Magazine – InnamoratidellaCultura

Crowdfunding italian beauty

Innamorati dei giardini storici italiani

Nei secoli passati i giardini d’Italia sono stati  una fonte inesauribile di ispirazione per poeti e pittori.

Tra le aiuole elaborate, spesso disegnate e curate da architetti e giardinieri di grande fama,  hanno passeggiato re, regine, principesse e principi. Questi luoghi incantati, che hanno fatto da scenario alla vita sociale e politica del nostro paese sono  una delle innumerevoli meraviglie che il nostro paese offre e che sono da visitare almeno una volta nella vita.

Giardini La Mortella a Ischia

E’ possibile avere informazioni  grazie al grande lavoro costruito negli ultimi vent’anni da Grandi Giardini Italiani, la rete fondata nel 1997 per promuovere il turismo orticulturale che raccoglie i più bei giardini visitabili in Italia e offre informazioni dettagliate su percorsi, visite e orari.

Castello di Miradolo in Piemonte

Ho pensato di descriverne solo alcuni spaziando da nord a sud perché questa forma di turismo culturale racconta la storia del nostro paese in un modo semplice, delicato ed emozionale.  I giardini e gli orti botanici sono luoghi dell’anima che fanno parte della nostra cultura e che raccontano con i loro colori e profumi l’essenza del nostro magnifico paese.

Giardini più belli in Lombardia

In Via Via Madonna Fametta 1, a Castellazzo di Bollate (Mi) troviamo Villa Arconati. Creata da Galeazzo Arconati mette a disposizione un  giardino davvero stupefacente. Si tratta di un vero  e proprio tripudio di costruzioni barocche immerse in un bosco di castagni,  carpini e faggi.  Passeggiando tra i lunghi viali incastonati fra aiuole multicolori e arbusti di ogni varietà e forma, si incontrano diverse fontane che realizzano stupefacenti giochi d’acqua. La guida mi ha riferito che questo sistema idrico è  stato realizzato da Arconati seguendo gli studi di Leonardo da Vinci. Il giardino di Villa Arconati è un vero e proprio teatro all’aria aperta dotato di quinte e di volte. C’è persino un labirinto dove perdersi è d’obbligo!

Giardini più belli in Piemonte

A Verbania troviamo i Giardini Botanici di Villa Taranto disposti sulla sponda piemontese del Lago Maggiore tra Intra e Pallanza.  Il giardino nasce nel 1935 nella proprietà del capitano scozzese Neil Mc.Eacharn (acquistata dalla marchesa di Sant’Elia) con il desiderio di creare un complesso botanico di valore internazionale.  La proprietà che fra terreni originali e acquistati misura 16 ettari, ospita boschi, arbusti, aiuole, parterres, tappeti erbosi, laghetti, serre ed espone una collezione di oltre 8500 piante provenienti da tutto il mondo, formando una collezioni di altissimo valore scientifico

Giardini più belli in Veneto

In Via Doge Pisani 7 a Stra, provincia di Venezia, troviamo la straordinaria villa Pisani. Considerata la regina delle ville venete, oggi Villa Pisani è sede di un museo. I giardini, che sono stati progettati rifacendosi ai giardini di Versailles, ospitano il  famosissimo labirinto realizzato dall’architetto  Girolamo Frigimelica de’ Roberti, L’intero parco si estende per 11 ettari e occupa un’intera ansa del fiume Brenta. Da visitare la magnifica coffee house, la casa dei giardinieri, l’orangerie con le sue collezioni di agrumi e di piante in vaso.

Giardino della Rosa Antica

I giardini più belli in Emilia Romagna

A 30 chilometri da Modena si trova  il museo della Rosa Antica  www.museoroseantiche.it.  Si tratta di una straordinaria opera di recupero del territorio. Ci sono voluti sette anni per ripristinare questi 43 ettari di colline modenesi abbandonati, in un unico grande museo naturalistico all’aria aperta e che ospita al suo interno 3.600 esemplari di rose, suddivise in 750 varietà. Oggi il museo è punto di riferimento a livello internazionale per la coltivazione delle rose antiche e offre al visitatore diversi tipi di percorso .

