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Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Materre, un film collettivo.

Rete Cinema Basilicata, il network dei professionisti e delle imprese cinematografiche della Basilicata, è uno dei 27 project leader selezionati dalla Fondazione Matera-Basilicata2019 per la realizzazione del progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 “MaTerre, Cantiere Cinepoetico Euromediterraneo”.

Matera Capitale Europea della Cultura 2019
Innamoratidellacultura per Matera2019. Progetto Materre.

Questo progetto culturale è  finalizzato alla produzione di un film di poesia innovativo in realtà immersiva a 360° . Il film è il punto finale del progetto perchè il nucleo dell’idea creativa si svilupperà    all’interno di un workshop che si terrà a Matera dal 18 aprile 2019 al 2 maggio 2019.

 

Di che cosa si tratta? 

Il workshop è stato pensato come evento esperienziale.   5 filmakers dell’ area euromediterranea (senza alcun limite di età) esperti in  tecniche di ripresa e post-produzione di film in realtà immersiva a 360° verranno ospitati e, durante la residenza, produrranno idee da restituire come parte del film. partendo da un tema di riflessione comune,

Il reportage degli innamoratidellacultura nell calendario eventi di Matera Capitale Europea della Culura 2019. Progetto Materre.
Il reportage degli innamoratidellacultura nell calendario eventi di Matera Capitale Europea della Culura 2019. Progetto Materre.

Ognuno dei  filmaker, infatti, utilizzando come base la lla poesia “La Mia Bella Patria” di Rocco Scotellaro, dovrà lavorare assieme a uno dei 5 poeti invitati al workshop  ed arrivare quindi a  produrre un episodio di circa 15 minuti del film collettivo. Il concetto è molto simile al gioco delle storie fantastiche che si faceva a scuola per creare svolgimenti narrativi e finali incredibili.

Da quanto posso interpretare, la  produzione di ogni episodio dovrà essere frutto dell’interazione tra i filmaker,  i poeti invitati a cui si aggiungerà la partecipazione della comunità locale materana, in un processo esplorativo di poesia,  luce, suono e  paesaggio della città.

L’elemento clou del workshop esperienziale che aggiunge valore e contenuto sarà il confronto che partecipanti potranno avere con alcuni prestigiosi mentori ospiti  provenienti dai settori  della poesia, del cinema, del diritto e dell’antropologia.

Cinema e poesia
Cinema e poesia in un progetto di condivisione creativa che nasce dal basso: Materre di Rete Cinema Basilicata

Infine, i filmmaker e i poeti invitati, con la supervisione dei Direttori Artistici e del coinvolgimento  degli abitanti di Matera, realizzeranno un film partecipato lavorando al primo esperimento filmico di con-cittadinanza attiva.

Tutto l’intero progetto sarà crossmediale cioè  prevederà ampio uso di tecnologie e strumenti digitali sia in fase di produzione che di diffusione evitando ogni spreco e puntando al riuso, alla condivisione, alla sostenibilità ambientale ed energetica.

Il film realizzato, verrà  presentato in anteprima mondiale a Matera nel mese di settembre 2019.

Workshop esperienziale per Materre
Cinema e poesia in un progetto di condivisione creativa che nasce dal basso: Materre a

Dopo questa data   “Materre”   verrà  fatto circuitare in tutta la rete internazionale dei partner di progetto.

L’opera avrà una licenza Creative Commons, rilasciata sul web e sarà proprietà del patrimonio culturale generato da Matera2019.

redazione www.innamoratidellacultura.it

contatti progetti@innamoratidellacultura.it

 

Innamoratidellacultura per Materre
Cinema, poesia e cittadinanza attiva in un progetto di condivisione creativa che nasce dal basso: Materre di Rete Cinema Basilicata

 

 

Matera Capitale Europea della Cultura. Atlante delle Emozioni delle Città.

Nell’ambito del ricco programma culturale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, emerge per la sua caratteristica di non convenzionalità “l’Atlante delle Emozioni delle Città”.

Il progetto, ideato dall’Associazione Teatro dei Sassi, propone una  visita delle città attraverso l’utilizzo  di una Mappa Emozionale realizzata raccogliendo le memorie e i racconti degli abitanti e, via via, degli stessi visitatori.

Atlante delle emozioni delle città” è un progetto culturale ,coprodotto insieme alla Fondazione Matera – Basilicata 2019 , individua Matera come città dove sperimentare per la prima volta questa  modalità di ascolto e valutazione del “sentiment” delle persone. Nell’era della disintermediazione e del digitale si tratta sicuramente di una modalità di contatto con le  persone veramente nuovo.

Come è stato impostato lo studio?

A Matera, più di 300 abitanti ( selezionati in tutte le fasce di età ed estrazione sociale) nei mesi scorsi hanno elaborato la propria “mappa emozionale”, segnando su una cartina della città, e raccontando a parole, i luoghi dove sono accaduti avvenimenti personali particolarmente significativi nella propria esistenza.

L’insieme di tutte le mappe, dopo un lavoro di selezione e trasformazione artistica, andrà a comporre una  Mappa emozionale definita ‘madre’. Questo primo capitolo dell’Atlante, denominato “La secretissima camera de lo core” sarà quindi un allestimento interattivo formato da memorie e da racconti.

I Sette dolori

“La secretissima camera de lo core” diventerà un luogo dove gli spettatori in visita potranno sperimentare questa nuova modalità di visitazione della città, più verticale e immersiva, grazie allo scambio con gli abitanti e ad un percorso narrativo e performativo.

Il direttore artistico dell’Associazione Teatro dei Sassi, Massimo Lanzetta ha dichiarato: “Si può cogliere la verità di un luogo solo intessendo una relazione con coloro che in diversi modi la vivono. I racconti segreti degli abitanti delle città sono la scintilla che illumina i luoghi. Con questa vivida luce intendiamo illuminare il terzo piano della Biblioteca Provinciale di Matera, dove allestiremo la Secretissima camera de lo core“.

Il progetto, in modalità differenti, proseguirà anche dopo il 2019 mantenendo la sua struttura basata su segreti, memorie e emozioni componendo una “realtà aumentata” della città, alla cui costruzione e ampliamento contribuiscono e attingono sia i visitatori che gli stessi abitanti.

Presentazione del progetto

Il direttore della Fondazione Matera Basilicata, il torinese Paolo Verri ha dichiarato: “Da sempre con Matera 2019 abbiamo impostato il racconto della città basato sulle persone. La sfida di Matera 2019  è far diventare ciascun abitante protagonista, senza pensare che ci sia bisogno obbligatoriamente di un’istituzione, o più generalmente delle risorse pubbliche, per migliorare la realtà. In questi anni, la Fondazione ha cercato di costruire questa rete di persone che, dopo il 2019, dovrà avere la capacità di lavorare insieme per rendere la Città autonoma. La scelta di questo progetto nasce perché mette in luce la capacità di raccontare le cose attraverso la soggettività, l’individuo, le emozioni creando una grande storia collettiva. Arricchire l’ambito locale attraverso la narrazione e non creare distanza tra gli abitanti culturali e gli abitanti temporali sono due valori straordinaria del progetto. Ringrazio il Teatro dei Sassi e i cittadini per il lavoro svolto. Apprezzo molto che l’Atlante delle emozioni delle città inizi il suo viaggio da Matera, ma l’Atlante può essere costruito in qualsiasi altra città perché, come sosteniamo noi di Matera 2019, gli archivi sono deposito di oro contante della nostra memoria che devono servire a ravvivare la nostra cultura.” 

