando dei sogni e delle aspirazioni, ovviamente.  Il mio insegnante di PNL sostiene che “se non sai quello che vuoi alla fine ti troverai dove non volevi andare”. È proprio vero.

Obiettivi ben definiti sin nel più piccolo dettaglio sono fondamentali per raggiungere il successo. Ricordo allora, visto che sto trattando un  aspetto del Personal Branding dedicato a noi donne, che ogni brand ha degli obiettivi ben definiti. Pochi lo dicono ma per noi addetti è cosa nota. Affinché un brand diventi un successo è necessario che soddisfi due padroni. L’azienda è il primo di questi due padroni. I clienti sono il secondo. Un esempio concreto: la nuova Mito deve dare profitto ad Alfa Romeo ma, allo stesso tempo, deve soddisfare la richiesta di sportività e facile guidabilità richiesta dai clienti.

Quando  questa  regola viene  applicate alla propria carriera, se si è in azienda i padroni sono i nostri dipendenti,  se si è liberi professionisti i padroni di riferimento sono i nostri clienti. Ecco perché se siamo libere professioniste è importante definire con estrema chiarezza i benefici che vogliamo per noi stesse. Essendo noi le nostre padrone, come intendiamo beneficiare del nostro brand? I sogni, si sa, possono avere dimensioni diverse. Ecco allora perché è estremamente importante, una volta fissati  i propri obiettivi, definirli in maniera tale da renderli misurabili. Questo semplice accorgimento ci permette di verificare l’andamento del nostro brand a mano a mano che il tempo passa.

Ecco alcun esempi di obiettivo. Vogliamo guadagnare 100.000 euro all’anno; vogliamo essere nominate vice-presidente della nostra azienda; vogliamo vincere un premio; vogliamo essere invitate a parlare ad una certa conferenza oppure scrivere un saggio che ci farà acquisire reputazione e visibilità.

Nelle aziende solitamente si assumono dei consulenti per definire le strategie. Nel caso nostro, saremo noi a dover definire che cosa fare  – e come farlo –  per raggiungere i nostri obiettivi.

Maria, per esempio, ha perso il suo lavoro nel settore finanziario e assicurativo di una grande banca. Ha 51 anni, molta esperienza e una grande paura per essere entrata a far parte del “popolo delle partite Iva”. Cosa fare? Maria, aiutata dalle domande chiave già presentate in un precedente articolo, arriva a definire i suoi punti di forza:

° precisa e puntuale;

° più economica del  consulente bancario e sempre a disposizione del cliente;

° eccellenti referenze;

° pratica dei principali programmi di investimento e del mercato di riferimento;

° in grado di recarsi dal cliente permettendogli di risparmiare tempo.

La descrizione del brand per Maria potrebbe essere scritta in questo modo.

Piccole e medie imprese si rivolgono a Maria per avere consulenza su assicurazioni, fondi di investimento, programmi pensionistici.  Un manager su cui fare affidamento per tutte le esigenze. ll punto di riferimento per manager indaffarati”.

La tagline di Maria diventa: “soluzioni finanziarie per piccole imprese”. Breve, preciso, efficace.

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Ascolta la tua voce interiore. Il vero segreto per un Personal Branding di successo

Mi sono accorta che la maggior parte delle persone non passa abbastanza tempo a pensare alla propria vita. Presi da mille impegni, la nostra mente si focalizza su situazione diverse e raramente si sofferma a osservare ciò che ci accade nel momento presente. Siamo sempre spostati o nel passato o nel futuro e mai nel qui e ora. La conseguenza, se si sta cercando di trovare e di costruire il proprio Brand Personale, si riflette nella mancanza di consistenza, precisione, efficacia. Henry Ford ha detto che “pensare è la cosa più difficile in assoluto e, proprio per questo, pochissime persone lo fanno”. Senza esagerare, trovo però possibile affermare che pochissime persone passano almeno un’ora al giorno – anche meno – a pensare alla propria vita. Eppure la nostra voce interiore è sempre lì. Aspetta solo di essere ascoltata. Cosa fare? La parola chiave è “attunement”. La posso tradurre con il termine “sintonizzazione”o, come scrive Abraham Maslow, in questo modo: “esiste un io personale che definisco come quello che ascolta le nostre intuizioni. La maggior parte di noi non ascolta se stessa e si fa confondere dalle mille voci degli altri.”

Come fare allora per ascoltare il nostro io? Semplice. Basta mettersi in ascolto. Pochi minuti. Respirare. Nel silenzio. Ascoltare la pace dentro di noi e farla emergere. A poco a poco, questo breve attimo di intimità con noi stessi cresce e prende spazio, sino a diventare la voce che ci guida. Quella che ci dice cosa fare e cosa non fare, in base a sensazioni ben definite del corpo.
Ecco un breve esercizio che mi piace fare insieme ai miei clienti e che ha una grande potenza, perché parte dalla respirazione. È cosa nota che respirare calma la mente. Se la mente è calma, è possibile scendere giù e ascoltare la propria voce interiore.

