Magazine – InnamoratidellaCultura

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Baci appassionati e amanti gelosi. Crowdfunding per “Otello.L’ultimo bacio”. Fenomenale!

Dopo il “Gobbo di Notre Dame” e “Giulietta e Romeo” è in arrivo “Otello.L’ultimo bacio”. A Torino la prima, con una campagna di crowdfunding.

Lui si chiama Fabrizio Voghera. E’ un autore, cantante e  compositore italiano. Dopo il grande successo di “Notre Dame de Paris” in cui ha interpretato la doppia parte di Quasimodo e di Frollo partecipando a oltre duecentocinquanta repliche,  e poi di “Giuletta e Romeo” dove ha interpretato la parte di Frate Lorenzo, Fabrizio Voghera si è cimentato a scrivere un’opera musicale tutta sua. Si tratta della trasposizione cantata e ballata di “Otello”, una struggente quanto famosa storia d’amore ricca di dramma e di contenuti.

Chi non conosce la storia dello sfortunato amore di Otello per Desdemona? Credo nessuno! Otello (titolo originale The Tragedy of Othello, the Moor of Venice) è una tragedia di Shakespeare scritta agli inizi del XVII secolo. La prima rappresentazione documentata ebbe luogo il 1º novembre 1604 al Whitehall Palace di Londra. La trama è avvincente e il tema cardine dell’intera vicenda è la gelosia.

Otello è un moro, al servizio della repubblica veneta, al quale è stato affidato il compito di comandare l’esercito veneziano contro i turchi nell’isola di Cipro. All’inizio del dramma, Otello parte da Venezia in compagnia del luogotenente Cassio. Lo avrebbe seguito Desdemona, sua moglie, scortata dall’alfiere Iago e da sua moglie Emilia. Desdemona è sposata con Otello in gran segreto. Iago, che è cattivo e infido,  e tenta in tutti i modi di far destituire Cassio riuscendoci infine con uno stratagemma. Con l’ignara complicità della moglie Emilia, Iago fa arrivare un  fazzoletto di seta preziosa appartenente a Desdemona nelle mani di Cassio, convincendo Otello (che osserva di nascosto su consiglio di Iago) del tradimento di Desdemona. Le false difese di Cassio da parte di Iago sono la parte centrale dell’opera di persuasione che infine sfocia nella furia cieca del Moro. Otello il quale travolto dalla gelosia, uccide Desdemona nel letto nuziale soffocandola.

Alla fine,  Emilia rivela che il tradimento di Desdemona era soltanto una bugia inventata  da suo marito Iago, il quale freddamente la uccide. Otello, preso dal rimorso, a sua volta si toglie la vita, ricadendo sul corpo di Desdemona. Iago, infine, viene portato via, condannato a subire tortura e Cassio, innocente,  prende il posto di Otello, al comando dell’esercito veneziano.

 

UN GRANDE PROGETTO ARTISTICO, PERCHE?

Fabrizio Voghera mi ha raccontato con grande entusiasmo come quest’opera rappresenti per lui il massimo dell’espressione artistica. “Otello.L’ultimo bacio”  unisce tre  fra le maggiori espressioni artistiche dello spettacolo:  il canto, il ballo e la recitazione. Partendo dalla tragedia immortale che William Shakespeare scrisse nel 1603, Fabrizio ha elaborato un viaggio musicale totale  e appassionato in grado di ispirare nel pubblico divertimento ed emozione.  Nei brani che lo compongono gli autori raccontano la triste vicenda dell’uomo avvelenato dal dubbio e dalla gelosia. La perversione mentale di Iago, l’impetuosità di Otello e l’amore di Desdemona sono le coordinate che tracciano la rotta di questo viaggio musicale.

OTELLO. L’ULTIMO BACIO. CI SIAMO QUASI!

La stesura del progetto è arrivata alle fasi finali e l’obiettivo è di arrivare alla messa in scena insieme ad un cast di grandissimi interpreti. Si tratta per la  maggior parte di artisti provenienti dall’opera popolare moderna “Notre Dame de Paris” di Riccardo Cocciante . Una squadra affiatata con cui Fabrizio ha condiviso diversi anni di esperienza andando in scena sui principali palchi d’Italia di fronte a più di tre milioni e mezzo di spettatori.  Dopo aver coronato il successo nella magica cornice dell’Arena di Verona, il sogno comune era di trovare un progetto che potesse ricreare un’altra volta la magiA. Da qui all’idea di formare un’unica grande compagnia il passo è stato breve. L’umore della crew è alle stelle perché la sfida è altissima.

 

 

QUANTO SERVIRA’ PER REALIZZARE OTELLO?

Mettere in scena un musical è molto, molto, molto impegnativo. I soldi servono e tanti. Un grande viaggio inizia sempre con un passo. Fabrizio e i compagni d’avventura hanno deciso di cominciarlo ponendosi un obiettivo piccolo ma  significativo. Tutti, amici, parenti e conoscenti si stanno muovendo su più fronti per aiutarlo a realizzare questo grande sogno. A superarlo, doppiarlo e, perché no, decuplicarlo. I fondi raccolti in questa campagna serviranno ad ultimare alcune fasi della produzione ed alla realizzazione di un DVD ed un CD dell’opera. Un piccolo passo per iniziare un viaggio di cui non si conosce la fine.

 

VUOI INNAMORATI ANCHE TU DI “OTELLO. L’ULTIMO BACIO”?

15 euro =   il tuo nome e cognome nei titoli di coda del dvd

30 euro =   il tuo nome e cognome nei titoli di coda del dvd e il fazzoletto in cotone di Desdemona*

50 euro =   il tuo nome e cognome nei titoli di coda del dvd e 5 foto dello spettacolo autografate

100 euro = il tuo nome e cognome nei titoli di coda del dvd, biglietto di ingresso allo spettacolo con posto dedicato

150 euro = il tuo nome e cognome nei titoli di coda del dvd, biglietto di ingresso allo spettacolo con un posto dedicato e il cd con gli highlights delle canzoni dell’opera

250 euro = il tuo nome e cognome nei titoli di coda del dvd, presenza alle prove dello spettacolo e posto dedicato

500 euro = il tuo nome e cognome nei titoli di coda del dvd, biglietto di ingresso allo spettacolo con un posto dedicato e ringraziamento sul palco a fine spettacolo insieme agli artisti del cast

Partecipare è semplice, digita sul link www.innamoratidellacultura.it , scegli l’importo che senti di voler  donare e unisciti al sogno di Fabrizio Voghera e di tutti i meravigliosi artisti che insieme a lui reciteranno per te questa straordinaria storia.

