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La cultura ha bisogno di fondi? Come orientarsi fra crowdfunding, ArtBonus e sponsoring.

 

Il 6 di marzo siamo stati invitati dalla Camera di Commercio di Milano e dalla società The Round Table in qualità di relatori al convegno, intitolato “ Nuovi strumenti di raccolta fondi: produzioni culturali d’Impresa, Art Bonus e crowdfunding”.

Il pubblico, composto da circa un centinaio di referenti di Fondazioni culturali, Associazioni e Cooperative Culturali, si è dimostrato attento e interessato agli argomenti che,come sappiamo ormai bene, interessa  tutto il comparto culturale italiano.

Emanuela Negro- Ferrero; Palmina Clemente; Francesco Moneta; Andrea Catania

Dopo le introduzioni e i saluti di rito, il testimone è passato a Francesco Moneta, amministratore delegato di The Round Table e ideatore ed organizzatore dell’ormai famoso premio “Cultura + Impresa” che ogni anno premia il miglior progetto di comunicazione proposto da un’azienda e realizzato in ambito culturale.

Nel 2016 il vincitore è stato Edison con il suo spettacolare progetto legato all’Expo 2015.  Il 2017 vedrà un altro progetto eccellente, probilmente legato al  grande successo riscosso dall’ArtBonus e alla crescita delle campagna di crowdfunding in ambito culturale su tutto il territorio italiano.

Il primo intervento del convegno è stato l’interessante racconto di una case history d’eccellenza legata proprio all’Art Bonus.

A raccontarla, in forma estremamente interessante e precisa, è stato il giovane Assessore alla Cultura di Cinisello Balsamo, Andrea Catania,  ideatore e promotore di una iniziativa di mecenatismo legata al recupero di una villa storica situata nel centro cittadino.

Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo

“Villa Ghirlanda” è un’antica villa patrizia lombarda il cui restauro era stato preso in cura da un gruppo di imprenditori locali intenzionati a trasformarla nel centro culturale cittadino.

La lodevole iniziativa si è però arenata, che novità,  per mancanza di fondi e il cantiere iniziato non consentiva certo la fruizione ai cittadini della struttura e del magnifico parco che la circonda.

L’Assessorato alla Cultura, utilizzando mezzi e professionalità proprie, forte del fatto che il restauro godesse dello sgravio fiscale ArtBonus, ha promosso una campagna di sensibilizzazione e comunicazione che, in tempi addirittura dimezzati rispetto a quelli previsti, ha condotto alla raccolta dei fondi necessari .

Interessante sentire come un ente pubblico si sia avvalso della collaborazione di grandi realtà associative come, per esempio,  il Rotary  Club, per organizzare una cena di gala dedicata alla raccolta di fondi.  Questo tipo di attività è stato ripetuto l’anno successivo e nel 2017, per rendere la raccolta fondi più interessante e stimolante, sono previste altre azioni di coinvolgimento diretto della popolazione di Cinisello Balsamo.

Cena di gala a Villa Ghirlanda

In che cosa si differenzia una campagna di crowdfunding da una campagna di raccolta fondi come quella realizzata per Villa Ghirlanda?

Fondamentalmente le attività sembrano identiche se non molto simili. Elementi comuni sono:

1 – la costruzione di una comunità di donatori

2 – la realizzazione di una campagna di comunicazione

3 –  l’ideazione di eventi mirati.

Se tutto questo fosse stato realizzato avvalendosi del supporto di un portale di crowdfunding, le donazioni, invece di finire sul conto corrente bancario del Comune di Cinisello Balsamo, sarebbero state accreditate sul portale e quindi in chiaro. In più, i donatori avrebbero potuto ricevere in cambio delle ricompense.

La comunicazione sarebbe viaggiata su canali digitali e, alla fine dei conti, è possibile che le cifre raccolte sarebbero state maggiori perchè se  vero che lo sgravio ArtBonus piace a chi dona, è anche vero che una donazione realizzata attraverso una campagna di crowdfunding rende le cose più calde e coinvolgenti.

Un’amministrazione pubblica se vuole appoggiarsi a un portale di crowdfunding deve prima indire una gara e poi procedere.