La manager culturale dell’evento “Matera Capitale Europea della Cultura” Arianne Bieou sottolinea che questo progetto culturale, per il suo carattere innovativo e co-creativo ” rientra nel  cluster della Poetica della Vergogna. Nel caso di Matera 2019, la vergogna è un valore perchè oggi può essere bellezza, emozione, riscatto: è un tema fondamentale per il 2019 e per la nostra programmazione e, in questo contesto, l’Atlante delle emozioni delle città, per la sua durata e la sua forma, assume un ruolo importante. La caparbietà dell’Associazione Teatro dei Sassi nel creare una comunità, raccogliendo memorie, segreti, racconti è molto apprezzata da noi”.

Quando sarà possibile visitare la “Secretissima Camera de lo core”?

‘La secretissima camera de lo core’, che sarà visitabile da marzo a luglio 2019, sarà allestita presso la Biblioteca Provinciale di Matera grazie all’appoggio e accoglienza  da parte della Provincia di Matera, nella persona del Presidente De Giacomo e della consigliera alla cultura Anna Maria Amenta. I  dipendenti della struttura sono entusiasti e certamente collaboreranno con grande entusiasmo.

“La convenzione con il Teatro dei Sassi, associazione culturale storica della città, a cui è stata data la possibilità di usufruire, per la durata del progetto, di alcuni spazi al 3° piano della biblioteca, – ha evidenziato il presidente della Provincia di Matera, Francesco De Giacomo – è una buona pratica di collaborazione tra le istituzioni e il mondo associativo. Una  collaborazione che ha anche la forte valenza di avvicinare sempre più persone alla Biblioteca Stigliani attraverso i processi inclusivi e partecipativi che il Teatro dei Sassi sta già praticando e mediante la visita pubblica dell’istallazione prevista nel 2019 nei luoghi assegnati al terzo piano”. 

Che cosa c’entra Alessandro Baricco con Matera?

Atlante delle emozioni delle città ha attivato una collaborazione con la Scuola  Holden di Torino e, in particolare, con il suo fondatore, lo scrittore Alessandro Baricco , con l’artista visivo  Stefano Faravelli, la coreografa-danzatrice Heike Hennig di Lipsia e lo scenografo e artigiano della luce Paolo Baroni.

“La Scuola Holden prende parte al progetto inviando a Matera una squadra composta da quattro studenti diplomati i quali, per  tre settimane, rimarranno in costante contatto con la realtà cittadina e con la sensibilità dei suoi abitanti. Il loro compito sarà quello di  leggere, selezionare e organizzare i materiali dei mappatori raccolti dal Teatro dei Sassi.

Questo lavoro verra restituito  in una mostra che nel 2019 racconta la città di Matera nella forma di una grande mappa. Durante il processo di spoglio e di lettura delle mappe, la squadra della Scuola Holden individuerà alcuni nuclei narrativi forti che verranno quindi tradotti in quindici racconti, dopo aver letto i quali lo scrittore Alessandro Baricco narrerà la sua visione di Matera.

Ed è proprio a partire da queste storie  che, nel 2020, il Teatro dei Sassi costruisce un itinerario emotivo della città”.

Vi abbiamo incuriositi? L’anno della Cultura inaugurerà a Matera il 19 gennaio 2019. Affrettatevi a prendere un biglietto e un posto per dormire!

Emanuela Negro-Ferrero  www.innamoratidellacultura.it

Storie di comunità in… una scatola di latta!

Riscoprire la comunità attraverso la poesia, la memoria e  la cultura locale.

E’ proprio vero. Per andare avanti occorre guardare indietro. Per dare nuova forma al nostro futuro dobbiamo guardare al nostro passato. O, meglio ancora, dentro ad una scatola di latta.

La storia che vi raccontiamo prende il via da una domanda: come contribuire allo sviluppo del proprio territorio all’indomani di una laurea in Scienze per la cooperazione e lo sviluppo? 

A interrogarsi è Gianluca Palma, che si definisce il custode sociale di una scatola molto particolare, uno scrigno di beni comuni, raccolti come fiori con riguardo e cura, camminando per le vie dei paesi del sud della Puglia. Con uno statuto per la costituzione di un’Associazione di Promozione Sociale, scritto ma lasciato in un cassetto, la Scatola di latta è formata da un gruppo spontaneo di persone, che opera da tre anni principalmente sul territorio della provincia di Lecce, rivolgendo però lo sguardo a tutto il meridione.

La Scatola di latta nasce con l’intento di promuovere occasioni di conoscenza e di coinvolgimento delle comunità locali, attraverso passeggiate esplorative spontanee e incontri di convivialità, con un chiaro invito a scoprire la bellezza, promuovendo un’educazione estetica e poetica per tutti. Passeggiate itineranti per paesi e paesini, tra paesani e con i paesani, per abilitare i cittadini alla partecipazione culturale a sostegno della valorizzazione diffusa dei patrimoni locali esistenti.

Succede nel Basso Salento. Passeggiare per concedersi di curare lo sguardo, per scoperchiare prima di custodire, passeggiare per spiare dietro un balcone, per accorgersi di un dettaglio architettonico forse mai davvero guardato. Passeggiare perché chissà chi viene stasera, chissà chi spontaneamente leggerà una sua poesia, chi metterà a disposizione la sua arte, chi rivelerà i segreti del suo antico mestiere. Passeggiare insieme per ascoltare la spontanea declamazione di un verso del paesologo Franco Arminio o per stupirsi, perché accanto ad un noto poeta come Vittorio Bodini, c’è uno scrittore locale ancora da scoprire e da svelare.

 

Storie di ordinaria resilienza.

Passeggiate spontanee che richiedono l’avanscoperta e lo scouting di un gruppo più ristretto di volontari che svolgono un’attività di promozione e di valorizzazione del capitale sociale, culturale, umano sui territori.

Sono già sessanta i paesi salentini per ora in custodia sociale nella scatola, che si avvia verso il raggiungimento del numero complessivo di paesi battuti a piedi nella provincia leccese, senza tralasciare alcune esperienze realizzate fuori dalla provincia, come anche in Molise e in Basilicata, con la prospettiva futura di esportare le storie per condividerle con un pubblico più ampio.

Passeggiate spontanee, ma anche inedite e irripetibili, perché difficilmente si ritorna nello stesso paese e, quando accade, il ritorno comporta l’attivazione di altre energie e competenze ad arricchire nuovi sguardi, nuove sinergie e nuove scoperte.

Comunità erranti di persone si ritrovano spontaneamente a passeggiare per conoscere e conoscersi, per ascoltare e ascoltarsi, per raccontare e raccontarsi di storie di erranza ma anche di restanza.