  • Il giardino di rose antiche e classiche
  • Il Vivaio con le rose in vaso
  • L’erbario dei sensi
  • Le rose ritrovate

Giardino Bardini a Firenze

I giardini più belli in Toscana

GIARDINI BARDINI 
Il nome del giardino deriva da quello dell’antiquario Stefano Bardini, che ha acquistato i 4 ettari di proprietà nel 1913. Si tratta di un vero e proprio cuore verde adagiato sulla sponda sinistra del fiume Arno  all’interno della città di Firenze. La vista che offre il belvedere sui monumenti storici della città è davvero spettacolare. I Giardini sono stati restaurati fra il 2000 e il 2005, insieme all’annessa villa Manadora e oggi è possibile godere delll’antico giardino barocco e di quello anglo-cinese. In primavera avanzata la passeggiata sotto allo spettacolare e profumatissimo pergolato di glicine è un vero sogno profumatioad occhi aperti.

I giardini all’italiana di Vignanello

I giardini più belli del Lazio

In Piazza della Repubblica  9 a Vignanello (Viterbo) troviamo il Castello Ruspoli di Vignanello http://www.castelloruspoli.com/

 Il viterbese offre la più alta concentrazione mondiale di giardini storici e proprio in questa zona il “giardino all’italiana” ha raggiunto la sua massima espressione. Vignanello rappresenta forse l’esempio più elegante e sofisticato e celebre del mondo. La proprietà nasce nell’anno 853 attorno a una rocca dei frati benedettini ma il castello, così come lo si vede oggi fu voluto nel 1610 da Ottavia Orsini, figlia del creatore dei Giardini di Bomarzo e nel 1704 prese il nome Ruspoli che è stato tramandato sino ad oggi. Il giardino ospita un grande spazio pianeggiante e rettangolare attraversato in lunghezza e larghezza da quattro grandi viali che definiscono dodici parterre di bosso allineati e squadrati con al centro una vasca recinta da quattro arcate di balaustre.L’effetto geometrico con la pianta del originale del Sei cento è stata arricchita alla fine del Settecento con le bordature alla francese ed è arrivato sino a noi miracolosamente intatto.

Il bosco di Capodimonte a Villa san Michele

I giardini più belli della Campania

Villa San Michele si trova in Viale Axel Munthe 34 ad  Anacapri sull’ Isola di Capri (Na). Una costruzione dalle tinte oniriche che ospita una delle viste più affascinanti del Golfo di Napoli. Abitata e curata dallo scrittore e medico svedese Axel Munthe fino al 1907, deve la sua popolarità al libro “La Storia del Michele”. Nel suo giardino si possono ancora incontrare gli ultimi esemplari di Kochia saxicola, pianta rarissima, che sopravvive in pochi altri ambienti mediterrane.

l giardino di Villa San Michele si trova su un altopiano a circa 300 metri sul livello del mare con vista sul golfo di Napoli, la penisola sorrentina e il Vesuvio in lontananza. Quando il tempo è sereno, a nord  si intravede Ischia. Il giardino non è grande ma, grazie alla disposizione su livelli diversi e alla grande varietà di colori, è estremamente ricco e vario.

Orto botanico di Catania

I giardini più belli in Sicilia

In Via A. Longo 19, Catania sorge il meraviglioso Orto Botanico di Catania. Si tratta di un  antico giardino botanico curato dal Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania. La fondazione dell’orto botanico di Catania si deve al monaco bibliotecario benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo. L’orto botanico universitario venne inaugurato nel 1858 ed oggi si estende su una superficie di circa 16.000 m² a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali. L’area è suddivisa in Hortus Generalis  caratterizzato dalla presenza di piante esotiche, ed Hortus Siculus destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.

L’Hortus Generalis è all’italiana quindi è diviso da viali ortogonali in ventidue settori geometrici delimitati da larghi gradini in pietra calcarea da taglio; la regolarità delle forme è accentuata dalla presenza di tre vasche circolari, utilizzate per la coltivazione delle piante acquatiche.

L’edificio monumentale è stato realizzato in stile neoclassico dall’architetto Di Stefano con eleganti colonne ioniche e soffitti a cassettoni. Alle rigorose linee architettoniche fanno da contrappunto due maestose Dracaena draco, comunemente note come albero del drago. Nell’Hortus Generalis si possono inoltre ammirare la ricca collezione di palme e l’affascinante settore delle piante succulente..