Importante! Ricordati di condividere con tutte le persone che conosci questa storia. Il crowdfunding funziona perché tante persone insieme con piccole donazioni raggiungono grandi importi! C’è un posto in prima fila per te. Ti aspettiamo

 

Staff –  www.innamoratidellacultura.it

Regalare  biglietti per il teatro a chi non se li può comprare: that’s Amore!

Regalare il teatro a chi non ci può andare. Di che cosa si tratta? E’ possibile? Si! Grazie a  “Biglietto Sospeso” il crowdfunding per #innamoratidelteatro attivo oggi sulla piattaforma www.innamoratidellacultura.it al link http://innamoratidellacultura.it/projects/biglietto-sospeso-chi-ama-teatro-dona-teatro/

Il conto alla rovescia è iniziato, fra breve  sarà online la campagna dell’Associazione Tedacà, compagnia teatrale torinese. Tutti pronti a donare e a diffondere la campagna condividendola ad amici e conoscenti. L’intento è di aiutare i ragazzi di “Tedacà” a  realizzare un  piccolo miracolo di generosità.

Il crowdfunding ha successo grazie alla condivisione e alla partecipazione. Tu, da che parte vuoi stare? Soprattutto, vuoi fare tua parte? Grazie di cuore!

Il titolo della campagna incuriosisce : “Biglietto Sospeso”. Subito, viene alla mente l’abitudine –straordinaria-  dei napoletani di lasciare pagato un caffè per chi viene dopo. Ecco. “Biglietto sospeso” è un progetto culturale di stampo sociale dedicato a chi viene dopo, a chi è ultimo e, proprio perché è ultimo non si può permettere di acquistare un biglietto per andare a teatro. A pensarci si stringe il cuore.  Tedacà, che invece il cuore ce l’ha grande, ha così deciso di creare una campagna di crowdfunding per regalare biglietti a chi non se li può permettere.

I biglietti, con indicato il nome del donatore, verranno raccolti in un contenitore nel teatro di Bellarte e verranno devoluti a Cooperativa StranaideaCooperativa Valpiana Non più da Soli – Edera, Isola di Ariel e Casa Oz, che lavorano con minori in difficoltà, anziani, disabili, bambini, migranti richiedenti asilo, bambini e famiglie che incontrano la malattia.

 

 

Come funziona?

Il meccanismo di una campagna di crowdfunding è semplice.  Si può spiegare con una breve frase ad effetto: AAA.Cercasi Innamorati del Teatro disponibili a regalare biglietti di ingresso a teatro.

In cambio, come di consueto per questo tipo di raccolta fondi, ci sono in palio dei premi definiti “ricompense”.

Tipo? Abbonamenti, ringraziamenti. Ma la vera ricompensa è solo una. La gioia di donare a qualcuno una serata di divertimento. That’s amore!

Chi è Tedacà?

Tedacà http://www.tedaca.it     nasce nel 2002 ed è una compagnia artistica, di ricerca e sperimentazione attiva sul territorio piemontese. In quindici anni di attività  ha raccolto numerosi premi e riconoscimenti nazionali.

Per Tedacà, il teatro, la danza, il canto e la musica sono strumenti fondamentali di racconto e testimonianza dell’uomo, delle sue difficoltà, delle sue contraddizioni, capacità e desideri.

 

Tedacà fonda i suoi principi sull’accessibilità dell’arte performativa e ogni anno sviluppa progetti e spettacoli sui temi della contemporaneità, anche attraverso creazioni di nuove drammaturgie che scaturiscono dalle testimonianze dirette dei cittadini e che vengono poi messe in scena dagli artisti. Propone laboratori artistici per tutte le età e livelli, progetti per le scuole di ogni ordine e grado e collabora con associazioni e realtà di tutta Italia.

bellARTE è la sua casa dove settimanalmente propone eventi di qualità. Dal 2009 ha anche un nuovo spazio: Cartiera in via Fossano 8 sempre a Torino. Ci sei mai andato? E bellissima! Un vero luogo di cultura!

Come si può donare?

 Con carta di credito, grazie al sistema di pagamento sicuro STRIPE. Devi andare sulla pagina della campagna e, dopo aver scelto il livello della tua partecipazione, digitare i dati della tua carta di credito et, voilà , sostenere Tedacà e “Biglietto Sospeso”.

Ti è piaciuto questo progetto? Per favore condividi questo breve articolo con tutti i tuoi amici, sui social e via mail. Più siamo e più raccogliamo. Più raccogliamo e più biglietti sospesi regaliamo!

Buona campagna!

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

 

 

Lezione di Crowdfunding n°31 – 8 suggerimenti per un video che buca

Il video è la  parte essenziale di una campagna di successo. Le campagne che utilizzano il video generano  fondi con una percentuale del  114% rispetto a quelle senza.

E’ facile capire  il valore che possiede un video se lo utilizziamo per  condividere le nostre storie, ma creare un video impattante  non è semplice ed entrano in gioco molti fattori : c’è bisogno di risorse e attrezzature, di alcune conoscenze base su come effettuare le riprese e anche sul modo migliore di apparire in camera. Non siamo tutti professionisti e la questione video per molti è un gradino alto da superare.

Una delle principali sfide che molti progettisti  devono affrontare è proprio la  creazione del video.

In questo post voglio condividere  alcuni suggerimenti utili su come iniziare a creare i tuoi video e superare gli ostacoli, compresi quelli personali.

1 – L’attrezzatura

Inizio subito parlando di apparecchiatura video e audio. Questi sono gli strumenti necessari per ottenere un lavoro ben fatto e per raccontare la tua storia in un modo visivamente attraente.

Le opzioni disponibili sono centinaia e spaziano dall’Iphone ad una telecamera 3D. In effetti per realizzare il tuo  video, non ti serve molto: una fotocamera DSLR in grado di riprendere video HD, un treppiede, un microfono direzionale e una serie di luci per gli effetti.

Possiedi già l’attrezzatura? Benissimo, puoi partire subito! Non la possiedi? La puoi comodamente affittare.  Le apparecchiature video e audio possono essere molto costose. A seconda della qualità dell’apparecchiatura si spendono  facilmente migliaia di euro. Meglio quindi noleggiare l’attrezzatura. Inoltre, l’affitto di attrezzature è molto più conveniente se stai pensando solo di girare  un paio di video durante il fine settimana. Il discorso diventa diverso se per caso hai intenzione di impostare la tua campagna sulla produzione di mini video virali. In questo caso il mio suggerimento, se non riesci a fare da solo, è di farti aiutare da qualcuno che lo sa fare.