Storie di ordinaria resilienza e di straordinario amore, proprio come il titolo di uno degli incontri conviviali organizzati, che si articola in più appuntamenti attorno a storie che raccontano comunità resilienti e generative. Come la storia di due coniugi ottantenni, che si avvicinano alla chiusura della loro attività commerciale in un piccolo paese del sud e, che saranno protagonisti di uno dei prossimi incontri calendarizzati. Questo è riscoprire il valore della comunità!

Storie di beni comuni materiali e immateriali, tangibili e intangibili, manifesti e nascosti, di difficile censimento. Storie di grande ricchezza e valore sociale, particolarmente meritevoli di essere ri-conosciute, preservate e custodite gelosamente per salvaguardarne la memoria. Storie che assicurano nuove immersioni nell’immaginario e che, in una immensa rete di scambi, innescano processi creativi che rimodulano il rapporto delle comunità con il territorio di appartenenza.

Gianluca e i suoi amici non sono guide turistiche nel senso tradizionalmente inteso, ma praticano invasioni dolci per realizzare ponti e contaminazioni fra contesti, organizzazioni e persone diverse e, quindi, per sviluppare quel capitale sociale che rafforza e crea i legami nelle comunità.

Presso Tuglie

Gli incontri e gli eventi della Scatola di latta sono totalmente in forma gratuita, con l’azione propositiva, estranea alla logica dei bandi e dei finanziamenti, di “sperimentare una forma alternativa non istituzionalizzata” di coinvolgimento delle comunità offline e online, favorendo processi partecipativi e stimolando sul territorio il networking fra gli attori delle comunità.
Si cerca, da un lato, di rammendare, nel senso di riallacciare le risorse e le competenze di cui è ricco il territorio per ricucire relazioni di fiducia e di reciprocità, permettendo quel baratto culturale tra persone che mettono a disposizione i propri saperi, conoscenze e arti; dall’altro di facilitare connessioni e opportunità per progettualità d’azione con altri attori sui territori. Un lavoro di tessitura di relazioni, che partendo dalla costruzione stessa della comunità ne promuove la capacitazione. Memoria e identità di paesi, paesini e paesani, custodite gelosamente in una scatola di latta: beni comuni di cui occuparsi per una responsabile maturità civile e sociale.
Ci sono tutte le componenti per una infrastrutturazione culturale tra territori e comunità.

 

A questo link la pagina Facebook del progetto.

Mentre a questo link potrete visitare ed iscrivervi al blog.

Vuoi contattare la “Scatola di latta”?

scatoladilatta2014@gmail.com  –  cell. 3395920051

Redazione  #innamoratidellacultura     

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Matera Capitale Europea della Cultura 2019.Padiglioni Invisibili.

Continua l’esplorazione nel programma culturale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.  Molte persone si stanno certamente chiedendo di cosa si tratta nel dettaglio ma, ipotizzo, che sia  ormai chiaro che sarà un appuntamento durante il quale saranno proposti progetti ed eventi culturali a stampo europeo.

Una città, per ottenere la nomina di “Capitale Europea della Cultura” deve redigere un  dossier di candidatura rispettando alcuni parametri richiesti e cercando di proporre un evento i cui risultati possano durare ben oltre l’anno fatidico.

La novità che ha permesso a Matera di vincere l’ambita nomina è stata la decisione che la Fondazione Matera-Basilicata 2019 ha preso di far produrre il 50% del programma culturale interamente in Basilicata.

Nel mese di giugno 2017 sono state pre-selezionate associazioni e reti di associazioni lucane con l’obiettivo, una volta selezionati i soggetti e ii progetti più interessanti,  di   far intraprendere loro un processo di formazione e crescita professionale incentrato sulla progettazione culturale a scala europea.

Matera sotterranea. Piazze, vicoli, ponti, cisterne d’acqua, magazzini e chiese.

La selezione finale ha portato ad un risultato di 27 realtà culturali impegnate a produrre 24 progetti made in Lucania.

Una di queste realtà è la Fondazione SouthHeritage, scelta come project leader del progetto Padiglioni invisibili (espressione di Utopie e Distopie, uno dei 5 temi portanti di Matera 2019), che si focalizzerà sulle architetture ipogee, in partnership con il Politecnico di Milano e verrà sviluppato coinvolgimendo artisti che faranno della relazione con il pubblico il centro delle loro produzioni.

In concreto, Padiglioni Invisibili nasce con l’intento di promuovere la riflessione sulla responsabilità dell’architettura e della ricerca artistica nello spazio urbano e rurale.

I “padiglioni” , che sono stati commissionati ad architetti e ad artisti riconosciuti in ambito internazionale per le loro ricerche e pratiche afferenti i concetti dello spazio scavato e ipogeo, saranno pensati come apporti di differenti visioni tutte aventi come denominatore comune i temi dell’indeterminato e del non risolto, intesi come condizione di creazione e rigenerazione.

 Padiglioni Invisibili è affiancato nel suo processo di sviluppo dal programma denominato “Shaping Pavilions 2018-2019”, un progetto che si dispiega nell’arco di due anni e che si sviluppa attraverso una serie di attività svolte da gruppi di ricerca nazionali e internazionali coordinati dal filosofo Philippe Nys (membro dei gruppi di ricerca EA 4010 Art des Images et Art Contemporain e AMP- Architettura Milieu Paysage) e da attività aperte al pubblico, come laboratori, seminari, incontri, mostre, attività di approfondimento e produzione di pubblicazioni e report.

Che cos’è un Ipogeo?

Wikipedia riporta questa definizione: “Un ipogeo (hypógheios) è una costruzione sotterranea di interesse storico e antropologico, realizzata interamente dall’uomo o come riadattamento di cavità naturali. Gli ipogei sono studiati dalla speleologia in cavità artificiali (già speleologia urbana).

Il Palombaro sotto a Piazza Vittorio Veneto è una dele molte cisterne che servivano per conservare le acque piovane e preservare dalla siccità

Alla  Matera che tutti conoscono si aggiunge una  Matera sotterranea ricchissima di ipogei con una  superficie  che raggiunge circa 5000 metri quadri e racconta la storia antica della città.

Materasum” è un complesso ipogeo di milleduecento metri quadri situato nel cuore della città  con un’altezza che arriva fino a dodici metri sotto il livello stradale.

Il complesso  raggruppa al suo interno luoghi dal notevole valore storico, riscoperti e resi fruibili recentemente. Qui troviamo i magazzini dei nobili materani  Malvezzi, in quella che un tempo era l’estrema periferia della città in direzione Bari  posizione quindi strategica ma anche luoghi di culto e spazi per il mercato.

Sotto alla piazza Vittorio Veneto, oltre al Palombaro Lungo ed alla chiesa rupestre del Santo Spirito (posta sotto la più recente chiesa di Materdomini), si allungano  altri ipogei riuniti in quello che viene definito “Il vicinato del fondaco di mezzo“.

Si tratta per lo più di cantine ed altri locali un tempo adibiti ad uso commerciale, che rappresentano le ultime propaggini dei Rioni Sassi sul “Piano“.

I Sassi di Matera sono costruiti in diagonale e possono avere tre piani

Le cisterne non sono l’unico esempio di come i materani abbiamo utilizzato   le viscere della terra.