Considerando che i tempi di una legislatura sono ridotti, l’Assessore Catania merita un grandissimo plauso per la grande incisività ed efficacia.

ArtBonus non si applica a tutti i beni da restaurare ma solamente a quelli pubblici. Le domande del pubblico sono state molte e molto tecniche. Quasi tutte, alla fine, si sono concentrate sui tecnicismi legati ad una campagna di crowdfunding. Che non è una attività adatta a tutti e che non tutti sono in grado -o vogliono e possono – fare.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Italia, terra di poeti, navigatori, artisti e castelli.

Quanti castelli ci sono in Italia? In tutto  ci sono 3177 castelli. Gli edifici storici sono divisi fra castelli veri e propri, residenze nobiliari e fortezze. Si tratta di un patrimonio diffuso su tutto il territorio, estremamente bello e variato. Ci sono castelli con il fossato e altri senza il fossato. Alcuni sono circondati da mura e altri si trovano sulla sommità di un borgo antico. Molti castelli negli anni sono stati riconvertiti in musei e hotel e altri a, al di fuori dei circuiti turistici, sono ancora abitati da eredi di famiglie di stirpe nobile e da qualche eccentrico amante delle atmosfere antiche. Secondo una statistica catastale dell’Agenzia del Territorio datata 2007,  2404 famiglie italiane vivevano in “castelli e o palazzi di eminenti pregi artistici o storici”.

Castello-di-Fenis-Valle-d-AostaPer avere informazioni più dettagliate è utile consultare il sito www.icastelli.it che, sebbene  incompleto, traccia una mappa per regioni e province, dei castelli italiani, e il libro, oggi non facile da trovare, Guida ai castelli d’Italia. Oltre 500 luoghi di antico fascino di Enrica Roddolo che nel 2004 metteva insieme oltre 500 schede di castelli.

Panoramica del castello

Castelli di tipo speciale, che suscitano n grandissimo interesse negli appassionati di storia militare, sono le fortezze.

In Italia, le  fortezze medicee sono  un maestoso complesso architettonico progettato per la difesa del Ducato di Toscana  costruite alla metà del Cinquecento per iniziativa di Cosimo I de’ Medici. In tutto si tratta di sei edifici fortificati di grandissima bellezza e che vale certamente la pensa di visitare.

Molto pregiata, in provincia di Arezzo , è la Fortezza del Girifalco (o Medicea).

Il passato

Questa struttura difensiva venne  utilizzata probabilmente nel periodo alto medioevale da guarnigioni gote e longobarde, ma la prima documentazione certa risale all’anno 1258, quando fu ceduta ad Arezzo. Dopo il 1266 vi furono eseguiti diversi interventi di rifacimento, proseguiti poi successivamente nel 1300 sotto la Signoria dei Casali. Furono poi i Senesi ad aiutare i Cortonesi sia nella ricostruzione delle mura che della Fortezza, poco prima che la città passasse sotto il dominio di Firenze (1411). Risale proprio a questo periodo il corpo centrale, che serviva da chiave di volta del circuito delle fortificazioni.  Nel 1540 Cosimo I° de’ Medici (detto Cosimo il Vecchio), dopo aver visitato tutte le fortezze della Toscana, per stabilire quali rafforzare ed ammodernare, scelse il Girifalco di Cortona.

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L’aspetto attuale della fortezza del Girifalco è deriva dalla  ristrutturazione cinquecentesca: imponenti mura seguono un tracciato trapezoidale con quattro bastioni angolari di forme e dimensioni diverse ognuno con un proprio nome: a sud  S. Margherita ad ovest S. Maria Nuova , a nord S. Egidio si) e infine S. Giusto a sud. Al loro interno si trovavano il magazzino delle polveri ed il carcere (a sud), quattro posti cannone (a ovest), due cannoniere (a nord) e tre fuciliere (a est). Le mura all’interno hanno un terrapieno utile all’epoca per attutire i colpi dell’artiglieria, mentre ogni bastione ha delle feritoie laterali su cui venivano sistemati i cannoni che consentivano di difendere tutti i lati della struttura.