2 – La storia

Trova uno stile che ti piace e racconta la tua storia. Non sai come fare? Un po’ di ricerca in rete può portare molta ispirazione. Noterai che i video vengono girati in diversi stili cinematografici e ogni stile può dire la stessa storia in modo molto diverso a seconda del tono, del ritmo e del protagonista.  Fatti alcune domande. Che tono vuoi  avere? Triste? Dolce? Malinconico? Buffo? Anche la musica è importante e sottolinea ed amplifica  il tono della comunicazione.

Filming a horror movie. Female zombie holding clapper board. Cinematography. Halloween.

3 – Il montaggio

La post produzione è il vero laboratorio di costruzione del tuo video.Non sai farlo?  Prenditi  il tempo per imparare a utilizzare un  software di editing. Ci sono una varietà di opzioni come Final Cut Pro, Adobe Premiere e molti altri. Per esempio, potresti sapere che lo stile del tuo video e le tue esigenze tecniche possono essere realizzate con  iMovie o anche con un editor video di Iphone.

4 – Il protagonista

Nel video ci devi essere tu perché le persone vogliono vedere in faccia chi è il protagonista del progetto  a cui donano il proprio denaro.Non avere paura, la creazione di un video significa che hai il controllo assoluto su quello che vede il tuo pubblico. Sei tu che decidi quali sono le scene da inserire e certamente puoi far emergere il tuo lato migliore.

5 – I tuoi punti di forza

Gioca tutto sui  tuoi punti di forza. Hai una grande idea e questo è sicuramente il primo dei tuoi punti di forza. Sai chi sono i migliori venditori? Sono le persone che credono davvero nei loro prodotti. Quindi, quando parli della tua idea progettuale, fai emergere la tua passione. Solo così puoi convincere gli altri a sostenerti.  Usa colori e abiti che sai che ti stanno bene. La fotocamera può farti apparire diverso da quello che sei nella vita reale, per cui è importante prestare attenzione a cose come l’illuminazione e lo sfondo. La simpatia, l’empatia, la sincerità e la leggerezza sono tutti ingredienti chiave per rendere il tuo video interessante ed efficace.

 

6 –  Utilizza uno script

Andare a braccio non è una buona idea. Scrivi uno script e provalo per   assicurarvi che le tue inflessioni e la scelta delle parole siano naturali. È anche una buona idea memorizzarlo interamente in modo da non leggere mentre sei in camera.  Prova e riprova fino a quando diventa tutto naturale.

Lo script è una traccia scritta di ciò che dovrai dire

 

7 –  Parlare con una persona

Se sei nervoso all’idea di dover parlare nella telecamera usa lo stratagemma di parlare con una persona che conosci e di cui hai fiducia in modo tale da rendere le tue espressioni più realistiche e coinvolgenti. Il vantaggio aggiunto è che un amico di fiducia o un collega può darti feedback per modificare le cose che non funzionano.

 

8– Inserisci immagini e altre risorse visive

Ricorda inoltre che devi mostrare molto di più del  tuo solo volto nel video. Potresti includere altre persone che fanno parte del progetto,  illustrazioni, immagini, spezzoni di uno dei tuoi spettacoli o la breve ripresa del tuo film o del tuo balletto. Più metti insieme i pezzi e più ottieni visibilità

Le animazioni vanno bene ma

Questi sono i consigli base per creare un video ad alto impatto. Pensi di non essere capace?

Coinvolgi qualcuno che conosci e fatti aiutare! Il crowdfunding si basa sulla condivisione e sull’aiuto reciproco. Mettere su una squadra è il segreto del successo.

Buon lavoro!

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Formazione digitale per la cultura: alla Cavallerizza Reale la presentazione della scuola DiCultHer- Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities

Inaugurazione del percorso di formazione della DiCultHerr School alla Cavallerizza di Torino

Inaugurazione del percorso di formazione della DiCultHerr School alla Cavallerizza di Torino

Formazione digitale per la cultura: alla Cavallerizza Reale la presentazione della scuola DiCultHer- Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities

Un protocollo d’intesa sottoscritto sotto alle auliche volte della Cavallerizza Reale di Torino. La Cavallerizza è un edifico antico e fatiscente oggetto di discussioni accese fra politica e cittadini e relative alla sua destinazione d’uso.

Se fossi fra coloro che devono decidere non avrei dubbi. L’aula magna della Cavallerizza è una meravigliosa astronave e gli edifici circostanti ben si prestano ad ospitare quella che oggi, mi è parsa, finalmente una grande innovazione all’interno del panorama formativo universitario italiano cheha davvero bisogno di un pò di innovazione. Cito dal sito web : “la Scuola a Rete in Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities infatti aggrega oltre cinquanta organizzazioni tra università, enti di ricerca, scuole, istituti tecnici superiori, istituti di cultura, associazioni e imprese pubbliche e private, con l’obiettivo comune di far nascere un ‘campus diffuso’ in grado di attivare l’elaborazione di un’offerta formativa coordinata con il sistema nazionale per costruire il complesso delle competenze digitali indispensabile al confronto sempre più articolato ed eterogeneo con la smart society, nel quadro di un modello scalabile a livello europeo.
Lo sviluppo di un’offerta formativa della Scuola a Rete rappresenta una grande opportunità di apprendimento flessibile, personalizzato e collaborativo, capace di erogare contenuti e servizi formativi condivisi e innovativi. Cosa si può dire se non “finalmente”.

L'aula Magna della Cavallerizza Reale di Torino

L’aula Magna della Cavallerizza Reale di Torino

Dove si terranno i corsi della DiCultHer School? Da quanto ho capito sarà un modello organizzato su tutto il territorio italiano con punti di riferimento centrati sulle università chela costituiscono e le diverse realtà (aziende, associazioni, enti) che hanno aderito condivideranno compiti, competenze e funzioni garantendo in questo modo modo standard di formazione di altissima qualità.