Le tipiche abitazioni dei Sassi  si sviluppano secondo una linea obliqua (solitamente su tre livelli di cui l’ultimo adibito a deposito, cantina o dormitorio per gli animali).

Una grotta dei Sassi può raggiungere anche un dislivello di dieci metri tra l’inizio e la sua fine.

Questo modo di costruire  permette, nella stagione invernale ai raggi solari di raggiungere tutta l’abitazione, fino all’ultimo livello, ottenendo una maggior luminosità degli ambienti e, quindi, complessivamente più calore.

In estate, invece, la tipica abitazione dei Sassi essendo scavata nel tufo è fresca in quanto (oltre alle caratteristiche proprie del tufo) il sole è alto ed i raggi non penetrano in maniera diretta nella grotta.

I materiali derivati dallo scavo in profondità venivano utilizzati  successivamente per edificare l’ingresso dell’abitazione, dando vita ai cosiddetti “Lamioni” (con la tipica volta a botte o a cupola  a sinistra).

Le chiese rupestri a Matera sono scavate nel tufo e raccontano storie antiche attraverso iscrizioni e pitture

Questa Matera sotterranea e segreta è visitabile? Una parte si e molte altre purtroppo no. Esiste infatti un problema di accessibilità che rende questo bene attualmente non fruibile a tutti.

Sarà possibile farlo per l’anno di Matera Capitale Europea della Cultura? Certamente si, seguiamo “Padiglioni Invisibili” e il suo eccellente programma culturale per Matera Capitale Europea della Cultura 2019.

 

Emanuela Negro-Ferrero       www.innamoratidellacultura.it

Matera Capitale Europea della Cultura 2019. La città silente. Suoni del futuro remoto.

Inizia oggi con “LA CITTA’ SILENTE. SUONI DEL FUTURO REMOTO”  il nostro viaggio alla scoperta dei 27 progetti selezionati  nell’ambito delle attività coprodotte dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019 per il programma di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.

Questo progetto è proposto dall’Associazione culturale no profit “ Onyx Jazz Club”  che dal  1985 promuove a Matera la cultura musicale jazzistica.

Onyx è una realtà molto nota sia a livello sia locale che nazionale e si muove con successo in tre aree principali.

  • Ambiente, Tradizioni e Turismoavviato nei primi anni novanta con l’organizzazione degli Itinerari Culturali ed il Venerdincontro;
  • Fotografiacon il concorso fotografico Fotogezziamoci;
  • Didattico la scuola di musica organizza da quindici anni corsi di musica e di educazione musicale classica, moderna e jazz e cura progetti con le scuole.

Per comprendere  l’altissimo livello culturale di questa associazione che sicuramente rappresenta uno dei tanti casi di eccellenza italiana leggiamo sul sito ufficiale http://www.onyxjazzclub.it che “dal 1991 al 1994 l’Onyx ha collaborato con l’Associazione Zétema di Matera per la realizzazione del progetto ZETEMA MUSICA, il primo corso italiano di formazione per Orchestra Jazz affidato alla direzione dei musicisti-direttori Bruno Tommaso e Ettore Fioravanti. L’operazione ha costituito un’esperienza di straordinario valore e di significativa originalità nel contesto dell’Italia meridionale, suscitando vasto interesse (con richieste di partecipazione provenienti anche da regioni settentrionali) e realizzando un vero e proprio circuito culturale, punto di riferimento per tutti gli operatori musicali del Mezzogiorno d’Italia e luogo di produzione e ascolto tra i più qualificati e ricercati”.

Onyx è nota per soprattutto per promuovere e organizzare “GEZZIAMOCI. Festival Internazionale di Basilicata” giunto nel 2018 alla sua 31° edizione e considerato a buon titolo una delle principali manifestazioni nazionali in questo ambito soprattutto  per il livello altissimo degli artisti ospitati (solo per citarne alcuni, Steve Lacy, Massimo Urbani, Enrico Rava, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Tiziana Ghiglioni, Lee Konitz, Billy Cobham, Ettore Fioravanti, Nicola Arigliano, John Scofield, ecc.) che per le location straordinarie in cui si svolge l’evento.

Dal 1998 la manifestazione ha scelto di spostarsi  dagli spazi chiusi dei teatri e dei club agli spazi aperti dei Sassi e del Parco della Murgia Materana con la chiara intenzione di unire la passione per la musica con l’amore per il territorio.

I concerti vengono proposti in forma itinerante nelle chiese rupestri, nelle piazze storiche, all’interno di chiostri e per le strade di Matera e dei comuni della Basilicata interessati a ospitare l’evento.

Nel corso degli anni Onyx ha costruito attorno a sé una rete culturale in grado di coinvolgere realtà musicali locali e sostenendo allo stesso tempo un’azione di promozione turistica del territorio.

Onyx in tempi non sospetti ha attivato un sistema di alimentazione della propria etichetta discografica  attraverso un “azionariato popolare” molto simile al #crowdfunding.

L’idea di creare un “Club dei Produttori”  cioè una rete di sottoscrittori che contribuisce alla produzione del cd anticipando la propria quota di adesione ha permesso all’associazione di costruire un canale alternativo di distribuzione che permette l’abbattimento dei costi di produzione.

La città silente. Suoni del futuro remoto.

Per il programma culturale dell’evento Matera Capitale della Cultura 2019, Onyx propone “La città silente. Suoni del futuro remoto”,  un progetto crossdisciplinare rivolto alla ricerca e alla produzione musicale d’avanguardia con l’intenzione di raccontare il territorio attraverso i suoni.  In questo campo espressivo, l’attività creativa e culturale  è indirizzata a comprendere diversi linguaggi, dalla musica, all’installazione sonora, dalla performance dal vivo, ai lavori di field recording e di sound scaping.

Il percorso esplorativo verrà rimesso alla collettività come un concerto per “Partitura e Suoni Naturali”, eseguito dal Collettivo Onyx, un ensemble di musicisti lucani e pugliesi, diretto dal compositore statunitense Joe Johnson e una sezione ritmica, diretta dal musicista Rino Locantore e dal quintetto di Paolo Fresu.

Le prove di “Suoni del futuro remoto” iniziate nella primavera del 2018, sono state eseguite nel corso dell’estate per “collaudare” i luoghi e la tappa finale del progetto è fissata al 28 settembre 2019 .

Come vengono mappati i suoni e chi se ne occupa?

Per realizzare il progetto l’acustica dei luoghi viene studiata dagli studenti della facoltà di Architettura dell’università di Hannover e Basilicata.

Le performance musicali sono state  “campionate” e i suoni risultanti diventeranno delle partiture d’orchestra nelle mani di Joe Johnson.

L’intento di “Suoni del futuro remoto” è sia quello di creare una mappatura dei suoni tipici di Matera e  dimostrare che la promozione del territorio non è solo visiva ma, anche e soprattutto acustica. L’interesse dello studio si focalizza su tutto ciò che la città emette e come questi suoni si adattano ai luoghi.

La prima performance ha visto la pianista giapponese Ayumi Takana   dialogare con l’acustica di Palazzo Lanfranchi e quindi con le campane, le rondini, i falchi grillai.