Il presente

Oggi la fortezza del Girifalco ha nuovamente bisogno di essere ristrutturata.  Qualcosa si era mosso perché nel 2010 il cantante Lorenzo Jovanotti  si era attivato per ottenere la ristrutturazione del bastione di Santa Maria. L’intervento è stato realizzato grazie al sostegno congiunto di Montepaschi e del Comune di Cortona ed oggi ospita le sale di incisione del cantante. Ma il progetto di recupero della fortezza è molto più ampio e i costi, stimati per la prima tranche della “Casa del Capitano” si aggirano su oltre il milione e mezzo di euro.

Da febbraio 2016 il progetto di recupero della fortezza è passato “sotto l’ala” della Associazione Culturale  On The Move.  L’Associazione, che da sei anni organizza in estate il festival dedicato alla fotografia di viaggio “Cortona On The Move” , in cambio dell’utilizzo degli spazi della fortezza, si è attivata per trovare i fondi per restaurarla. L’obiettivo però non si limita al recupero architettonico. Il sogno da raggiungere è molto più  ambizioso perché prevede la costruzione di una Accademia Internazionale di Arti Visive e Design destinata ad accogliere a Cortona durante tutto l’arco dell’anno giovani creativi provenienti da tutte le parti del mondo.

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Il primo passo operativo è stato attivare una campagna di crowdfunding sul portale www.innamoratidellacultura.it  e offrire, a chi dona interessanti ricompense scelte con cura in ambito enogastromico e turistico locale.

Il link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/fortezza-girifalco-cortona/#.V5oxAPmLTIU è attivo per le donazioni con PayPal e Stripe mentre la raccolta fondi tradizionale, e quindi le donazioni più consistenti, possono essere inviate tramite bonifico bancario inviando prima una mail con i propri dati personali a info@pinkfishstyle.co.uk  , la società incaricata dall’Associazione per la ricerca di  sponsor e grandi donatori.

Le donazioni sul portale, oltre ad essere tracciate e pubblicate “in chiaro”, riceveranno lo sgravio fiscale derivante dal beneficio “ArtBonus” che il ministero dei beni culturali assegna ad alcuni beni pubblici di particolare pregio. I cittadini esteri, nel caso decidessero di intervenire in maniera consistente al restauro, potranno godere delle deduzioni vigenti nei paesi di origine oltre che dalla possibilità di essere indicati con una targa e, se la donazione è importante, dall’utilizzo del bene restaurato per eventi personali o aziendali.

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Il patrimonio artistico e architettonico italiano è straordinario, unico al mondo ma se non si interveniamo economicamente per restaurarlo, rischia seriamente di scomparire.

Partecipare alla nostra avventura di salvataggio è importante. Vi chiediamo di dare il vostro sostegno alla campagna di crowdfunding e, se non potete farlo ma vi interessa comunque partecipare potete farlo diffondendo  questa campagna ai vostri amici e nella vostra comunità.

We love Italy, and you?

Emanuela Negro- Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

 

Cultura in Val di Susa? Si, dal 9 luglio parte il festival letterario “Borgate dal Vivo”. 19 autori per 17 comuni.

 

Il primo appuntamento sarà  il 9 di luglio ad Exilles. Più precisamente a Salbertrand, borgata Deveys. I due autori che per primi hanno accettato la sfida sono Margherita Oggero e Laura Travaini.

San Giorio

San Giorio

Da quella data in avanti, per tutta la durata dell’estate, gli incontri con autori celebri  si succederanno con cadenza settimanale toccando 17 comuni dell’alta e bassa Valle di Susa. In tutto sono 19 presentazioni. I nomi? Oltre alle due scrittrici appena nominate, sarà possibile ascoltare Luca Ragagnin, Guido Catalano, Valentina Stella, Perangelo Chiolero, Enrico Pandiani, Alessio Cuffaro, Luca Mercalli, Alice Basso, Beppe Gandolfo, Matteo Poletti, Dante Alpe, Vito Ferro, Gianni Oliva, Giuseppe Culicchia, Elena Varvello, Cristiano De Andrè e Fabrizio Arietti.