L’Hortus Siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, rappresenta un’oasi di tutela e conservazione di specie rare e a rischio di estinzione come la Zelkova sicula. In aree diversificate sono stati riprodotti alcuni ambienti tipici mediterranei (ambiente dunale, roccaglie, ambienti umidi, bosco, macchia) che ripropongono in piccola scala il paesaggio siciliano.

Villa Hanbury

Il Giardino più bello della Liguria

Non è un errore! Ho inserito appositamente per ultima la descrizione dei Giardini Botanici Hanbury di Ventimiglia. Questo  piccolo paradiso terrestre isi trova in Corso Montecarlo 43 a Latte (Ventimiglia). E’ un  luogo davvero unico sia per la sua ubicazione che per la sua disposizione e struttura. La proprietà venne acquistata da Sir Thomas Hanbury  dalla famiglia Orengo, Hanbury iniziò nel 1867 insieme al fratello Daniel lo straordinario lavoro che avrebbe reso la sua proprietà uno dei giardini più famosi al mondo.

La proprietà presentava una enorme ricchezza di microclimi derivati da diversità di esposizione alla luce e ai venti, dalla differente acclività e condizioni di umidità e questo spiega la grandissima varietà di piante e arbusti disposti nelle varie aree e che comprendono persino una foresta australiana.

I Giardini Hanbury crescono attorno a Palazzo Orengo, nato da un’antica torre e costruito nei secoli sino ad arrivare alle ristrutturazioni e agli ampliamenti fatti realizzare da Thomas Hanbury.

Sakai

La maestosa costruzione oggi è visitabile. Il 2017 è l’anno dei 150 anni dei Giardini Hanbury. Per le celebrazioni sono stati organizzati eventi di varia natura. Uno di questi è SAKAI, una mostra dedicata all’arte contemporanea giapponese ideata dalla giovane curatrice Arianna Bianciardi. La mostra inaugurerà a ottobre e Arianna, per poter sostenere i costi organizzativi e dimostrare che malgrado tutto e tutti è possibile per un giovane restare in Italia e lavorare, ha attivato una campagna di crowdfunding sulla nostra piattaforma.

Il link a cui poter  partecipare per sostenere SAKAI e regalare un bell’evento culturale alla città di Ventimiglia è il seguente http://innamoratidellacultura.it/campaigns/%E5%A2%83-sakai-emerging-japanese-art-italy-x-giardini-hanbury/#.WZlzhvhJbIU

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

Con la cultura si mangia. Ovunque tranne che in Italia.

Con la cultura si mangia. Non lo dico solo io ma, ormai, sono tantissimi gli studi che indicano con  chiarezza che la cultura potrebbe diventare un asset fondamentale per l’Itala se solo il governo decidesse di stanziare degli investimenti e di lavorare alla progettazione di  un piano industriale a lungo termine.

con la cultura si mangia dappertutto tranne che in Italia

 

Per fare meglio  comprendere lo scenario, riporto alcuni dati che trovo interessanti. Dopo la seconda guerra mondiale, in un momento storico in cui l’Italia aveva bisogno di rinascere e le persone avevano necessità di sperare nella costruzione di  un futuro migliore la percentuale della spesa totale dello Stato destinata alla cultura risaliva allo 0,8%. Il  quadruplo di quanto viene stanziato per la cultura oggi.

Infatti, sebbene il 2016 sia andato meglio degli anni precedenti (soprattutto grazie al l’Art Bonus) , un’analisi dei bilanci quadriennali del Mibact per il quinquennio 2013 – 2018 restituisce un quadro non esattamente confortante con riferimento alle dinamiche statali per le risorse destinate a Cultura e Spettacolo.

Nel 2013 il MIbact ha incorporato la Direzione Generale del Turismo e apparentemente i fondi sono aumentati. Ma osservando con un occhio più attento le singole categorie di spesa,  emerge una allarmante diminuzione del 26,7% nel 2018.

Questo che cosa significa? Che se da un lato i dati forniti dal nuovo rapporto Symbola redatto da Federculture fanno comprendere che la cultura produce ricchezza e lavoro, da un’altra parte appare chiaro che, senza investimenti pubblici, la cultura italiana fa fatica a sopravvivere.

Un  nodo che sembra essere piuttosto irrisolvibile. Sono passati ormai sei anni da quando avevo curato la comunicazione e i contenuti per il convegno “Cultura è Sviluppo” organizzato al Teatro Carignano di Torino. Già allora il tema centrale erano  i tagli alla cultura. La situazione  da allora ad oggi non è affatto migliorata. Anzi,

L’esperienza con il portale www.innamoratidellacultura.it farebbe presagire l’esistenza di un vasto mercato e , trattandosi di crowdfunding,  dell’esistenza di uno strumento efficace per sopperire a ciò che il settore pubblico non riesce o non vuole fornire.