Per prima cosa, staccare il cellulare. Se deve essere pausa che pausa sia veramente. La meditazione implica concentrazione ma, per esperienza, questa arriva con il tempo e con la pratica. Seduti con la schiena diritta, i piedi appoggiati a terra e le mani appoggiate sulle ginocchia. Lasciar andare la tensione nel corpo respirando in questo modo per almeno tre minuti e ripetendo mentalmente:

INSPIRO – Inspiro
ESPIRO – Espiro
INSPIRO – Profondo
ESPIRO – Lento
INSPIRO – Sorrido
ESPIRO – Lascio Andare
INSPIRO – Momento presente
ESPIRO – Momento meraviglioso

Lo schema è facile da ripetere e lo si può adottare ogni volta che se ne sente il bisogno. Confesso di essermi ispirata a TichNa Than, grande maestro spirituale e grande meditatore.
Alla fine dell’esercizio, osservare i propri pensieri senza giudizio. Le domande che possiamo porci per arrivare a definire il nostro unico e irripetibile Personal Brand sono:

    • Dove sto andando? Come voglio che si svolga la mia vita?

    • Che futuro voglio avere? Dove voglio essere alla fine della mia vita? Qual è lo scopo principale della mia vita?

    • Chi sono io? Qual è la mia identità? Cosa ci faccio io sulla Terra? Perché sono qui? Come mi vedo io? In che cosa credo?

    • Quali sono i miei valori di base? Per che cosa vivo io?

    • Che cosa mi rende unico, speciale, diverso?

    • Come mi vedono gli altri? Che cosa dicono di me? Che cosa li attira verso di me? Come percepiscono i miei valori?

    • Come valutano gli altri il mio lavoro?

    • Che cosa è decisivo per il mio successo? Quali sono i miei talenti unici?

    • Che cosa faccio e cosa mi rende orgoglioso?

    • Quali talenti, capacità ed esperienza posso dare agli altri ? Come percepiscono gli altri i miei valori?

    • Che cosa faccio meglio e senza sforzo? Che cosa crea forza nel mio corpo e nella mia anima?

    • Che cosa mi riempie di soddisfazione? Che cosa mi appassiona?

    • Che cosa mi rende triste o felice? Quando sono felice che cosa mi rende così felice?

    • Cosa mi piace di più? Mi piacerà anche in futuro? Che cosa mi muove? Da dove prendo la gioia? Chi mi fa impazzire?

    • Quali valori e principi sono più vicini al mio cuore? Sono sacri per me e sono radicati più profondamente nella mia vita?

    • Che cosa crea significato nella mia vita e che non si riduce al puro guadagno di denaro?

    • Partendo da qui, la ricchezza materiale è importante per me?

    • Come voglio essere conosciuta e come voglio che gli altri mi conoscano?

    • Cosa vorrei che venisse inciso sulla mia tomba?

    • Quale ricordo vorrei lasciare dopo la mia morte?

    • Per che cosa voglio essere ricordata?

    • Se morissi ora, che tipo di orazione funebre vorrei che venisse recitata?

    • Quali sono le resistenze che mi impediscono di realizzare il mio futuro?

    • Che cosa mi impedisce di essere ciò che voglio essere e fare ciò che voglio fare?

    • Chi può trovare me e le mie capacità utili per il mercato?

    • Che cosa penso io degli altri?

    • Che cosa penso io della mia audience?

    • Quali sono le mie ambizioni e profonde aspirazioni nei confronti della comunità in cui vivo? Cosa voglio aiutare a realizzare?

    • Cos’è bene per me e che cos’è male?

    • Che cosa voglio imparare? E quali abitudini voglio disimparare? Che cosa mi piace veramente fare? Che cosa penso che sia importante? Che cosa trovo bello e attraente? Che cosa sono disposto a sacrificare per raggiungere i miei obiettivi? Che cosa voglio realmente?

    • Quanto voglio investire nella mia vita e quanto sono disposto a lasciar andare?

    • Come vorrei che fosse il mio quotidiano?

    • In quale tipo di ambiente voglio vivere?

    • Com’è la mia salute mentale e fisica?

    • Quali sono le 5 caratteristiche principali di un individuo che ammiro?

    • Quali sono i miei valori spirituali? È importante la religione per me?

    • Quali sono le persone più importanti della mia vita? Che tipo di relazione ho con loro?

    • Come mi connetto con il mio compagno di vita, famigliari, figli, amici?

    • Che tipo di relazione vorrei avere con la mia famiglia, il mio compagno/a, i figli, le persone e i miei clienti e fornitori?

    • Perché faccio ciò che faccio? Qual è l’importanza di ciò che faccio?

    • In cosa sono bravo? In cosa no? Quali sono i miei più grandi fallimenti?

    • Quali sono i miei problemi? Come si riflettono questi problemi nella relazione con gli altri?

    • Come si riflettono i miei problemi sulla mia salute?