Autorità e accademici insieme per il futuro della cultura digitale

Autorità e accademici insieme per il futuro della cultura digitale

Che cosa farà la scuola?
• Formazione: offrire agli allievi strumenti culturali e scientifici necessari per stimolare l’inserimento in comunità di pratiche nazionali ed internazionali, l’interdisciplinarità, la partecipazione a progetti orientati al digitale nella valorizzazione e conservazione dell’eredità culturale
• Diffusione della Cultura Digitale : favorire lo sviluppo di una ‘cultura del digitale’ ad ampio spettro , aggiornare chi già lavora nelle organizzazioni culturali e preparare chi ci dovrà lavorare.
Questo è il programma: molto interessante!
1. Scienze umane e digitali: l’informatica nelle discipline umanistiche (letteratura, filologia, filosofia, storia dell’arte, ecc.);
2. Beni culturali digitali: le applicazioni informatiche ai beni culturali sia materiali (biblioteche, archivi, musei, patrimonio archeologico e architettonico), sia immateriali (beni demo-etno-antropologici);
3. Arte e comunicazione digitale: le riflessioni teorico-pratiche sulla creazione artistica digitale (performing arts) e sulla comunicazione digitale (digital media, e-learning);
4. Economia e management dell’arte e della cultura digitale: la gestione del patrimonio di-gitale in un’ottica economico-sociale di promozione e diffusione della cultura e
dell’arte, anche collegate al turismo;
5. Design di sistema del cultural heritage: il design di un sistema di ri-funzionalizzazione del patrimonio come risorsa, bene comune e luogo di attivazione, attraverso il digitale, di una nuova ‘titolarità’ e ‘presa in carico’ da parte dei cittadini del Cultural Heritage.
L’accordo è stato siglato nel pomeriggio dopo un lunch a cui, purtroppo,  non abbiamo potuto partecipare. Stiamo seguendo il lancio di alcune nuove campagne prima dell’estate e non sempre è possibile fare tutto.

Verso le 15.00 abbiamo ascoltato con  grande interesse l’intervento di Paolo Verri che ha descritto con la consueta chiarezza i programmi e le attività per Matera 2019. Ci siamo candidati anche noi, attendiamo buone news.

Emanuela – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding – Lesson n°7. Come creare una campagna di successo.

Il crowdfunding sta trasformando il mondo in un posto più collaborativo:  persone aiutano altre persone a realizzare i propri progetti e a condividerli con gli amici e con la comunità. Negli Stati Uniti si parla  di una vera e propria rivoluzione sociale. In Europa ci sono paesi dove va benissimo (come il Regno Unito) e altri dove sta partendo molto bene. E in Italia? Potrei citare dei dati. Ce ne sono molti e tutti confortanti, ma non riportano quello che verifico ogni giorno sul campo. Perché noi italiani siamo, nel bene e nel male, diversi. Ci piace tanto l’idea del crowdfunding perché è bella, etica, unisce i cuori e le menti, ma non abbiamo capito molto bene di che cosa si tratta. Gira infatti una strana storia che racconta che per avere i soldi basta pubblicare il proprio progetto su una piattaforma che va scelta con attenzione, perché più è famosa e più ti arriva. Certo, i miracoli avvengono. Se la tua idea è così interessante, coinvolgente, mirabolante, può accadere che la folla ti sostenga in maniera virale. Uno su mille ce la fa. Tutti gli altri invece devono pianificare una campagna di raccolta e metterla in atto attraverso delle azioni. Perché la piattaforma offre un servizio e gratis offre la pubblicazione. Dietro, una fee  si occupa delle transazioni e di veicolare tutti i progetti attraverso i vari canali. Ma non è una bacchetta magica e funziona se ognuno fa la sua parte. Faccio un esempio. Se la piattaforma twitta e pubblica notizie su un progetto, anche il Creatore del progetto deve twittare e pubblicare. Solo così si crea l’effetto virale sulla folla, altrimenti è come parlare ad un sordo o urlare nel vuoto.

Ho pensato così di scrivere una breve guida che i Creatori possono seguire passo passo per realizzare una campagna di crowdfunding  di successo. Ci sono tutti gli ingredienti e ho segnato i vari step da raggiungere man mano che si procede con il lavoro.

1. UN BEL TITOLO E SEI GIA A METÀ DELL’OPERA

La prima impressione sul tuo progetto è determinata dal titolo che hai scelto. Un po’ come l’articolo di un giornale: se il titolo è forte, la notizia viene letta. Come deve essere il titolo? Creativo, divertente, intrigante e, soprattutto, deve far capire a chi lo legge che si tratta di una campagna di raccolta fondi. Ricordati che il crowdfunding si fa principalmente sul web. Il titolo deve essere rintracciabile e il link condivisibile sui social network. Niente cose piatte e richieste dirette. Sii fantasioso e vedrai che le persone arrivano.

2. YES, STORYTELLING

Raccontare la tua idea è fondamentale. Devi farlo in modo onesto, semplice e chiaro. Le tre domande fondamentali – chi, che cosa, perché – devono spiccare già dalle prime righe. La richiesta di aiuto va espressa con sincerità e i vantaggi che il donatore ne ricava esaltati.  Ma non basta. La tua storia deve continuare durante tutta la campagna. Scrivi ai tuoi fan, chiedi loro di condividere quando donano e di coinvolgere i loro amici, come se fosse una bella festa da fare tutti insieme!

3. LA TUA STORIA PER IMMAGINI

Scatta foto. Tante, tantissime. Condividele e commentale. All’interno della piattaforma hai uno spazio sulla tua pagina dedicata in cui puoi inserire commenti, anzi, devi inserire i commenti. Racconta come sta andando, i successi, gli insuccessi, quello che fai e se sei felice. Sfrutta i social. Devi creare una comunità di entusiasti sostenitori. Ti hanno supportato e devi renderli partecipi e farli partecipare. Come puoi fare? Falli ridere. Le persone condividono ciò che li fa divertire e ciò con cui sono d’accordo.

4. CREA SUPER RICOMPENSE

Do ut des. Le persone sono felici di donare e altrettanto felici di avere in cambio delle belle ricompense. Spremi bene le meningi. Non devono essere costose e se decidi di spedirle fai bene i tuoi conti. Non ha senso chiedere 10 e spenderne due di spedizione, ma se sei generoso e usi il cuore, in molti casi una lettera personalizzata di ringraziamento o un grazie pubblicato sui social è già un bel modo per creare una connessione.

5. MAMME, NONNE, ZIE E AMICI CARI

Le prime donazioni chiedile ai tuoi amici, parenti e conoscenti. Loro ti amano e sono felici di sostenerti. Non hanno soldi da dare? Allora, chiedi di aiutarti a diffondere la tua campagna. Più siete e più ottenete.

