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Crowdfunding – Lesson n°4. Come convertire i visitatori in donatori?

Argh! This is the question

Ho preparato una strepitosa campagna social. La mia pagina Facebook viene aggiornata frequentemente sui  miei progressi. Il mio Twittercinguetta a più non posso e dalla mia casella mail sono partiti decine di messaggi per amici, parenti, conoscenti e notabili del luogo. I risultati però non seguono le mie aspettative.

Cosa – e come – posso fare per trasformare i visitatori in entusiastici sostenitori?

Questa domanda aleggia in agenzia e, ne sono certa, turba il sonno dei Creatori.  Noi dello staff, pur  potendo contare su esperienza pluridecennale di fundraising e comunicazione , ci chiediamo continuamente : “quando le persone  vanno a vedere i progetti su Innamorati della Cultura, qual è il fattore che li spinge a scegliere un progetto piuttosto che un altro?”.  Mentre ci pensiamo, prepariamo strumenti di raccolta e fidelizzazione che, ne siamo certi, porteranno grandi frutti sia a noi che ai nostri Creatori.  Nel frattempo, mi limito a suggerire strategie utili per chi, oggi, deve affrontare la sua personale campagna di crowdfunding e risolvere lo stesso quesito. “Come possiamo convertire i visitatori in donatori?” La risposta più onesta che mi viene da dare è: “ci stiamo pensando”.

colore

Si dice che il libro non si può giudicare dalla copertina. Questo è vero, ma è altrettanto vero che le persone vengono attirate dalla confezione di un prodotto e, solo in un secondo tempo, da quello che c’è dentro. Mi sono così divertita ad andare a verificare l’incidenza che ha il colore nel determinare le scelte d’acquisto. Perché, mi ricordo bene, il mio capo sosteneva  che circa il 60-80% delle scelte d’acquisto viene determinato dal colore che ha l’annuncio. Una campagna di successo ha certamente molto a che fare con il colore – o i toni – utilizzati, che devono adeguarsi al contenuto. Credo che  la maggior parte delle campagne di comunicazione di successo e dei relativi prodotti partano da una forte identificazione con il colore. Solo il colore, intendo. Non le parole. Allora, mi chiedo: perché non utilizzare il colore come elemento di differenziazione del progetto pubblicato? Il colore è emozione e attira l’occhio. Il colore, a seconda dell’argomento trattato, può fungere da espansore oppure distogliere. Mettere il proprio progetto sulla piattaforma per avviare una campagna di crowdfunding ha molto a che fare con l’entusiasmo e il desiderio di riuscire. Perché allora non usare anche il colore per trasmettere questa voglia? E per attirare sulla mia vetrina personale un visitatore e, fatto non indifferente, invogliarlo a donare? Sembra banale, ma guardando le visite sul sito, il fattore colore determina davvero un aumento del numero di visite.

Note:

– McArdle, Simon, “Psychology of Color in Logo Design”, The Logo Company.

– “How do colors affect purchases?”, KISSmetrics.

– Miller, Jason, “True Colors: What Your Brand Colors Say about Your Business [Infographic]”, Marketo.

Follow Your Heart. Con il Personal Branding trova la tua vocazione e supera la crisi

Recentemente leggevo un articolo su Panorama il cui titolo era decisamente ottimistico: “Fatti un regalo…cambia vita”. L’articolo diceva più o meno quello che ho scritto io, parafrasando, nel mio. Ho trovato interessanti le storie di persone che ce l’hanno fatta. Chi utilizzando il fondo pensione e chi, esodato, ha pensato di rischiare il tutto per tutto mettendosi in proprio. Perché se è vero che l’Italia è piena di giovani senza occupazione, è altrettanto vero che i cinquantenni messi a casa dalla crisi sono decine di migliaia.