L’aspetto  straordinario di questo Festival letterario è stata la “chiamata alle armi” promossa da Alberto Milesi, Presidente dell’Associazione Revejo e dal sindaco del comune di san Giorgio (vicino a Susa).  Perchè parlare di cultura è una cosa. Farla è altro. I comuni italiani, soprattutto quelli piccoli, non hanno soldi da spendere per la cultura. La conseguenza è che poco o nulla viene fatto.

 

Casaforte di Chianocco

Casaforte di Chianocco

Da qui l’idea di organizzare una campagna di raccolta fondi dal basso per realizzare un festival estivo che andasse a toccare i comuni minori con un offerta in grado di invogliare i  turisti .

La campagna di crowdfunding, sin dalle sue prime fasi di progettazione, è stata pensata per sensibilizzare il pubblico e farlo sentire partecipe dell’iniziativa. La vera novità, realizzata grazie alla determinazione e all’entusiasmo di Alberto è il coinvolgimento in prima persona degli amministratori dei comuni i quali , oltre ad aver aderito subito,  hanno deciso di comprendere l’importanza del Festival  donando in prima persona.  A dimostrazione che “insieme si può fare” e che un evento culturale di alto profilo può essere organizzato anche senza spendere budget milionari.

Novalesa

Novalesa

L’obiettivo economico della campagna è di 4500 euro e servirà per coprire tutti i costi organizzativi e logistici. Alberto Milesi per invogliare le donazioni ha studiato una ricca offerta di “ricompense”. Leggiamo sul sito che ci sono prodotti locali, i consueti ringraziamenti  oltre a  modalità di interazione con gli autori davvero interessanti.  Per esempio, con 50 euro si può ricevere il libro scritto dal proprio autore preferito con autografo personalizzato e dedica. Se si vogliono avere  tutti i libri , autore per autore,  con 800 euro  ci si mette in casa una collezione autografata.

Per donare  basterà digitare http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/borgate-dal-vivo-i-libri-tornano-scuola/#.V3jPg_mLTIU , scegliere la cifra che si intende offrire  ad Alberto per il Festival  e poi pagare utilizzando  uno dei sistemi di pagamento sicuri che la piattaforma mette a disposizione: STRIPE e PAYPAL.

Il programma del festival è visibile sul sito di Revejo  http://revejo.it/index.php/2016/06/30/borgate-dal-vivo-il-calendario-completo/   L’idea di base è quella di seguire gli autori di tappa in tappa andando alla scoperta di una  montagna sconosciuta, fatta di sapori locali, di piccoli rifugi dove assaporare le “tome” e bere grappe inedite esplorando  luoghi meravigliosi e selvaggi posti al di fuori delle tratte consuete.  Il  festival tocca comuni conosciuti come Bardonecchia e Ulzio ma  il cuore batterà forte davanti  alla magia antica di Novalesa ai paesaggi crudi di Venaus e alla magnificenza di Caprie.

salbertrand

salbertrand

Il commento che possiamo fare, oltre all’augurio che la campagna superi il suo obiettivo,  è quello di venire in tanti al festival “Borgate dal Vivo”. Di partecipare in prima persona ,coinvolgendo gli amici e facendo festa tutti insieme.  Il crowdfunding serve a questo. A creare un ponte fra lo spettacolo e lo spettatore realizzando progetti di partecipazione comunitaria.

Emanuela Negro-Ferrero –        enf@innamoratidellacultura.it

Crowdfunding culturale per la storica infiorata di Roma

Siamo arrivati alla IV edizione. Il 29 giugno 2016 a Roma, Piazza San Pio XII risplenderà dei mille colori e profumi di centinaia di migliaia di fiori della storica infiorata di Roma. L’ antica tradizione di creare decorazioni floreali in onore dei SS. Patroni di Roma Pietro e Paolo nacque proprio nella Basilica Vaticana ad opera di Benedetto Drei, responsabile della Floreria Vaticana, e di suo figlio Pietro.