Tutto questo lavoro di mappatura e di catalogazione dei suoni tipici del territorio porterà Onyx a restituire una nuova consapevolezza artistica e culturale perché “il paesaggio si può ascoltare ed essere trasformato in musica”.

 

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Colorando le note. Quando il crowdfunding è tutto un programma.

La raccolta fondi per il l’Orchestra Polledro continua la sua corsa sulla nostra piattaforma al link  https://innamoratidellacultura.it/projects/colorando-le-note/

Il 9 settembre al Circolo dei Lettori di Torino è stata presentata in grande spolvero il programma concertistico per l’anno 2018/2019.

La nuova Stagione dal titolo emblematico “NELL’ARMONIA DELLE DIFFERENZE” prevede  l’esecuzione di composizioni di J.C.Bach, Bartok, Brahms, Brusa, Elgar, Farrenc, Janáček, Mendelsshon e Mozart. Il proposito è quello di stimolare un viaggio espressivo nel settore della creatività musicale e, soprattutto di  condurre verso il  successo la  campagna di crowdfunding che terminerà a dicembre.

I fondi per sostenere l’importante  attività di un’ orchestra non bastano mai. Il programma proposto dalla Polledro prevede anche un fitto calendario di eventi e incontri in appoggio alla campagna di raccolta fondi.

Perché se è  vero che mettere il progetto su una piattaforma aiuta a espandere  le notizie più velocemente sui canali digitali, è anche vero che il denaro arriva quando  le persone si incontrano, cuore a cuore. Quale occasione migliore di un evento?

Il crowdfunding si basa su concetti come la fiducia, la condivisione e l’amore. Del progettista per la sua idea e dei donatori per il progettista e la sua idea.

Sembra semplice ma riuscire a trasmettere alle persone concetti così intangibili  non lo è affatto.

Ecco perché da quest’anno la progettualità dell’Orchestra si apre a connubi con realtà istituzionali come il Salone Internazionale del Libro, ContemporaryArt Torino Piemonte, Circuito SBAM Piemonte e Biennale PaesaggioZero per implementare lo scambio dei linguaggi tra musica colta e pittura, fotografia, design, natura, storia, letteratura, architettura e territorio.

Inoltre l’Ente progetta collaborazioni con Soggetti di primario livello come l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Tespi/Conservatorio di Torino, Politecnico di Torino, Archivio Storico Città di Torino, Archivio privato Riccardo Moncalvo e associazioni di territorio come Giglio Onlus e La Natura Torna ad Arte. L’affiliazione a FITEL è di recentissima acquisizione. La Stagione gode dei Patrocini istituzionali Città di Torino e Regione Piemonte.

 

LA PROGRAMMAZIONE

Si inizia con i Concerti a partire da mercoledì 10 ottobre, nell’ambito dell’Anno Europeo del Patrimonio con MIBACT e Città di Torino, con una serata ispirata all’accessibilità dei nostri patrimoni culturali – tangibili e intangibili – in occasione dell’inaugurazione della Stagione Concertistica “NELL’ARMONIA DELLE DIFFERENZE” dell’Orchestra da Camera “G.B. Polledro” diretta da Federico Bisio, che si terrà presso il Conservatorio di Torino.

Il tema della Stagione si ispira alle proporzioni armoniche che esistono in musica, natura e architettura. Da sempre infatti l’uomo è attratto dalla regolarità e dai rapporti simmetrici. Ma la simmetria non potrebbe esistere senza a-simmetria che, come il buio e la luce, conferiscono libertà perfetta all’armonia delle differenze. L’appuntamento tra musica e arti propone la Sinfonia in Re mag. op. 18/6 di J.C. Bach, il Concerto per corno n. 2 in Mi bemolle mag., K.417 di W.A. Mozart – con il Solista Stefano Fracchia al Corno – e la Serenata in Re mag. n. 1 op. 11 di J.Brahms. Durante l’esecuzione musicale in collaborazione con la sezione TESPI del Conservatorio e a regia di Mattia Bena, una proiezione sulla cupola dell’auditorium dedicata alle architetture armoniche, paesaggi e creature naturali selezionate in collaborazione con Archivio Storico di Torino, Archivio privato Riccardo Moncalvo, Collezione Haeckel di G.Guerreri e le fotografie di paesaggio courtesy La Natura Torna ad Arte.

Precede il concerto, alle ore 18, la visita gratuita alla Galleria degli Strumenti d’epoca del Conservatorio “Giuseppe Verdi”, in collaborazione con l’Ente stesso e sotto la guida della curatrice Francesca Odling. L’appuntamento tra musica e arti visive ispirate a natura, architettura e territorioviene anche proposto a conclusione del convegno promosso da Biennale PaesaggioZero 2018 – VI° edizione presso Palazzo Lascaris “PAYSAGE TVB” organizzato da Politecnico di Torino DIST, Osservatorio del Paesaggio dei Parchi del Po e della collina torinese, Ente di gestione delle aree protette del Po torinese.

Circa un mese dopo, sabato 3 novembre, nell’ambito della Notte Bianca delle Arti Contemporanee Città di Torino, l’Orchestra G.B. Polledro prosegue nella sua tematica di armonia nelle differenze con l’unione tra musica classica e arte contemporanea. Dalle ore 18 l’evento di apre con un pre-concerto davvero unico.

Grazie all’artista Francesco Preverino – un veterano dell’arte visiva noto in tutto il mondo e con opere esposte a New York e a Shanghai – il Foyer del Teatro Vittoria ospiterà in esposizione temporanea alcune opere presentate appositamente dal pittore torinese, con una esclusiva esposizione delle sue carte dipinte in occasione del live painting del 19 maggio scorso nell’ambito del concerto di chiusura della Stagione precedente. Il progetto “Colorando Le Note” si abbina alla campagna di raccolta fondi dell’Orchestra Polledro. Un’iniziativa nata per coinvolgere il pubblico e sostenere con donazioni le attività speciali dell’ente stesso. Seguirà a palco alle ore 21 l’esecuzione del Concerto con l’organico orchestrale diretto dal M° Federico Bisio, su musiche di Edvard Elgar, Introduzione e allegro per quartetto d’archi e orchestra d’archi op. 47 con il Quartetto Res e i Solisti Tommaso Belli e Vittorio Sebeglia al violino, Ruggero Mastrolorenzi alla viola e Filippo Tortia al violoncello; seguono Bela Bartok, Divertimento per archi Sz. 113 e Leoš Janáček, Suite per orchestra d’archi.

A dicembre l’Orchestra Polledro si impegna a celebrare il Natale presso varie sedi con la “Gran Partita”, la nota Serenata per fiati n. 10 in Si bemolle maggiore, K1 361 (K6 370a) di Wolfgang Amadeus Mozart. Si inizia il 13 dicembre in occasione di un evento ad inviti presso la Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino.

Si riprende poi venerdì 8 marzo 2019 in occasione della Giornata Mondiale della Donna presso il Teatro Vittoria di Torino, con una emozionante serata di Festa in omaggio al femminile, insieme ad alcuni Partner tecnici e una Testimonial speciale, per l’esecuzione diretta dal Maestro Federico Bisio, sempre a partire dalle ore 21 .