Senza voler giocare alla fatina dei sogni, ho pensato di analizzare con attenzione le cinque storie proposte dal noto giornale. Storie interessanti i cui protagonisti, di età e di esperienze professionali diverse, sono ricorsi a mezzi differenti per entrare nella loro nuova vita. Nicola Trois, 50 anni, agente immobiliare inattivo a causa della crisi, decide di coltivare la sua passione per la cucina dopo che un incidente lo costringe a letto per parecchi mesi. Si iscrive a un corso professionale di cucina, partecipa alla nota trasmissione televisiva condotta da Antonella Clerici, “La terra dei fuochi”, e infine, grazie all’amicizia con Dario Cecchini, il macellaio più famoso del mondo, si trasferisce a Panzano in Chianti in attesa di aprire un nuovo ristorante a Terranuova Braccialini, nei pressi di Arezzo, all’interno di una macelleria del 1947.

Monia Merlo, architetto vicentino 43enne, stimata e pluripremiata, che per caso pubblica alcune foto scattate ad un’amica su PhotoVogue, il sito del giornale dedicato ai nuovi talenti. A sorpresa la sua foto viene pubblicata in homepage e da lì entra a far parte di una mostra allestita durante la settimana della moda a Milano. In poco tempo, Monia firma un contratto con la Art+Commerce di New York e poco dopo viene scelta per la nuova campagna di Fendi Couture. Proprio come in un sogno. La trasformazione è avvenuta partendo da quello che era un semplice hobby e nel momento più difficile per l’edilizia italiana, dando vita a una professione estremamente ben retribuita e, per chi come Monia ha la passione per i viaggi, dinamica e divertente.

Di ben altro tono, più semplice e concreta, è la storia di Paola, 29enne laureata alla Cattolica di Milano con un posto fisso in uno studio di consulenza tributaria e fiscale a Milano. Paola decide di mollare tutto perché insofferente ai ritmi e al grigiore del lavoro fra le scartoffie. Insieme al fratello Emanuele allestisce una serra di circa 200 mq e inizia a coltivare fragole… La sua azienda agricola Malbosca, oltre alla frutta fresca, si specializza in fragole disidratate. Perché la laurea in economia serve certamente a individuare dove esiste mercato e dove portare innovazione. I due fratelli calcolano di raggiungere il pareggio nel 2014 e di crescere ancora. Certo, dice Paola, la vita in campagna è dura, ma la qualità di questa vita è impagabile. 

In tutti e tre i casi, il comune denominatore è la parola passione. Tre professionisti affermati, con competenze diverse che la crisi economica ha messo alle strette, hanno scelto di seguire le proprie passioni. Questo non significa matematicamente diventare miliardari, ma sicuramente aumentare il proprio quoziente di soddisfazione e di felicità. Nel Personal Branding, soprattutto quando la consulenza è richiesta da chi desidera cambiare lavoro o, magari  vuole migliorare la propria posizione professionale, sono solita dare largo spazio all’analisi dei valori profondi e dei desideri della persona. Il proprio brand è unico e irripetibile. Aiutando la persona a trovare la propria nota di fondo, quella che fa battere il cuore, è possibile creare un brand davvero personale e molto efficace.

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 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

Ogni cosa di te comunica. Attenzione a come lo fai

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando nomino Silvio Berlusconi? Oppure Michelle Hunziker, o ancora, Briatore? Sicuramente è qualcosa che li riguarda personalmente e non è riferito alla professione che svolgono. Quello che ricordi è quel qualcosa legato al loro Personal Brand.

Il modo in cui appariamo agli occhi degli altri è importante. Nel mio caso ho scelto uno stile sobrio ed elegante. Amo i tacchi e  mai e poi mai mi farei vedere da un cliente in jeans e maglietta. Alcuni miei colleghi lo fanno. Io ho scelto deliberatamente un look professionale, perché nel tempo questa è l’immagine che voglio dare di me.

Questo tipo di immagine è la stessa del mio sito web e della comunicazione istituzionale. I love chic. I want to be chic.  E tu? Hai mai dato uno sguardo a come  – e a cosa – comunichi agli altri. Per esempio, con il tuo sito web? Qui di seguito ti elenco 8 punti che per me sono basilari.