Nell’anno del Giubileo della Misericordia, la Pro Loco di Roma Capitale, ha organizzato un evento unico e, stando alle informazioni ricevute, che per questa edizione sarà di portata  indimenticabile.

infiorata 2L’infiorata, che sarà anche visibile dai fedeli e dal Papa durante la cerimonia dell’Angelus, prevede la partecipazione di  mille maestri fiorai, provenienti dall’Italia e da tutto il mondo.

Insieme, questi artisti del fiore  allestiranno 50 quadri floreali che formeranno uno straordinario  tappeto multicolore .

Sono attese circa 60 delegazioni. Oltre la metà  sono italiane e il rimanente  provengono  da ogni parte del mondo. Si calcola che verranno realizzati 3.000 mq di Tappeti d’arte Effimera e utilizzati 500 mila fiori.

infiorata roma 1Le decorazioni floreali sono un’antica tradizione, espressione della festa barocca, nata proprio a Roma nella prima metà del XVII secolo. Ai Patroni della Città, Pietro e Paolo, si donavano già nel 1600 quadri floreali realizzati davanti la Basilica di S. Pietro.

Come è nata questa tradizione?  Si dice che la tradizione di creare quadri per mezzo di fiori sia nata il 29 giugno 1625, ad opera del responsabile della Floreria Vaticana, Benedetto Drei, e di suo figlio Pietro. Successivamente,  grazie a Gian Lorenzo Bernini, il principale artefice delle ricchissime feste barocche, la tradizione si è diffusa ai Castelli Romani, a Genzano, Genazzano, in Italia e nel mondo, mentre a Roma sparì già alla fine del XVII secolo.

Come si realizza un’opera d’arte composta di fiori?

infiorata (4)-2Creare un quadro di fiori implica alcuni passaggi obbligatori: il primo di questi è senza dubbio il bozzetto che può essere realizzato su fogli di carta, con gesso a terra, tramite stampi di compensato o cartone o con la proiezione di una diapositiva.  Una volta creato il bozzetto, la riproduzione avviene o tramite quadrettatura o a mano libera. E i fiori? Le possibilità sono fondamentalmente due: fiore secco o fiore fresco. Nel caso l’artista decida di utilizzare il fiore fresco, un fattore da considerare è il calore. Il fiore fresco mantiene il colore inalterato ma si ritira con il caldo e quindi va disposto su almeno due strati e innaffiato costantemente. Il tappeto risulta profumato e brillante ma la lavorazione difficoltosa può essere realizzata solo da artisti fiorai di grande esperienza. Il fiore secco ha una lavorazione differente. Innanzi tutto il colore non è vivido e, a seconda di quanto è stato cotto per la seccatura, tenderà a virare veros i toni dell’ocra e del marrone. La lavorazione è più semplice e minuziosa ma il risultato finale è meno scenografico ed elegante.

Come si può contribuire all’infiorata storica di Roma?

Per sostenere economicamente la campagna di raccolta fondi per l’infiorata storica di Roma è stata creata una campagna di crowdfunding, cioè una raccolta fondi pubblicata su un sito web Il link per vederla è il seguente http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/infiorata-storica-roma-vi-edizione/#.V07j8_mLS00.

Una volta arrivati sulla pagina web, sul lato destro, è possibile scegliere l’importo che volete donare e il sistema di pagamento: STRIPE per la carta di credito e PAYPAL . Sono entrambi sistemi che garantiscono la sicurezza della transazione. La cosa interessante è che la PROLOCO di ROMA ha preparato delle ricompense per i donatori. Per esempio, con una donazione di 60 euro, si potrà ricevere in omaggio la tessera della Pro Loco Roma che offre numerosissimi vantaggi e sconti. Alla fine della campagna, circa un mese dopo la chiusura, verrete contattati per l’invio della vostra ricompensa e per comunicare i vostri dati per la ricevuta della donazione effettuata.

Il crowdfunding è un sistema molto utilizzato all’estero che anche da noi si sta diffondendo perché permette con poco denaro da parte di tante persone di raccogliere cifre importanti e realizzare iniziative meravigliose come questa Infiorata Storica.