Il Direttore Stabile della Polledro propone Elisabetta Brusa – compositrice milanese vivente – nel suo Adagio per orchestra d’archi (1996) in “Prima esecuzione a Torino”, preceduto da Leopold Kozeluch, Concerto per pianoforte e orchestra in Fa maggiore, P IV F 1 “Prima esecuzione in tempi moderni”. A seguire, due opere di Wolfgang Amadeus Mozart: il Concerto per pianoforte e orchestra N. 12 in La maggiore KV 414 con Solista Antonio Valentino al pianoforte, e la famosissima Ein musikalischer Spaß KV 522.

Martedì 2 aprile 2019, arriva l’unico dei concerti dell’Orchestra condotto da un Direttore ospite sempre molto gradito al pubblico della Polledro: il Maestro Giuseppe Montesano, questa volta alle prese con un richiestissimo repertorio mozartiano. In programma, di Wolfgang Amadeus Mozart, la Sinfonia in Mi bemolle maggiore n.1 KV 16, il Concerto in Do maggiore per flauto e arpa KV 299 – con Solisti Rebecca Viora al flauto e Federica Mancini all’arpa – e la poderosa Sinfonia in Do maggiore n. 41 “Jupiter” KV 551. Durante la serata vi sarà un apposito tributo alla Giornata Mondiale sull’Autismo, consapevoli – nello spirito di tale ricorrenza – che la musica sia fondamentale per il nostro benessere interiore, la nostra crescita personale e lo sviluppo di altre forme di arte, comunicazione e creatività.

E infine, martedì 21 maggio 2019 l’Orchestra G. B. Polledro diretta da Federico Bisio conclude la Stagione “NELL’ARMONIA DELLE DIFFERENZE” con il Concerto per violino, pianoforte e orchestra d’archi in re minore MWV 04 di Felix Mendelssohn-Bartholdy – con ospiti i Solisti Alessandro Milani al violino e Roberto Issoglio al pianoforte. A questo segue l’esecuzione della Sinfonia in sol minore n. 3 op. 36 composta ancora una volta da una donna, questa volta francese, Louise Farrenc. La serata di tarda primavera prevede, come già avvenuto nella scorsa stagione, una sorpresa – questa volta di carattere letterario – in omaggio all’OFF Salone internazionale del Libro di Torino. Seguiranno dettagli in un nostro prossimo comunicato nel 2019.

Siete pronti? allora partecipate numerosi ed entusiasti alla campagna di raccolta fondi donando al link https://innamoratidellacultura.it/projects/colorando-le-note/

Buon #crowdfunding a tutti!

Redazione http://www.innamoratidellacultura.it

Esistono ancora i cantautori? Da Genova parole e musica con il cuore.

In origine erano menestrelli. Chiamati nelle corti per il divertimento dei signori. Cantavano storie di amore e avventura tramandando i fatti di generazione in generazione.

In Italia, patria di grandissimi poeti e romanzieri,  la “parola cantata” conosce il suo apice negli anni del secondo dopoguerra.

I grandi cantautori italiani degli anni 70 e 80

A Sanremo  furoreggiavano le canzoni di Gino Paoli, Sergio Endrigo Piero Ciampi , Domenico Modugno e  Bruno Lauzi. Cantavano l’amore e il melodico italiano faceva ballare e sognare i giovani illuminando i cuori di sogni e speranze.

Modugno è il primo cantautore che scrive canzoni partendo dalla cronaca: nel 1955 scrive Vecchio frac dopo aver letto su un giornale la notizia del suicidio del principe Raimondo Lanza di Trabia (che, all’età di 39 anni  si era gettato dalla finestra del suo palazzo in via Sistina a Roma,[4] ed anche Lu pisce spada nasce da una storia vera, letta in un giornale.

PierPaolo Pasolini scrive e   pubblica nel biennio 1961/1962 canzoni  cantate da Laura Betti che verranno poi riprese negli anni ’70 e negli anni ’90 da Grazia De Marchi e soprattutto dalla splendida voce di Gabriella Ferri.

Dalla seconda metà degli anni ’60 il fenomeno cantautorale diventa  uno strumento di ricerca, di emancipazione, di replica creativa all’arte dei suoni.

Il tema dell’amore lasciava spazio ad argomenti di interesse sociale, a testi capaci di raccontare l’Italia che cambiava, che alle volte arrancava, che protestava e chiedeva riscatto.

La canzone d’autore italiana continua con la sua tradizione passando una fase rock negli anni ’80 con Vasco Rossi, Ligabue, Liftiba , solo per citare i più conosciuti.

Andrea Sigona

E oggi? Chi sono i cantautori di oggi? I Millenials sono cresciuti ascoltando, cantando e ballando le parole impegnate di mostri sacri come Lucio Dalla, Fabrizio De André, Francesco Guccini e Rino Gaetano. Canzoni che ancora oggi tutti conoscono e apprezzano.

Il passaggio da questi  artisti di livello altissimo che attraverso la loro musica hanno saputo creare e diffondere cultura, intellettuali di tutto rispetto che facevano della musica un mezzo per comunicare idee, satira, poesia e soprattutto bellezza ad oggi c’è stato?

In Italia i cantautori ci sono, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Il livello di comunicazione e di contenuti cambia negli anni ’80 e ’90 .

Artisti come Jovanotti, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri, Alberto Camerini, Donatella Rettore, Luca Carboni, Raf, Fabio Concato, Giuni Russo, Amedeo Minghi, Mario Castelnuovo, Marco Ferradini, Luca Barbarossa, Gianna Nannini  innovano contenuti e  melodie.

Siamo andati alla ricerca di artisti italiani contemporanei e l’attenzione è caduta su un cantautore  molto interessante:  bellissimo timbro di voce e parole che incantano.  Raffinato e  impegnato.

Si chiama Andrea Sigona. E’ un millenial, perchè  nasce a Genova il 10 maggio 1969. Cantautore, suona chitarra, elettrica ed acustica, pianoforte e armonica. Scrive parole che toccano il cuore.

Ascoltate per credere!

https://www.youtube.com/watch?v=kMZDbMNMK3A

Andrea Sigona canta la sua Genova con parole intelligenti e sensibili

 

Questo passaggio tratto dall’album Passaggi si intitola  “Indistruttibili”  e rappresenta con delicatezza l’anima di Genova, città austera e bellissima  che in un momento tragico e doloroso come è quello attuale reagisce con dignità e fierezza .

 

Cala la sera dentro di me…

Sono questioni di Genova

E a ricucirli non riesco nemmeno un po’

I nostri anni portati via

Rubati al cielo che forse non li regge più

Per ricercarli nei vicoli

Dove le strade a volte si perdono ma lasciano impronte

Da sempre indistruttibili

 

In rete abbiamo trovato il canale You Tube e ascoltato le canzoni di Andrea Sigona . Leggendo notizie in rete abbiamo letto che sta per uscire un nuovo album. A dieci anni esatti dalla pubblicazione del primo disco intitolato “Passaggi”.

Andrea Sigona è un cantautore impegnato. qui lo vediamo con Don Gallo.