1. La firma della tua e-mail

Quando mandi le e-mail, assicurati che chi le riceve abbia la possibilità di vedere tutti i tuoi riferimenti: nome e cognome, numero di cellulare, sito web ed e-mail, numero fisso e fax. Comodo inserire i contatti Skype e, a mio avviso fondamentale, il link al proprio profilo Linkedin. Personalmente amo chi mi invia mail con un’immagine e trovo più facile entrare in contatto con chi vedo, piuttosto che con un anonimo sconosciuto.

2. Messaggio vocale

È vero, è impegnativo. Ma da quanto tempo non cambi la segreteria del tuo cellulare? Pensa un po’ alla differenza. Invece del solito messaggio “in questo momento non posso rispondere…” potrebbe esserci questo: “sono alla conferenza del Premio StellaRe. Lasciatemi un messaggio e vi richiamerò subito dopo la consegna”. Cambia tutto.

3. Contenuto delle e-mail

Leggere e rileggere. Aggiungere l’indirizzo soltanto quando la revision del testo è terminata, in modo da evitare una figura da ignorante, da distratto, da frettoloso. O ancora peggio, da superficiale.

4. Profilo Linkedin

Curare il profilo è essenziale. La foto deve essere significativa e aggiornata. La headline incisiva. Il sommario di ciò che fai e del perché puoi essere utile deve essere redatto con cura. Il link, inserito al fondo della mail, nella firma, dà forza al Personal Brand.

5. E-mail Address

Parliamo di indirizzo mail. Creare e poi usare un indirizzo business collegato al dominio del sito web. È professionale, unico, elegante. Dà un’idea di dimensione del business decisamente più ampia rispetto, ad esempio, a giorgio.rossi@gmail.com.

6. Business Card

Vero, esistono le tipografie. I biglietti da visita si comprano un po’ ovunque. La differenza tra questa tipologia, diciamo generica, e quella che scelgo per i miei clienti sta nella personalizzazione. Per definire il proprio Personal Brand e comunicarlo al mondo è necessario lavorare per  creare un’immagine coordinata. Dare il proprio biglietto da visita è fondamentale. Deve essere in linea con ciò che siamo e con ciò che facciamo. Ben scritto, chiaro, completo di nome, cognome, riferimenti, link ai social media. Si possono usare entrambi  i lati. L’importante è che sia professionale.

7. Attirare

Dettagli che fanno la differenza. Mia nonna diceva che era meglio essere vestiti un po’ meglio che un po’ peggio. Le scarpe fanno la differenza, le persone se ne accorgono. Scarpe di buona marca, pulite. Ecco un buon punto da cui partire.

8. Che auto guidi?

Tutto parla di te, anche la tua auto. Deve essere pulita e guidata da una persona educata, calma, che non bestemmia e che non scende a fare a cazzotti perché gli hanno tagliato la strada.

Qui sto sconfinando un pochino. Lo faccio volutamente perché il Personal Brand è definito anche dal tuo comportamento. Dipende dalla tua capacità di relazionarti con gli altri, che siano essi colleghi o clienti. E dipende anche da cosa scrivi sulla bacheca di Facebook. Perché se hai deciso che vuoi essere visto, allora devi anche stabilire che cosa vuoi mostrare di te e, con perseveranza e coerenza, costruire e poi mantenere  la direzione che hai deciso di imboccare.

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 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

In questi giorni, leggendo alcuni testi di Personal Branding, ho trovato interessanti alcuni passaggi di “Make a Name for Yourself” di Robin Fisher Roffer, forse la più esperta Personal Branding Manager che mi sia capitato di incontrare fino ad ora. A parte me, s’intende. 😉

L’assunto di base è che la tecnologia stia andando talmente veloce da darci l’impressione di essere sempre un passo indietro quando ci dobbiamo presentare. Quindi, come si fa a sapere quando è arrivato il momento di reinventare noi stesse, il nostro brand, la nostra mission? Per noi donne esistono diversi livelli in cui ci può capitare di doverci re-inventare. Il rientro al lavoro dopo aver cresciuto i figli, lasciare il posto fisso e diventare libere professioniste, oppure entrare in un settore completamente diverso rispetto a quello in cui abbiamo sempre lavorato, magari con la stessa mansione ma costrette ad aggiornarci e a cambiare.