Purtroppo non è – ancora – così!

Rispetto al 2014 ,anno in cui  il portale è andato online, moltissime cose sono cambiate. Le persone sono diventate più consapevoli. I pagamenti digitali fanno sempre più parte delle abitudini dei consumatori.  I progetti abbondano. Ma i progettisti, prima di decidere se affidare la sorte delle loro produzioni a una campagna di raccolta fondi dal basso , preferiscono aspettare. Che cosa? Erogazioni che, sempre più spesso, non ci sono più.

 

Quindi  cosa impedisce agli italiani di utilizzare il crowdfunding culturale per realizzare le proprie idee e progetti? Da un lato penso ci sia ancora una scarsa conoscenza delle reali potenzialità di questo strumento. Da un altro punto di vista, gli importi necessari per realizzare o sostenere progetti in ambito culturale, sono spesso elevati.  Il crowdfunding non è per tutti e non tutti sanno farlo.  Realizzare  una campagna è sempre un rischio imprenditoriale ed è un fatto che  chi fa cultura sovente non è un imprenditore.

Se il  progetto è  importante va  costruito con attenzione e perizia. Ci va tempo, una campagna di crowdfunding culturale non nasce in un giorno. Dal suo iniziale concepimento alla realizzazione, spesso, passano mesi.

MI sono fatta un’idea che, se l’obiettivo di raccolta non supera i 5.000 euro, il creatore del progetto ce la può fare anche da solo. Sopra quella cifra rtengoche sia  difficile. Ma l’aspetto più ostico per me rimane quello di   far comprendere alle persone che per ottenere un risultato è necessario investire.

In che cosa? Consulenza e comunicazione.  Persone che aiutano.

La risposta che registro maggiormente, quando spiego che una  campagna di crowdfunding prevede un investimento che raggiunge circa il 20% dell’obiettivo di raccolta, è sconfortante: “se devo fare un crowdfunding non ho certo i soldi per pagare un consulente”.

Giusto.? Sbagliato. Dipende tutto da quanto vuoi raccogliere. Dal numero di persone che ti aiutano. Da quanti amici hai nel tuo network.  E da quanto hai voglia di metterti in gioco e rischiare.

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

 

Da Nord a Sud tutti i festival dedicati agli #innamoratidellacultura

La prestigiosa e rinomata  enciclopediaTreccani  definisce la parola fèstival (alla fr. festivàl; raro festivale) s. m. [dall’ingl. festival ‹fèstëvël›, che è dal fr. ant. festival ‹festivàl› «festivo», lat. mediev. festivalis]. come:

1. Festa popolare, spesso all’aperto, con musiche, balli, luminarie.

2. Serie di manifestazioni e spettacoli, musicali, teatrali, cinematografici, per lo più periodici: fdella canzonefdel cinemail fdi SanremodiCannes, ecc. Con uso più partic., fscacchistico internazionale, manifestazione agonistica che comprende un distinto torneo di scacchi per ognuna delle varie categorie.

Agli italiani piacciono i festival, prova ne è che in estate di festival ce n’è veramente per tutti i gusti.

Taobuk porta la cultura in Sicilia

Partendo dal sud, la Sicilia, regione che dimostra sempre più la sua vena frizzante e creativa, in questi giorni si svolge  nella splendida e unica cornice di Taormina “Taobuk”, la  kermesse ideata  diretta da Antonella Ferrera dedicata agli   #innamoratidellaletteratura.

Il tema di quest’anno, Padri e Figli si sviluppa come di consueto con  un fitto calendario di mostre, spettacoli teatrali, pièce di danza e retrospettive cinematografiche. La cultura nelle sue differenti forme espressive unita alle suggestive location, prima fra tutte il Teatro Antico, insieme ai palazzi della Città e ai grandi alberghi rende Taobuk una meta perfetta per chi desidera unire l’amore per la cultura e una vacanza al mare.