 

In attesa della buona musica di Andrea Sigona, vi auguriamo buona lettura sul nostro blog e un invito a partecipare alle campagne di crowdfunding.

Redazione  – www.innamoratidellacultura

Lezione di crowdfunding n°34. Consigli pratici per formare il tuo “Dream Team”.

Quando si decide di organizzare una campagna di crowdfunding è meglio procedere da soli  oppure  in compagnia? C’è poco da fare, salvo qualche caso rarissimo dietro ogni progetto di successo c’è sempre una squadra di creatori che lavora unita per realizzarlo.

Remare tutti insieme verso un unico obiettivo.

Il motivo è facilmente comprensibile. Condividere insieme ad altre persone il lavoro di condurre una campagna significa che ogni singolo membro del gruppo ha più tempo ed energie a disposizione per concentrarsi su ciò che sta facendo, massimizzando gli sforzi e i compiti anche in base alle competenze e alle inclinazioni personali. Inoltre è utile e bello avere  qualcuno con cui condividere  successi e  sfide.

Dopo aver seguito diverse campagne, in base al risultato ottenuto, pensiamo che questo breve elenco   possa aiutarti a costruire una squadra efficace per condurre al meglio la tua campagna di crowdfunding.: verso l’infinito e oltre!

  1. Appena l’idea ha preso forma, per trovare persone che possano lavorare insieme a te la cosa migliore è chiedere aiuto alla tua comunità di riferimento. Il compagno di viaggio ideale spesso è un amico, un collega di lavoro, la persona con cui suoni nella band o vai a correre, il fidanzato o la fidanzata, un parente. Non hai idee? Prova a scrivere una lista di persone e chiediti con quanti di loro ti piacerebbe lavorare. Sii chiaro e spiega bene che cosa vuoi fare.

2. Tutte le persone del tuo “Dream Team” devono conoscere l’idea            progettuale sin nei minimi dettagli. Magari hanno buone idee per        migliorarla. In ogni caso devo conoscere tutto, punti di debolezza        e di forza perché quando si tratterà di comunicarla e diffonderla          dovrete agire “uno per tutti e tutti per uno” .

  1. Sembra un suggerimento superfluo ma vi assicuriamo che non lo è. L’unione della squadra nasce anche dalla creazione del materiale di comunicazione della campagna stessa. Più teste pensano meglio di una sola e organizzare una o più riunioni di brainstorming per settare e focalizzare il video, i contenuti, le immagini e le ricompense non può che rendere tutto più efficace.

    Una squadra affiatata rende più semplice raggiungere l’obiettivo
  2. La programmazione della campagna è un altro punto di forza. Irrinunciabile. Se nella tua squadra riesci ad inserire una persona che si occupa di pianificare eventi (come serate e presentazioni, aperitivi) puoi aggiungere potenza alla tua raccolta perché, non ci stancheremo mai di dirlo, raccogli di più se “ci metti la faccia”.
  3. Sei bravo con i social? Hai tempo per seguire la comunicazione digitale? Se questo non è il tuo massimo talento fatti aiutare da qualcuno che sa farlo. L’importante è che quello che verrà scritto sia coerente con la tua campagna. Va bene tutto, video, aggiornamenti, ringraziamenti. Più post aggiungete, anche a pagamento, e più la vostra campagna avrà la possibilità di essere vista e condivisa.
Perchè una squadra vince? Allenamento, affiatamento, energia e..amicizia!
  1. Chi fa parte del team deve essere riconosciuto. Metti le foto e i nomi nella pagina della tua campagna. Ringraziali man mano che il lavoro procede. Dai valore al loro impegno!
  2. Si calcola che ogni persona possa coinvolgerne altre dieci di cui due sicuramente possono donare. Chiedi a componenti del team di aiutarti a promuovere il progetto all’interno delle proprie cerchie di amic, parenti e colleghi.
  3. Prima di lanciare il progetto online assicurati di lavorare con persone che ti seguiranno durante l’intera campagna. Hai già lavorato con loro? Sono disponibili durante l’intera sequenza temporale o hanno altri progetti in arrivo? Durante la campagna è normale che si verifichi un po’ di stanchezza. Trova un modo per gratificarli, sempre. Un grazie, una cena, qualsiasi cosa ti venga in mente per dimostrare loro quanto apprezzi l’impegno.
In una squadra ognuno fa la sua parte e in questo modo si vince!

9.    Cosa devi fare tu? Tenere dei controlli regolari per assicurarti                che tutti rispettino i propri impegni e che il progress di lavoro                  proceda  come stabilito.

10. La parola chiave del crowdfunding è “condivisione”. Pensare ai               soldi non serve. Se ti focalizzi lì ti sale l’ansia e non arrivi di certo           all’obiettivo. La raccolta arriva dalle persone. Più ne hai e più                   otterrai. Ama la gente e la gente amerà te, la tua idea e tutto                   quello che ti verrà in mente di fare.

Redazione –www.innamoratidellacultura.it

 

A Palermo Capitale la Cultura si #Manifesta.

Reduce da una settimana a Palermo torno a casa con gli occhi ricolmi di  bellezza e il cuore vibrante per la calorosa accoglienza ricevuta.

Sentirsi dire dal barista, il campanaro, il giornalaio, il taxista, il cameriere del ristorante, il vigile urbano e il   conduttore di carrozze ( e da molte altre persone) “benvenuta a Palermo, torna presto!” per una torinese abituata al “lasmestè” scontroso  e ruvido dei piemontesi  (vivi e lascia vivere)   è stato  qualcosa di veramente  straordinario.

Portafortuna a Palermo. Appeso allo specchietto retrovisore si procede a tutta birra verso Manifesta2018

Ma è proprio questo straordinario che fa di Palermo una città unica al mondo. Lì il contrasto regna sovrano. Antichi e sontuosi palazzi  abitati da principi e principesse convivono pacificamente a fianco di  orrori di cemento stile  anni cinquanta.  Si passa da visitare pezzi di città perfetti , ordinati e puliti e quasi sembra di essere a Zurigo,  e in pochi metri ritrovarsi ad  attraversare  quartieri  completamente distrutti e abbaraccati.

Mi sono chiesta quale fosse l’ingrediente segreto in grado di  tenere  insieme tutto questo curiosa armonia disarmonica. Il sorriso della gente? L’allegria? La capacità di accogliere?  Mi ha colpita il  melting pot di razze  e, ancora di più, mi ha stupito l’assenza di tensione. Integrazione? Esperimento riuscito. A Palermo ho respirato integrazione.

Per il centro storico a fianco dei negozi di pasticceria con in vetrina la pasta di mandorla assassina ,convivono negozi indiani, pachistani. Italiani, africani, indiani. Tutti insieme. Pacificamente.

D’altra parte in Sicilia le invasioni – e successive integrazioni- ci sono sempre state.  Primi i greci,  i romani, gli arabi, i normanni,  gli angioini , i Borboni e,  in ultimo… i piemontesi. Ogni dominazione ha lasciato profonde tracce. Culturali, etniche, linguistiche. Tutte presenti e mescolate fra di loro così come oggi anche le persone e le razze sono mescolate.