Robin Fisher Roffer ha fondato la sua società Big Fish Marketing nel 1992 e ha lavorato con grandissimi brand come A&E, Bloomberg, Disney Channel, Food Network, Sony, Mattel and UBS e oggi aiuta i professionisti a creare il proprio personal brand. I suoi consigli sono un valido supporto per reinventare se stesse, per formulare la propria mission e il claim che meglio rappresenta la persona e il suo brand in modo autentico e trasparente.

Robin Fisher Roffer dice: “Ci stiamo muovendo così velocemente con le tecnologie e i social media che in un attimo puoi creare il tuo business o perderlo. È necessario evolversi in continuazione. È come togliere continuamente gli strati esterni per arrivare al cuore. Questo può accadere se si supera la paura. Solo così è possibile raggiungere la propria audience. Oltretutto, la competizione è talmente forte, il web è pieno di blog, di piattaforme, di e-commerce e di brand che sembra impossibile avere successo.” Quindi, come fare?

Alcuni trucchi per farsi notare

    • Dai al tuo pubblico qualcosa che lo sorprenda e lo diverta, pur mantenendo sempre fissa la tua misson.
    • Crea un claim, cioè una frase che definisca esattamente la tua mission e i tuoi valori. Chiunque lavori con te deve imparare questa frase a memoria e raccontare al mondo intero in che cosa consiste il tuo business.
    • Crea una strategia in grado di attirare l’attenzione su di te. Una storia, la tua storia. Quella che dipendenti e partner possono raccontare.
    • Espandi il tuo raggio d’azione servendo anziché vendendo o facendo marketing. Come? Comprendendo le esigenze del tuo pubblico e offrendo soluzioni.

 

Le 4 domande fondamentali da porti se hai necessità di reinventare te stessa

    • 1. Qual è la tua mission? Perché sei qui? Scopri il tuo vero scopo.
    • 2. Dove vuoi arrivare con il tuo business? Crea una frase che definisca la tua vision. Pensa in grande, non aver paura!
    • 3. Quali sono i benefici fondamentali del lavorare insieme a te? Che cos’è che ti differenzia dai tuoi concorrenti?
    • 4. Quanto vali? Cosa ti appassiona? Questo definirà il tuo modo di operare nel lavoro.

 

“The process of branding is very transformational. You are giving yourself permission to have your own unique style & voice. It will inspire you to embrace who you really are without apology & without selling out.”

Robin sottolinea che le persone spesso sono confuse fra ciò che vogliono e ciò di cui hanno bisogno. È importante lavorare sulla base di ciò che è necessario per noi. Quindi bisogna pensare a ciò che ci rende felici e scriverlo. Così si acquista chiarezza.

Nel suo caso specifico, Robin ha avuto bisogno per un certo periodo di organizzare la sua agenda sulla base degli impegni della figlia. Perciò prendeva solo clienti in grado di comprendere questa esigenza e non crearle stress. Perché è vero che come donna è sempre difficile farsi valere e, soprattutto, far valere le proprie necessità. Risulta quindi fondamentale scrivere una lista di ciò che si vuole e di ciò di cui si ha bisogno.

Esempio:
VOGLIO
Clienti remunerativi, inviti a eventi e biglietti per spettacoli, avere una società sofisticata, cose magnifiche. Più diamo spazio a ciò che vogliamo e più vogliamo…

HO BISOGNO
Di attrarre clienti e partner che comprendano il mio ruolo di madre; di circondarmi di persone e progetti che mi consentano di crescere professionalmente e come persona; di avere la mia vita personale con spazi di divertimento, relax e viaggi. Perché se le mie motivazioni sono basate sulle mie esigenze, attrarrò situazioni in grado di soddisfare i miei bisogni. E più le mie necessità sono soddisfatte, più sono soddisfatta io.