Il progamma è consultabile sul sito https://www.taobuk.it/edizione-2017/

Mi sposto in Campania dove, dal 30 luglio al 3 agosto a Pietrelcina (Salerno) si svolgerà la XIII edizione del Festival “Jazz sotto le stelle”. Il calendario ricchissimo di incontri offre  ospiti prestigiosi come Paolo Fresu e Uri Caine. http://www.jazzsottolestelle.it/

Jazz sotto le Stelle a Pietrelcina

Il 2017 sarà un’edizione differente perché  Giuseppe De Nicola, instancabile promotore di Fondazione Ampioraggio http://www.ampioraggio.com/, ha deciso che una contaminazione fra musica e innovazione poteva creare un gusto nuovo, più ricco e interessante. De Nicola definisce il suo evento  “interferenza” e, non a caso, il titolo degli incontri “Jazz’Inn Interferenze tra Jazz e Innovazione richiama l’attenzione a un nuovo modo di entrare in contatto con la cultura.

Il manifesto pensato per l’occasione recita:

  • lo scopo delle giornate è quello di avere il tempo necessario per capire e far capire come l’innovazione crea valore
    2) l’invito è rivolto ad amministratori pubblici, imprese, startup, investitori e ovviamente agli amanti del jazz.
    3) Perchè un assessore, un’imprenditore o un’associazione di categoria dovrebbero venire ? Perchè offriremo loro le idee dell’ecosistema di Ampioraggio e proveremo a dare suggerimenti ai progetti che hanno in corso, ma anche per passare un paio di giorni inconsueti in una terra molto suggestiva, circondati da innovatori, buon vino e ottimo jazz, sotto le stelle di Pietrelcina.

Luglio Suona Bene a Roma

Arrivo in centro Italia, a  Roma dove  dal 17 luglio al 3 di agosto, si svolgerà il consueto “Luglio suona bene”,  manifestazione estiva di concerti sotto le stelle, che ogni anno presenta una selezione di grandi star internazionali e di nuove proposte originali. La location è meravigliosa. Si tratta della Cavea, lo spiazzo architettonico dell’Auditorium disegnato da Renzo Piano divenuto un sito centrale nella vita culturale dei romani e una delle mete turistiche più frequentate della capitale. Il calendario prevede ospiti come Jethro Tull, Nek, Fiorella Mannoia, Ezio Bosso, Carmina Burana, Philip Glass e molti altri artisti di fama internazionale. http://www.auditorium.com/eventi/festival/

Basta scrivere  Rolling Stones per capire che sto parlando del Lucca Summer Festival,  la manifestazione per #innamoratidellamusica che quest’anno festeggia i ventanni e si svolge  dal 14 giugno al 23 di settembre  nel centro storico di Lucca, in Piazza Napoleone.

Saranno due  mesi e mezzo di eventi musicali di altissimo profilo con i più importanti protagonisti della scena musicale del momento come, per esempio,  Green Day, Ms Lauryn Hill, Robbie Williams, Luis Fonsi e per finire i Pet Shop Boys ed i Rolling Stones. I biglietti? Tutto esaurito da tempo  ma, anche se non si riesce a sentire un concerto, un giro turistico nel centro storico di Lucca vale sempre la pena farlo.

Il calendario con il programma si può scaricare al link http://www.summer-festival.com/ .

Andare a Venezia è glamour . Tutto quello che sa di cultura, dall’arte, all’architettura al cinema ha reso  famosa la città a livello internazionale. Andarci è un must. Ma bisogna attendere la fine di agosto per il Festival del Cinema di Venezia 2017.

L’appuntamento, che quest’anno festeggia la  74esima edizione sta vivendo un momento d’oro, basti pensare che molti dei film presentati al Lido la scorsa edizione hanno conquistato premi e Oscar.  Per chi ama la settima arte e vuole mescolarsi alla folla di star, registi e #innamoratidelcinema, questo è un festival  veramente imperdibile. Venezia 74 darà il via alle danze con la cerimonia di apertura in agosto che si concluderà con l’emozionante cerimonia di chiusura e la consegna dei premi entro i primi dieci giorni di  settembre. Sul sito tutto quello che serve per partecipare http://www.labiennale.org/it/cinema/index.html .