6. SUPERATTIVO SUI SOCIAL MEDIA

Puoi avere il progetto migliore del mondo, ma se non sei attivo sui social media nessuno lo viene a sapere. La piattaforma ottimizza il risultato, ma se i progetti pubblicati sono molti, non è facile farsi sostenere. Chi fa da sé fa per tre. Cura i contenuti e, se non sei capace o non ti va o non hai tempo, chiedi il supporto di un crowdfunding manager. Il gioco vale certamente la candela.

7. CREA UNA COMUNITÀ DI SOSTENITORI SU FACEBOOK

Hai una pagina Facebook? Usala e attivala per costruire una comunità di innamorati del tuo progetto pronti a donare, condividere e commentare. Il tuo profilo deve essere vivo, vitale, coinvolgente e divertente. Devi tenere alta l’attenzione della comunità, pubblicando molto e invitandola a partecipare. Come? Pubblicando storie che narrano del tuo progetto almeno tre volte a settimana. Perché chi ti ha donato il denaro deve sapere come sta andando e che la sua donazione per te sta veramente facendo la differenza.

8. UFFICIO STAMPA? SÌ

È un dato noto che chi esce sui giornali e sui media (radio e televisione) raccoglie il 30% in più rispetto a chi della sua campagna non fa notizia. Non hai un ufficio stampa? Puoi usare il nostro, perché il tuo risultato è il nostro risultato e più si parla di te e del tuo progetto, più persone possono donare.

9. GRAZIE A TUTTI 

Ringraziare, ringraziare, ringraziare. Pubblicamente, personalmente. Chi ti sostiene deve essere ringraziato. Come farlo sta a te. L’importante è che le persone non si sentano dei bancomat.

☛ Scopri il Crowdfunding di Innamorati della Cultura.

Arte e Resilienza. A Torino una mostra curata da Luciana Littizzetto e Caterina Fossati

L’arte che guarda al futuro… con ottimismo

 Finalmente una mostra che non fa dell’autodistruzione e dell’autoreferenzialità i suoi punti di forza. Succede a                     Palazzo Saluzzo Paesana che, fino al 19 settembre, ospita “Resilienze 2.0“, un progetto espositivo a cura di Luciana Littizzetto e Caterina Fossati.

“Da quello che si legge, si vede, si ascolta in giro, c’è un generale senso di non futuro. Anzi. Non si tratta neanche più di senso ma di profonda convinzione che nulla possa veramente cambiare. Che il passato è stato, il presente non soddisfa e il futuro latita. Questo si respira anche nel mondo dell’arte dove pochi sono i segnali di modernità e di ricerca e molti quelli di stasi. Le opere “Stanno” come in un lunghissimo fermo immagine. Quasi che non ci fosse più voglia e soprattutto tempo per inventare, cambiare, rinnovare, essere di nuovo.”

Resilienze 2.0

Partendo da questa ‘condizione’, le due curatrici hanno invitato 10 artisti, italiani e internazionali, a declinare il concetto di resilienza, intesa come capacità di reagire all’usura del tempo e della crisi, di affrontare e superare le avversità, di tenersi in equilibrio nonostante tutto.

Resilienze 2.0

L’arte è stata così chiamata a indagare la possibilità, a declinare di nuovo una qualche forma di futuro. Perché il domani c’è. Tocca solo esercitare di nuovo gli occhi a vederlo. La risposta è stata immediata, plurale e poco scontata. Ogni artista ha indicato in modo personalissimo la propria direzione. C’è chi l’ha fatto con il colore,(Mizokami Kazumasa), chi con l’ironia (The Bounty Killart), chi con la leggerezza della sospensione (Valerio Berruti) e chi con la provocazione (Nicus Lucà).

Resilienze 2.0

Andate a dare un’occhiata e leggete la vostra visione. Vi lascio con un invito a visitare questa mostra e con una riflessione: “I problemi non si risolvono: si superano. Questo è il segreto. Provare a scavalcare il presente e ridare un senso al futuro.”

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Nicus Lucà - L'IGNORANZA

 

CHE COSA SIGNIFICA RICEVERE LA NOMINA DI “CAPITALE DELLA CULTURA”?

Mantova, Palermo, Matera, Parma. Tutte città italiane – magnifiche –  che sono o sono state o saranno “Capitali della Cultura”.  Tutti ne parlano ma, in concreto, che cosa significa? Facciamo subito una distinzione.

La capitale europea della cultura è una città designata dall’Unione europea, che per il periodo di un anno ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale.

La “Capitale italiana della cultura”  è una città indicata ogni anno dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e scelta da una commissione di sette esperti nominata dallo stesso ministero che, per il periodo di un anno, ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale.

Attualmente Matera è la città italiana che ha ricevuto la nomina di “Capitale della cultura italiana 2019”.

Questa iniziativa, che in Italia è nata nel 2014 a seguito del “Decreto Cultura” e della proclamazione della città di Matera a capitale europea della cultura 2019,ha, tra i vari obiettivi, quello di “valorizzare i beni culturali e paesaggistici” e di “migliorare i servizi rivolti ai turisti”[1].

Giusto per fare ordine, Palermo è l’attuale capitale italiana della cultura e la prossima città italiana ad aver ricevuto l’investitura è Parma.

Questo è l’elenco in ordine cronologico fornito da Wikipedia delle città che dal 2015 in avanti sono state “Capitali della Cultura”:

2015 : Ravenna/Cagliari/Lecce/Perugia/Siena

2016 : Mantova 

2017 : Pistoia 

2018: Palermo 

2020 : Parma 

L’iniziativa  di “Città europea  della Cultura” nacque da un’idea dell’attrice Melina Merkouri che nel 1985 fu  Ministro della Cultura del governo greco e, infatti, la prima città a essere nominata “capitale” fu proprio Atene. Da allora l’iniziativa ha avuto sempre più successo creando grazie ai fondi ricevuti  un crescente impatto culturale e socio-economico per i numerosi visitatori   attratti nelle città nominate.

 

 

Come viene scelta la città che diventerà “Capitale della Cultura”?

La parola chiave è “dossier”. Le città vengono selezionate sulla base di un programma culturale che deve includere diversi fattori cruciali quali, ad esempio, una forte dimensione europea, promuovere la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini e contribuire allo sviluppo a lungo termine della città e della regione circostante.

Nel 1999 la “città europea della cultura” è stata ribattezzata “capitale europea della cultura” ed è ora finanziata attraverso il programma cultura 2000.