Se avete bisogno di informazioni potete contattare il numero  06 89928500 oppure inviare una mail a segreteria@prolocoroma.it

Emanuela Negro-Ferrero –www.innamoratidellacultura.it   enf@innamoratidellacultura.it

Per la “Settimana delle Culture Digitali” promossa DiCultHer School: “Il crowdfunding: strumento di formazione di nuove competenze professionali nell’ambito del Cultural Heritage”.

Venerdì 8 aprile, in occasione della Ia edizione della Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”  indicata come #SCUD2016,   abbiamo  organizzato un incontro per parlare delle  nuove professioni in ambito culturale legate al digitale e, in particolare, al crowdfunding in ambito culturale.

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Sede dell’evento, che si svolgerà dalle ore 18.00 alle ore 19.00, è il nuovo acceleratore di imprese sociali “Rinascimenti Sociali” di Via Maria Vittoria 38. L’ingresso è libero sino ad esaurimento dei posti. Chi desiderasse avere maggiori informazioni può inviare una mail all’indirizzo accademiadelcrowdfunding@gmail.com oppure chiamare il numero 3311671779.

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Il crowdfunding si compone di  diverse  professionalità legate al marketing, alla comunicazione, al digitale che verranno illustrate dalla CEO della piattaforma stessa,  Emanuela Negro-Ferrero. Emanuela, laurea umanistica, master in comunicazione d’impresa e un importante  bagaglio professionale  nell’ambito della comunicazione, è stata contributor per il documento ufficiale dell’Agenda Digitale per le sezioni dedicate al “digitale divide” e al “gender digital divide”. Durante una conversazione informale con il pubblico individuerà le aree di competenza professionale  legate al crowdfunding in ambito culturale indicando i percorsi formativi necessari per costruire la figura professionale del “crowdfunding manager”. Questo specifico lavoro, che racchiude dentro di sé diverse competenze, è ben conosciuto ed affermato all’estero.

Vista l’espansione del fenomeno crowdfunding anche in Italia, le potenzialità esistono e vanno supportate con adeguati percorsi formativi in previsione di mettere a frutto la propria formazione all’interno di enti museali, associazioni, comuni e/o aziende.

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La Settimana delle Culture Digitali #SCUD2016 è promossa dalla Rete Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School è dedicata al Prof. Antonio Ruberti promotore nel 1991 della “Settimana della Cultura Scientifica”. Si tratta di una settimana di eventi dedicati al valore delle culture digitali in tutte le loro forme, organizzati dai membri della Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School e da qualunque altra organizzazione che aderisca al manifesto della iniziativa.

Sono previsti convegni, seminari, iniziative di orientamento, laboratori aperti, performance e ogni altra manifestazione o forma di comunicazione suggerita dalla creatività dei proponenti, purché efficace in funzione dell’obiettivo di divulgare una seria cultura digitale di base.

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Facendo un passo indietro, che cos’è la DiCultHer School?  Si tratta di un progetto  formativo relativo a 5 linee di ricerca scientifica e a 14 aree tematiche trasversali.  Le attività sono nate ufficialmente proprio a Torino il 9 novembre scorso. DiCultHer School è un progetto  molto ampio ed innovativo perché si sviluppa fra circa 50 soggetti (fra cui troviamo Università, Istituti di Alta Formazione, Enti di Ricerca e organizzazioni cultural). Questi soggetti si sono riuniti siglando fra loro un “Accordo di Rete” finalizzato alla creazione di un vero e proprio Campus Virtuale in grado di aggregare i centri di eccellenza (pubblici e privati, nazionali ed internazionali) e trasformarli  in poli formativi rispondenti alle esigenze formative del “Mercato Unico Digitale”: economia e management dell’arte e della cultura digitale, design di sistema del cultural heritage,  scienze umane e digitali, beni culturali digitali, arte e comunicazione digitale. Contestualmente a questi ambiti di ricerca sono nati anche 14 gruppi di lavoro funzionali all’attività della scuola».

Il 9 novembre ha visto la luce anche il progetto di punta della DiCultHer School: TG CultHer .