    • Perché lavoro per questo datore di lavoro?

    • Come sono io sul lavoro?

    • Cosa ho fatto sino ad ora e che cosa ho ottenuto?

    • Cosa è difficile per me lasciar andare nella sfera privata, professionale e sociale?

    • Quale contributo sociale posso essere?

    • Come posso servire l’umanità?

    • Che contributo posso essere io per la mia azienda?

    • Chi sono i miei motivatori sul lavoro?

    • Chi sono i miei mentori sul lavoro?

    • A quale lavoro aspiro? Quali sono i miei desideri? Quali sono le mie preoccupazioni? I miei obiettivi?

    • Che cosa succede nel mio lavoro, nella mia famiglia, nella mia relazione, nei mei guadagni e con le altre persone?

    • Perché sono attivo in un certo club?

    • Tutto quanto detto sino ad ora sarà ancora uguale fra dieci anni?

Tutte queste domande non vanno fatte da soli, meglio farsi seguire. Perché il confronto porta a inaspettate soluzioni, da cui partire per definire il proprio Personal Brand, cucito su misura sui nostri talenti, desideri, inclinazioni e, perché no, fallimenti, paure e debolezze. Mettendo in moto il pensiero  il quale, seguendo il superfamoso “The Secret”  e la sua “Legge dell’Attrazione”, è in grado di creare per noi la giusta realtà.

Twitter: come misurare i risultati

Twitter in Italia conta circa 3,8 milioni di visitatori mensili (dati Audiweb/Nielsen di gennaio 2013). La sua crescita è lenta, ma il clamore mediatico sta spingendo molte aziende a sperimentarne l’utilizzo.

Ho appena letto questo articolo di Vincenzo Cosenza: “Le cinque metriche più importanti per migliorare le performance su Twitter“.

Vorrei condividerlo con tutti voi, perché trovo molto interessante e utile il suo discorso sulla necessità di un’azienda di gestire la propria presenza sui social misurando i risultati.

Date un’occhiata, troverete alcune indicazioni sulle spie più interessanti da considerare per valutare le proprie performance su Twitter.

Criteri per un Personal Branding efficace

Torno a scrivere due parole sul Personal Branding, che  non è una tecnica per trovare lavoro in rete. O meglio, lo è nella misura in cui, individuato il proprio core value,  lo si usa per compilare  i propri profili social e la comunicazione  digitale esprimendo il proprio sé più autentico e i propri valori al mondo.  Rischiando così di andare a fare il lavoro per cui si è nati.

Un piccolo elenco di “perle di saggezza” da leggere e conservare.

1. Autenticità. Essere il tuo brand. Tu sei il CEO della tua vita. Il tuo brand deve essere costruito sulla tua vera personalità. Deve riflettere il tuo carattere, valori, visione e comportamento. Dovrebbe essere allineato con la tua Ambizione Personale.

2. Integrità. Devi aderire al comportamento morale e comportamentale della tua Ambizione Personale.

3. Consistenza. Devi essere consistente nel tuo comportamento. Questo significa avere coraggio. Gli altri possono contare su di te? Fai sempre le cose allo stesso modo? Un esempio? L’ovetto Kinder è sempre uguale. La Nutella è sempre uguale.

4. Specializzazione. Focalizzati su di un’area di specializzazione. Sii “choosy” e quello che sai fare imparalo sempre meglio. Cerca di essere preciso su di un aspetto unico, un solo talento. Essere generalista non ti porta da nessuna parte, genera confusione in chi ti ha di fronte.

5. Autorevolezza. Devi essere percepito come un vero specialista del tuo settore. Solo tu puoi fare certe cose e le puoi fare in quel modo.

6. Distinzione. Distinguiti per il tuo claim. Deve essere espresso in maniera tale da risultare unico e ben riconoscibile e, soprattutto, ben comprensibile. “Dove c’è Barilla c’è casa”. Più chiaro di così!

7. Rilevante. Ciò che tu affermi deve metterti in connessione con ciò che il tuo target di riferimento considera importante.

8Visibilità. Deve essere trasmesso e trasmesso e trasmesso, continuamente e ripetutamente, fino a che rimane impresso nella mente.

9. Persistenza. Il tuo brand ha bisogno di tempo per crescere. Deve essere sviluppato organicamente. Devi essere resiliente, non mollare. Grandi brand come Tiger Woods, Oprah, Madonna o, per restare in Italia, Luciana Littizzetto o Gramellini, hanno impiegato anni prima di diventare ciò che sono.

10. Benevolenza. Le persone fanno affari con chi trovano simpatico. Il tuo Personal Brand produrrà risultati migliori e durerà più a lungo se vieni percepito in  maniera positiva. Bill Gates, da quando ha aperto la sua fondazione, è certamente percepito come un grande benefattore.

11. Performance. La performance è importante. Se non cresci e non migliori continuamente, sviluppare un Personal Brand non serve a un bel niente.*

*Liberamente tratto da “Authentic Personal Branding” di Hubert K. Rampersad.