Il Parlamento europeo e la decisione del Consiglio del 25 maggio 1999 integrano questo evento nel quadro comunitario e introducono una nuova procedura di selezione per le capitali del periodo 20052019. Questo venne fatto per evitare la feroce competizione per vincere il riconoscimento; ogni membro dell’UE avrà l’opportunità di ospitare a turno la capitale.

Palermo e Matera. Un ricco programma culturale dedicato allo sviluppo locale.

Il 2018 vede Palermo protagonista assoluta della cultura italiana. Il 29 gennaio 2018 è stato inaugurato ufficialmente l’anno di Palermo capitale italiana della cultura dal Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. Insieme a loro Leoluca Orlando e Andrea Cusumano, sindaco e assessore alla cultura del Comune.
Arte, musica, teatro, appuntamenti, convegni e iniziative sportive sono le iniziative temporanee che faranno da “contorno” a tantissimi interventi pensati per migliorare la città  in maniera permanente: nuovi spazi cambiamenti urbani, innovazione dei sistemi di accoglienza. Qui di seguito pubblichiamo il link con i primi… 780 eventi! https://www.balarm.it/attachment/2018/02/05/94b6597c26a2f1c8997c40d289fc4717300960edpdf

Tra i progetti di Palermo 2018 ci sono le mostre internazionali con le immagini di Spencer Tunick, di Robert Capa, la mostra-evento su Antonello da Messina e le installazioni di Jan Fabre, Shozo Shimamoto o Martin Kipperberger fino a “ReSignifications”del Nobel Wole Soyinka al Premio delle Arti del MIUR, al festival MigrArti del MIBACT, alla Festa Europea della Musica che porterà a Palermo mille giovani musicisti da tutta Europa in giugno. E ancora, un esperimento di opera lirica sociale che coinvolgerà un intero quartiere fino al convegno internazionale sulle “Filosofie del Mediterraneo di ieri e di oggi”.

Dal restauro di Palazzo Butera, museo della collezione Valsecchi, nel cuore di Manifesta, all’apertura di due nuovi parchi, Al Medina Al Aziz che ruota attorno all’antico Palazzo della Zisa, patrimonio Unesco con altri otto monumenti del sito seriale arabo normanno, e il cuore verde del parco Casina Cinese-Pitrè.

E a Matera?

Dal 18 gennaio 2018 è iniziato il countdown: un anno di festa fino al 2019!  Per tutto il 2018  ci saranno  rassegne e mostre, attività che coinvolgeranno e racconteranno la città e il territorio, i suoi luoghi e il suo futuro, la sua storia e la sua arte. Il giorno 19 di ogni mese verrà celebrato con un evento culturale:

Il 19 aprile è passato  all’insegna della lettura con una speciale iniziativa nel nome di Rocco Scotellaro. Il 19 maggio sarà protagonista il teatro, con uno spettacolo per bambini in programma presso il Museo Ridola. Il 19 giugno avrà al centro lo sport, con il tradizionale appuntamento del Minibasket in Piazza e la mostra dei 120 anni della FIGC. Il 19 luglio spazio alla musica pop rock con un ospite a sorpresa. Il 19 agosto sarà dedicato all’opera lirica, con un’anticipazione della “Cavalleria Rusticana” nei Sassi che andrà in scena nel 2019 grazie alla collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli. Il 19 settembre inizieranno le anteprime di Materadio, la Festa di Radio 3 che quest’anno giunge alla sua ottava edizione. Il 19 ottobre Matera ospiterà il meeting di tutte le Capitali Europee della Cultura, durante il quale sarà organizzato un grande gioco urbano che coinvolgerà cittadini materani e ospiti europei. Il 19 novembre si chiuderanno le iniziative dedicate all’Anno Europeo del Patrimonio con la celebrazione dei 25 anni di Matera Patrimonio Unesco. Il 19 dicembre comincerà l’installazione delle luminarie prodotte nell’ambito dei progetti di Matera 2019 “Lumen” e “Social Light” che accompagneranno il percorso verso l’apertura dell’anno da Capitale Europea della Cultura

L’occasione per visitare entrambe le città è ricca e invitante. Entrambe presentano un trend di prenotazioni in costante crescita…affrettarsi è bene, soprattutto con l’arrivo dell’estate!

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

 

 

 

 

PER IL TURISMO CULTURALE… OGNI VACANZA VALE

E’ un dato di fatto che il nostro  patrimonio culturale piace moltissimo agli stranieri. Negli ultimi anni però anche noi  italiani ci siamo accorti che delle meraviglie artistiche che abbiamo proprio sotto casa. I dati rivelano che ci siamo #innamoratidellacultura al punto da far registrare una crescita del 20% dal 2016 ad oggi.

Quali sono le mete preferite dagli italiani quando si tratta di cultura?

Le statistiche indicano il Veneto come prima scelta (16,5 per cento delle presenze nel 2010), a cui seguono Lazio (15,8 per cento) e Toscana (15,2). Tre stranieri su dieci invece vanno in Lazio (33,7 per cento), poi in Veneto (25,2 per cento) e Toscana (17,2 per cento).

Prima del terremoto l’Emilia Romagna era gettonatissima. Oggi molto meno.

Nelle destinazioni top vince sempre il tour “classico e romantico”  con le città d’arte in testa : Venezia, Roma Firenze.

Ma è il “turismo slow” il vero campione di preferenze. Esiste una nuova identità. E’ quella del  turista culturale. Si tratta di persone più selettive, dai gusti decisamente più sofisticati , amanti della natura, dell’arte e che in linea generale preferiscono un approccio più “lento” . Il cambiamento nei gusti illustra un modo di trascorrere le vacanze più umano, meno costoso e meditativo. Il turismo culturale è arricchito dal turismo enogastronomico che altro non è che un modo per conoscere la cultura dei luoghi passando attraverso le ricette tradizionali del luogo. L’Italia, da sud a nord, offre una varietà praticamente infinita di luoghi e di sapori. Il risultato è che nelle località di interesse storico e artistico, le presenze di italiane sono cresciute del 17 per cento e  quelle di stranieri del 54 per cento.

 

Dove vanno quindi gli #innamoratidellacultura a Pasqua?

Nord, centro o sud? Sud. Senza ombra di dubbio. Direzione? Calabria.

La curiosità ci ha spinti verso un piccolo centro del Vibonese che dall’inizio dell’anno sta registrando un numero di visitatori in costante e continua crescita. Stiamo parlando di Soriano Calabro.