Filosofi Lungo l’oglio

In Lombardia non potevo dimenticare il magnifico festival “Filosofi Lungo l’Oglio” che l’anno passato ha svolto una ottima campagna di crowdfunding sul nostro portale.  Festival Filosofi lungo l’Oglio è una manifestazione promossa dalla Fondazione Filosofi lungo l’Oglio che si svolge, dal 2006, in numerosi Comuni compresi tra le Provincie di Brescia, Bergamo e Cremona, nei mesi di giugno e luglio. Ogni anno viene scelto un tema attorno al quale chiamare a discutere le figure più eminenti del pensiero contemporaneo. Il tempo trascorso ad ascoltare le lezioni magistrali dei pensatori – tutte ad ingresso libero – e a confrontarsi nei dibattiti che seguono gli incontri lascia spazio all’antica ruminatio favorita dall’ l’articolarsi «spaziale» del Festival: tra piazze, castelli, dimore signorili, cascine, sinagoghe, chiese, auditorium, teatri è il pensiero stesso a farsi nomade seguendo, idealmente, il percorso del Fiume Oglio.

«Toccare» è il tema,  scelto all’unanimità dal comitato scientifico, composto da Ilario Bertoletti, Bernhard Casper, Piero Coda, David Meghnagi, Armando Savignano, Maria Rita Parsi, Amos Luzzatto, Anna Foa, Francesca Rigotti e Francesca Nodari. I prestigiosi incontri che  dal 5 giugno al 17 luglio avranno luogo saranno condotti da pensatori eccelsi come, per citarne alcuni,  Massimo Cacciari, Marc Augè, Marco Vannini, Michela Marzano, Alessandro Meluzzi. Il programma degli incontri si può scaricare al link http://www.filosofilungologlio.it/images/pdf/Programma_ed_2017_Toccare.pdf

Festival di musica a Cervo

Per finire, in Liguria,  il Teatro  Carlo Felice di Genova porta musica e spettacolo in giro per la città  e non solo. Per chi ha scelto di passare le sue vacanze al mare , sarà  possibile scoprire luoghi indimenticabili e teatri  all’insegna della grande musica. Il 2 di luglio la rassegna si apre alla Diga del Brugneto, parco dell’Antola  con “A bit of Italiano” archi del Teatro Carlo Felice & The Sonic Factory.

Le tappe del festival toccheranno quindi Camogli, Castelvecchio di Rocca Barbena, Sanremo, Cervo, Ameglia , Bergeggi e Spotorno.  L’offerta spazia da Paganini con “L’onda del diavolo”  a concerti per archi e fiati. IL programma è consultabile al link http://www.carlofelicegenova.it/

L’elenco dei festival estivi potrebbe continuare per intere pagine. Non c’è regione italiana che non offra festival culturali per allietare le serate estive. Danza, musica, storia, letteratura, teatro.  Questo tipo di rassegna piace alle persone e anche agli organizzatori.

L’Unione Europea attraverso i bandi di Europa Creativa favorisce la realizzazione di festival  e la cooperazione fra enti culturali di stati diversi.

Il crowfunding non è da meno ma, come per qualsiasi campagna, è meglio programmare la raccolta prima e non durante l’evento.

Emanuela Negro-Ferrero                        www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding culturale e audience development. Due facce della stessa medaglia.

Fioriscono bandi ed iniziative dedicate alla “audience develpment”.  Di che cosa si tratta? Perché se ne parla tanto? Traduco subito in italiano questi due termini anglosassoni come “sviluppo del pubblico”  consapevole che anche la traduzione, per chi non è addetto ai lavori, rischia di rimanere poco chiara. Il sito http://cultura.cedesk.beniculturali.it/link-europa-creativa.aspx?audience_development alla pagina di Europa Creativa  riporta una definizione abbastanza esaustiva.

crowdfunding culturale e audience develpment

Per Audience development si intende il processo strategico e dinamico di allargamento e diversificazione del pubblico e di miglioramento delle condizioni complessive di fruizione. Questa è la definizione ufficiale che troviamo nelle linee guida del Sottoprogramma Cultura e siamo partiti da qui perché il concetto di AD è vago: l’AD non è una disciplina specifica, anche se si nutre di tante discipline, tra cui il marketing culturale, l’antropologia e la comunicazione culturale e soprattutto di pratica. Tutto dipende dal “gioco linguistico” in cui lo inseriamo: “cultural participation”, “active spectatorship/citizenship, “audience building”, per esempio, sono alcuni dei tanti nomi che si riferiscono all’audience development….niente di nuovo, anche se qualcosa è cambiato: l’irruzione del nuovo paradigma delle ICT, la rivoluzione digitale e il web 2.0, dell’“era dell’accesso” hanno modificato decisamente la distribuzione e l’accessibilità dei prodotti culturali, inserendoli in un contesto multidimensionale in cui il pubblico diviene “creatore” di contenuti. La definizione suggerisce di ampliare e diversificare il pubblico: non si tratta, quindi, soltanto di rivolgersi al pubblico “fidelizzato”, ma anche di raggiungere pubblico nuovo, diverso, facendo i conti anche con le barriere economiche, sociali, psicologiche e fisiche. L’AD richiede tempo, proprio per questo viene definito spesso un “processo” pianificato, continuativo e, soprattutto, lungo”.