Si tratta del primo telegiornale italiano dedicato alle culture digitali. Nato in collaborazione con InnovaTv , ha come mission quella di raccontare lo sviluppo delle culture digitali, le opportunità lavorative offerte e le attività realizzate dai numerosi componenti della Rete.
Il digitale avanza in tutti i settori. Il nostro straordinario patrimonio artistico e archiettonico richiede attività di conservazione legate al digitale. E’ proprio il caso di dirlo: chi si ferma è perduto.

 

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it  

Il museo che vorrei. Da semplice contenitore a costruttore di relazioni con la comunità. Possibile? Si

Il museo che vorrei

Il museo che vorrei

Negli ultimi mesi del 2015 il Ministero ha nominato nuovi direttori per importanti istituzioni museali nazionali. Molti dei bandi pubblicati riportavano l’indicazione di scrivere una lettera di interesse contenente la propria idea progettuale. Uno spunto suggestivo, che ha messo in moto molti pensieri e ragionamenti. Alla luce di ciò che osservo quando visito penso che per i musei italiani sia arrivato il momento di cambiare. Come? Innovando, ovviamente. Conquistando una nuova identità che non è più limitata all’esposizione delle collezioni. Ma che ha a che fare con la costruzione di una forte interazione fra il museo e il suo pubblico e, ancora, con il suo territorio di riferimento. Il pubblico, e questo è un fenomeno diffuso in ogni settore, è sempre più esigente, curioso, attento.

Studio Azzurro. installazione multimediale

Studio Azzurro. installazione multimediale

La direzione che intravedo come virtuosa per il museo è quella di uscire dalla mera funzione di produzione e conservazione ed evolversi sempre più verso una valorizzazione del territorio circostante in termini di identità e di riconoscimento della comunità che lo vive. Il museo, soprattutto se importante ed alto traffico di visitatori, a mio avviso deve soddisfare le esigenze dei vari pubblici diversificando l’offerta. Senza andare troppo distante, Palazzo Madama e il Castello di Rivoli hanno attivato un dipartimento educativo efficace, efficiente e in grado di offrire attività formativo- educative di altissima qualità. La parte espositiva se da una lato è quasi ovunque di elevatissima qualità, dal versante informativo è carente.

Una visita indimenticabile

Una visita indimenticabile

La mia passione per l’innovazione digitale mi fa sospirare allestimenti multimediali con elevati gradi di edutainment. Amo imparare giocando. Detesto guardare immense collezioni di opere con le cuffiette alle orecchie. Mi fanno venire mal di testa, dopo due o tre stanze le rimetto nella borsa. La mostra torinese allestita alle OGR per i 150 anni della storia d’Italia è stata visitatissima. Perché? Perché era educativa e divertente. Non sto dicendo che i musei italiani debbano diventare dei luna park. Ma consentire ai visitatori sempre più digitalizzati di trasformare la visita in un’esperienza educativa e indimenticabile a livello sensoriale. Il museo dovrebbe interagire con il territorio. Costruendo tour dedicati, visite speciali, legami con altri enti del territorio per trattenere e intrattenere i turisti il più a lungo – e meglio – possibile. A tutto questo manca sempre un pezzo. Fondamentale. Il museo deve comunicare con il pubblico. Ci sono molti modi per farlo. Il crowdfunding è certamente uno ed è quello più indicato per creare una relazione strettissima con il pubblico. Cioè con il crowd di riferimento. Si tratta quindi di uscire dal ruolo di conservazione ed esposizione e di consentire alle persone di entrare a fare parte. Di un progetto specifico, certo, ma che li legherà per sempre al museo.

Esperienza Italia alle OGR di Torino

Esperienza Italia alle OGR di Torino

Il direttore non sarà necessariamente un esperto di storia dell’arte (ci sono i curatori che se ne possono occupare). Il direttore del museo che vorrei è un manager, un professionista dotato di skill in ambiti diversi ma, soprattutto capace di creare utile oltre ai fondi pubblici e una rete fitta e ampia di relazioni e connessioni. Cosa ne pensate voi? Come vi piacerebbe fossero i musei che visitate? Belli? Gratis? Interessanti? Colti? Con o senza bar? Con o senza shop? Con la biglietteria al’ingresso o con un ingresso che faccia sentire a casa?

Emanuela Negro-Ferrero – ceo – enf@innamoratidellacultura.it