L’attrazione esercitata da questo piccolo centro, situato in  provincia di Vibo Valentia è il concentrato di bellezze architettoniche e storiche immerse in  un paesaggio da mozzare il fiato.

Passeggiare al tramonto lungo le spettacolari  rovine dell’antico convento dei padri domenicani raso al suolo dal  terribile terremoto del 1783 è emozionante e magico allo stesso tempo .

 

 

Il monastero è un complesso monumentale risalente al 1550. In età barocca, divenne uno dei più ricchi e famosi conventi domenicani d’Europa ]ed uno dei santuari più frequentati dell’Italia meridionale. L’edificio  originale era formato da cinque chiostri, la chiesa era lunga quattro campate ed aveva sei cappelle laterali. Monumentale è una definizione azzeccata.

Oggi i resti più consistenti si riferiscono alla parte inferiore della facciata della chiesa barocca, mentre rimangono tutte le strutture portanti fino all’altezza del piano terra: l’intero complesso è stato oggetto di un restauro conservativo nel secondo dopoguerra.

In tema di cultura italiana, la Pasqua di Soriano Calabro è ricca di  tradizioni. Culinarie e religiose. Come in molto comuni del vibonese anche qui si tiene l’“Affruntata”, rievocazione dell’incontro tra il Cristo Risorto e sua Madre. Una processione meravigliosa seguita con partecipazione da centinaia di persone. Che finita la festa si godono le meravigliose creazioni della pasticceria locale.  In Calabria abbondano le ricette di biscotti di ogni forma e sapore.  Si dice che i dolci tipici di Soriano Calabro siano stati tramandati dal un monaco misterioso. Santo subito!  I suoi “marzelletti” gustosi e delicati sono vero e proprio un concentrato di bontà. Buona Pasqua a tutti, e buona visita!

 

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Lascia un libro, prendi un libro…#innamoratidellalettura!

“Lascia un libro, prendi un libro” è un progetto socio culturale, nato su iniziativa di Giuseppe Rapisarda, dottore in chimica ed ex area manager di una importante multinazionale. Giuseppe, che abita a Belpasso ( CT ) è una persona curiosa, grande appassionato di viaggi, molto sensibile alle tematiche ambientali dotato di uno spiccato senso dell’osservazione e attento ai dettagli più reconditi di usi, costumi e abitudini dei luoghi visitati. Sapete quanti paesi ha visitato Giuseppe? 85!!

Proprio osservando qua e là, nel corso dei suoi viaggi, Giuseppe Rapisarda ha sempre notato la presenza, in luoghi pubblici, di libri lasciati a disposizione gratuita di chiunque li volesse leggere, fenomeno conosciuto anche come “book crossing”. Da persona pragmatica, quale è, ha pensato di realizzare qualcosa di simile nel proprio comune facendo in modo, però, che ne oltrepassasse i confini. Nasce così l’iniziativa “Lascia un libro prendi un libro”. Questo progetto culturale è finalizzato alla promozione della lettura e al recupero, alla circolazione e rivalutazione del libro, quali strumenti di cultura e di formazione della persona.

L’iniziativa non intende portare le persone ai libri, ma i libri alle persone : l’intento è quello di avvicinare alla lettura persone che abitualmente non leggono (e sappiamo che gli italiani leggono poco…) provando a far trovare i libri nei luoghi che frequentano abitualmente: dal panettiere, al bar, e ovunque ci sia uno spazio grande almeno 50 mq. Giusto quello che serve per allestire un punto di raccolta e poter esporre i libri. Quali libri? Tutti, di qualsiasi genere, tranne i testi scolastici che sono esclusi dalla condivisione perchè quelli non vanno condivisi ma studiati -:))

Il gioco è semplice: chi prende un libro ne deve lasciare un’altro. Basta libri al macero o buttati nella spazzatura. I libri diventano patrimonio di tutti.

La cosa bella dell’idea di Giuseppe è che Belpasso si trova in Sicilia e che, a dispetto dei soliti detrattori che pensano che in Sicilia ci siano solo mafia e malfattori, quest’idea è cresciuta e prospera: a Belpasso i centri di raccolta e condivisione sono già 22; se poi consideriamo quelli allestiti in altri comuni del catanese e di altre province, il numero sale vertiginosamente. Quasi 1.000 in totale i libri pervenuti. Queste cifre, riscontro più che positivo di un progetto di per sé nuovo, già bastano per dare l’idea di una Sicilia terra di cultura, che tale vuole essere e tale vuole trasmettersi alle generazioni future.

Non solo, l’iniziativa “Lascia un libro prendi un libro” ha una valenza importante per altre ragioni ancora : se da un lato la tecnologia impera e avanza impietosa, da un altro vince la carta e il dolce fruscio delle pagine, l’odore fascinoso della carta. Il tutto gratuitamente in perfetto stile sharing economy.

In conclusione, evviva Giuseppe! Da vero #innamoratodellacultura sa che un libro è veicolo di sapere, di emozioni, di amicizia. Con la sua idea promuove la lettura. Perchè la lettura è cultura. La cultura migliora la società e la rende più libera, la cultura è libertà, democrazia.

Vuoi ospitare anche tu un punto di raccolta e condivisione dei libri, oppure semplicemente donare dei libri?

Per facilitare il contatto dei lettori e/o di quanti volessero aderire al progetto o avere aggiornamenti, è stata creata una pagina facebook : Lascia un libro, prendi un libro, oppure si può contattare il seguente numero 3208750294 ( Maria Carbonaro).

Grazie Giuseppe, bellissima idea!

I borghi più belli d’Italia? In Puglia, a Bovino.

Con questo post inizia un viaggio in giro per l’Italia narrato dai nostri #innamoratidellacultura.
Il nostro magnifico paese, visto attraverso gli occhi di chi lo ama è ancora più bello e le storie narrate interessanti perchè vere.

Michele Grande, grazie per il tuo contributo! 

Il borgo di Bovino in Puglia ripreso al tramonto.Pura magia!

C’è una parte di Puglia dove le giornate sono ancora scandite dal suono delle campane, dove il sole scalda tiepido fino a ottobre inoltrato, dove le anziane signore che escono da casa ti salutano, abozzando un sorriso anche se sei un volto completamente nuovo. C’è una parte di Puglia in cui potete ancora sentire i bambini correre per le vie del borgo, giocare a palla nelle piazze… I Monti Dauni.