A Palermo #innamoratidellacultura al Teatro Garibaldi per Manifesta2018

Il sindaco Orlando durante il colloquio- intervista mi ha spiegato che il simbolo di Palermo Capitale della Cultura è formato da quattro P : fenicia, greca, araba, ebraica perché queste sono le quattro anime della città. Il logo, colorato e aereo, è stato creato dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti. Perché è proprio la creatività l’ossigeno di cui si nutre la città. Con un  “palinsesto” composto da migliaia di eventi culturali. E la decisione di organizzare Manifesta2019 in concomitanza all’essere Capitale della Cultura. Una sottolineatura interessante perché a Palermo la cultura ha veramente permeato la città. Dentro e fuori.

Pupi siciliani a Palermo per Manifesta2018

Non ho effettuato alcun giro turistico tradizionale. Mi sono fatta trasportare dal flusso incessante di vernissages, inaugurazioni, installazioni , conversazioni, colazioni e degustazioni con un movimento extrasensoriale che difficilmente dimenticherò.

A Palermo ho mangiato, bevuto, annusato, toccato, degustato, riso, cantato, ballato. Mi sono incantata visitando antichi palazzi nobiliari ricchi di tesori. Stupefatta ho goduto dell’arte contemporanea inserita nei luoghi meno consueti: chiostri abbandonati, antichi opifici, l’ex banco dei pegni, l’orto botanico.  Arte raccontata con passione ed enfasi da artisti, galleristi e organizzatori con  toni lontani anni luce dal chiacchericcio mondano ed elitario delle fiere che sono solita visitare.

Orto Botanico di Palermo per Manifesta2018 e Capitale della Cultura.

Qualche suggerimento? Imperdibile una visita all’orto botanico, luogo dell’anima che per Manifesta2018 ospita opere interessanti come, per citarne una, quella di Kahlil Rabah dal titolo “Relocatio. Among Other Things” , un accumulo di oggetti diversi raggruppati per tipologia dentro al Padiglione Tineo.

Massimo Valsecchi e le scatole con i volumi della antica libreria.

Orgoglio cittadino e simbolo della rinascita culturale è stato l’acquisto di Palazzo Butera da parte dei coniugi Valsecchi, collezionisti milanesi che, oltre a portare lì la loro collezione, ne faranno la loro dimora e un centro polifunzionale dedicato alla formazione manageriale, agli eventi culturali e alle mostre. L’imponente edificio del 1700 è stato sottoposto a completa ristrutturazione e verrà consegnato nel 2018 proprio per Manifesta2018.

Ho avuto il piacere di dialogare con Massimo Valsecchi e si, posso confermarlo. I mecenati esistono veramente e Valsecchi è uno di  loro. Un  vero #innamoratodellacultura.

Il restauro di Palazzo Butera è un forte indicatore del risveglio della  città ad un nuovo Rinascimento.. Come ormai molti iniziano a dire, lo start arriva dalla dalla cultura. Intesa  come motore di rigenerazione. Sociale prima che di qualsiasi altro aspetto e poi economico, estetico, architettonico, turistico, economico. Vi sembra poco? A me no.

Emanuela Negro-Ferrero  www.innamoratidellacultura.it

Installazione realizzata da Franco Noero per Manifesta 2019

 

Lezioni di crowdfunding n° 33. Ingaggiare donatori usando Twitter

Quando si tratta di comunicare la propria campagna di crowdfunding i social media sono certamente uno degli strumenti favoriti. In Italia, a differenza di quanto accade in tutti gli altri paesi del mondo, permane una certa diffidenza nei confronti di Twitter. Eppure le  campagne di successo che sono passate su Indiegogo e Kickstarter hanno dimostrato quanto questo canale social sia fondamentale per ingaggiare e coinvolgere i donatori con risultati straordinari e fulminei (e per qualsiasi tipo di campagna, dal no profit all’equity).

Il recente aggiornamento che aumenta il limite di caratteri da 140 a 280 ha restituito nuovo smalto e potenzialità a Twitter che conta oltre 330 milioni di utilizzatori attivi. Una miniera  di donatori potenziali di cui  può non tenere  conto quando si comunica la propria campagna di crowdfunding.

Anche perchè Twitter è molto più semplice da utilizzare e molto più economico rispetto ad  altre piattaforme, Facebook incluso. Il trucco sta nell’utilizzare i giusti strumenti.

Su Twitter  diversi modi per connettersi con  i donatori. Si passa dal metodo “free”, gratuito ma estremanente faticoso, al marketing automatico  sino ad arrivare agli annunci a pagamento.

In questo post ho deciso di focalizzare la mia attenzione sugli annunci a pagamento perchè vedo che i progettisti li usano poco così come utilizzano poco questo canale social.

Qual’è il segreto di una campagna di annunci su Twitter?

Twitter ha – e ha sempre avuto – un problema con la targetizzazione del pubblico. La piattaforma, a differenza di Facebook, rende complessa la targetizzazione dei pubblici a cui destinare gli annunci.

E chiunque utilizza i canali social  sa quanto sia fondamentale veicolare la propria comunicazione al giusto pubblico. 

Esattamente come succede per Facebook, anche Twitter consente il caricamento di un file per customizzare l’audience e di intercettarla utilizzando strumenti messi a disposizione dalla piattaforma. A differenza di quanto accade con Facebook che offre strumenti per la targettizzazione molto precisi (ma non esatti), su Twitter se il target viene azzeccato, i risultati sono eccezionali. Ma non è facile riuscire a prendere bene la mira e colpire il bersaglio. Ci vanno pratica e conoscenza dello strumento.

social media per il crowdfunding

Twitter presenta il vantaggio non indifferente che  il traffico, cioè le persone che cliccano sul link della campagna, è notevolmente più economico. Quando si progetta una campagna, ha quindi  senso destinare una parte del proprio budget (circa il 10%) agli annunci a pagamento su Twitter lasciando il rimanente per Facebook procedendo  per tentativi (adottando quindi) una politica di marketing flessibile e misurata sui risultati ottenuti lungo il percorso).

Step 1

Potere alle liste. Per ottenere donazioni bisogna definire i donatori e per raggiungerli è meglio avere una lista. Il numero di nominativi utili per ottenere dei risultati interessanti varia da 10.000 a 15.000 nominativi. Dove si trova una lista? Si può costruire mano a mano che si procede con la crescita del proprio profilo Twitter. Si può acquisire da altri profili. Oppure si può acquistare, ma questa opzione al momento vale solo per campagne su piattaforme anglofone.

Step 2

 Una volta ottenuta la lista deve essere caricata al’interno della sezione di Twitter Ads.

Lo si fa direttamente dal pc ma Twitter impiega tempo per caricare le liste. Alla fine del caricamento il portale crea un pubblico su misura per la campagna. Niente male, eh?

Step 3

Quando Twitter ha processato il nuovo pubblico targettizzato sarò possibile costruire un annuncio su misura per la propria campagna di crowdfunding. I risultati ottenuti saranno  certamente più incoraggianti rispetto a quelli prodotti pubblicando il proprio  annuncio mirando ad un pubblico generico.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it