Come si traduce nella realtà questa definizione e ,soprattutto, come si applica e cosa implica l’attività di sviluppo del pubblico per un ente culturale?  Ancora, il crowdfunding culturale può essere considerato un’attività di “sviluppo del pubblico”?

Certamente si.  Se per un museo, un sito archeologico, un teatro lo “sviluppo del pubblico” è  riferito ai visitatori, per una campagna di crowdfunding  la  stessa attività sulle persone  è definita come “costruzione del crowd”. Cioè di quella folla di persone che il progettista intercetta e che, grazie  a un lavoro di coinvolgimento decisamente non casuale, trasforma in  sostenitori entusiasti e protagonisti affezionati.

Se quindi è stato compreso che l’attività di sviluppo del pubblico è identica, sia che si tratti di azioni portate avanti da un ente culturale che dal promotore di iniziative artistiche e culturali,  con che cosa abbiamo a  che fare?

Mi piace pensare all’ente culturale come ad un’azienda. Per vivere e prosperare l’impresa ha bisogno di clienti. Senza clienti che comperano i prodotti l’impresa fallisce.

Come fa un’impresa ad avere clienti e, soprattutto, come riesce a procurarsene  sempre di nuovi e quali iniziative deve mettere in atto per consolidare quelli già acquisiti? In pratica, come mette in atto un imprenditore delle azioni di “audience development”?

Nel mondo imprenditoriale, la ricerca del cliente coinvolge  ambiti sdiversi che e spaziano dal commerciale alla comunicazione, dalle pubbliche relazioni alla pianificazione e gestione.  Una volta individuato il prodotto o il servizio, per entrare nel mercato e guadagnare, l’azienda deve costruire  una strategia commerciale basata prima di tutto su una strategia di marketing.

Infatti, il cliente, visitatore o donatore, arriva e compera se prima è emotivamente coinvolto e quindi se è convinto ad acquistare.

Questo processo può diventare rapidissimo grazie al  digitale. Oggi, chiunque  desideri vendere, comunicare o promuovere i propri prodotti, può contare su strumenti estremamente mirati ed efficaci che, anche solo cinque anni fa,non esistevano.

La rete, con la sua velocità ed infinite opportunità, è terreno fertile e produttivo per chi sa sfruttarne le potenzialità.

Quante realtà culturali, pubbliche  e private sono in grado – o vogliono- approfittare di  questa miniera di opportunità che, nel caso specifico del coinvolgimento del pubblico, è veramente solo da mettere a reddito?

La cultura italiana sta iniziando  appena adesso ad utilizzare il digitale . Chi si occupa di cultura non è un imprenditore.  Il marketing, le pubbliche relazioni e il social media management sono mestieri e non si possono improvvisare.

Per attirare, coinvolgere e poi trattenere il pubblico bisogna sempre partire dalle persone.  E’ necessario intercettarle, convincere e, con i nominativi ottenuti, costruire elenchi di persone.  Costruendo quello che in gergo viene definito  database. IUn valore inestimabile per chiunque abbia bisogno di vendere per mantenere in attivo la propria impresa.

A cosa serve il database? Per contattare le persone e creare iniziative che rafforzano e  mantengono nel tempo la relazione.

Tutto questo lavoro, impegnativo e faticoso, per chi decide di condurre una campagna di crowdfunding è obbligatorio. Niente crowd niente    donazioni.

Musei ed enti pubblici italiani non ne hanno capito l’enorme potenzialità. Ecco perchè per loro,  attivare campagne di crowdfunding non si limita all’ ottenimento di  donazioni  ma piuttosto attirare, coinvolgere e trattenere il pubblico.

Fare cioè “audience development”.

Quella cosa di cui tutti parlano e che pochi sanno fare.

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it