Ti parlo e ti segnalo il mio paese BOVINO. Dignitoso ed elegante, con gli antichi rioni, gli scorci che degradano nella campagna circostante, i poggi, gli archi, le piazze, gli splendidi portali, i numerosi stemmi, il dedalo inestricabile di stradine, pavimentate con acciottolato, è lì, nella quiete delle antiche atmosfere, pronto a documentare lo scorrere della vita di ogni giorno, a raccontare il tempo passato che diventa memoria del presente e rimanda ad una storia plurimillenaria di antichi splendori, invasioni e dominazioni.

L’arco di Bovino.

E’ un racconto di luoghi e di memorie, di pietre, di case bianche di calce, di palazzi gentilizi, di vicoli e di chiese, che emergono dal silenzio dei secoli e diventano di nuovo vivi per accompagnare il visitatore alla scoperta della nostra terra. Ci appare così, come in un flash d’autore, Bovino (Fg), uno dei “borghi più belli d’Italia” e “bandiera arancione” del Touring Club Italiano, arroccata a 647 metri di altitudine, con le sue compatte e suggestive architetture che sanno di storia e di fede antica: il castello ducale, uno dei complessi storici più interessanti per la sua mole, la sua posizione dominante e la torre normanna, la monumentale Cattedrale, di stile romanico-pugliese con una  facciata che risale al 1231. L’aria di storia si respira in ogni luogo e tutto riporta alla memoria il fulgore del nostro magnifico paese.

Lo spirito del luogo che soffia e sbuffa è un vento: il  “Faugne”, mezzo ponentino e mezzo meridionale, che si fa strada per Bovino diventando veloce nella corsa fra le gole. Spira improvviso come i cattivi pensieri e familiare come un nonno burbero. Fa dei bovinesi gente facile al cambiamento d’umore, un pò torvi e molto chiacchieroni, amanti del divertimento e, improvvisamente, solitari. Ma Faugne, bifronte come Giano, se da un verso porta il broncio, dall’altro ha una virtù che lo dissolve: è lui – sorpresa! – il vento profumiere. Prima di arrivare a Bovino raccoglie la menta e il rosmarino, l’origano e il timo, e li mescola col suo lontano sentore di mare.

Il nome “Bovino” deriva dal latino Vibinum  e si trova nella provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del club “I borghi più belli d’Italia” promosso dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Nel dicembre 2013 è anche entrato a far parte di “Bandiere Arancioni” il riconoscimento conferito dal Touring Club  ai piccoli borghi dell’entroterra italiano che propongono un’accoglienza di qualità e un’offerta storico artistica di tutta eccellenza. :

A Bovino fermatevi per una sosta  dedicata alla buona tavola: qui potrete trovare i classici prodotti pugliesi fatti  a mano:  i biscotti con le mandorle, taralli, le orecchiette  condite con sugo di carne e il gustosissimo   caciocavallo podolico, da consumare  con una buona fetta di pane pugliese e olio extravergine di oliva. #whatelse


Il momento migliore per venire a Bovino è la primavera oppure ad agosto per la Festa Popolare del Borgo Antico. Per informazioni date uno sguardo al sito della ProLoco e, naturalmente, su TripAdvisor

Vi aspetto tutti a Bovino!

Michele Grande   michelegrande84@gmail.com

Matera è Capitale Europea della Cultura 2019.

Sono arrivata a Matera venerdì 19 2018 giusto in tempo per assistere all’evento che Paolo Verri, Direttore della Fondazione Matera, ha deciso essere l’elemento caratterizzante di un intero anno dedicato alla progettazione del grande evento definito “Matera Capitale della Cultura 2019”. Parola chiave “Partecipazione“. Claim #menouno.

In Piazza Vittorio Veneto e all’interno dei locali della Mediateca, si sono affacendati per tutto il giorno cittadini e volontari per realizzare l’installazione di cartone progettata da Antoine Le Menestrel, ballerino -arrampicatore. Famosissimo free climber negli anni 80, Le Menestrel è  con l’avvento delle competizioni ha scoperto il mondo della tracciatura, divenendo uno tra i primi ouvreur de voie international descalade. Attraverso quest’esperienza si è avvicinato alla dimensione “drammaturgica” dell’arrampicare, scoprendosi così, inaspettatamente, coreografo. Da lì il passo alla danza è stato brevissimo. La sua “danse-escalade” è vertiginosa, divertente, pazza e perfettamente adatta per affascinare.

Perchè parlo di partecipazione? Perchè mentre ero in attesa dell’apertura della cerimonia del #MenoUno, ho visto come, piano piano,  la chiesa e il campanile sono cresciuti un livello alla volta,  costruiti dai cittadini di Matera pezzo a pezzo e uniti uno all’altro con nastro isolante e sollevati  sulle spalle. Allo  scoccare delle 19.19 dopo una breve introduzione dello spettacolo affidata al dj radiofonico Filippo Solibello, conduttore di Caterpillar AM su Radio 2 e al direttore di Matera 2019, Paolo Verri ha segnato il via al Demonology HiFi, il nuovo progetto discografico di musica elettronica che coinvolge due componenti della band torinese Subsonica, il batterista Ninja e e il chitarrista, produttore e fondatore della band, Max Casacci, che anticipano a Matera i suoni dell’album “Inner Vox”, il primo lavoro firmato dalla coppia nata in discoteca tra jungle e drum and bass. Un lavoro che ha coinvolto anche Cosmo, Populous e Bunna degli Africa Unite.

La festa del #MenoUno è andata avanti a lungo ballando tutti insieme.  Il  giorno dopo, sempre in Piazza Vittorio Veneto, Paolo Verri ha presentato i 31 progetti selezionati.  Suddivisi in 5 categorie, avranno un anno esatto di tempo per essere sviluppati e poi rimessi alla comunità. I temi toccati sono diversi:musica, arte, cultura locale, teatro. Interessante la dinamica di co-creazione che è stata seguita per portare avanti i progetti. Questa linea guida dettata dalla Fondazione rende   indispensabile un protagonismo partecipato  e  una contaminazione di idee e di visioni che formi un magma intellettualmente interessante.

In chiusura della mattinata di domenica, un  altro grande evento  ha sorpreso tutti. La “cattedrale” di cartone, così come è stata costruita, dopo essere stata scalata da Antoine Le Menestrel,  è stata distrutta dai cittadini.  Ho assistito divertita a un vero e proprio assalto con adulti e bambini intenti a giocare tutti insieme per portarsi a casa un pezzo della “cattedrale”.

Mi hanno raccontato che quest’opera di distruzione ricorda la tradizione del “Carro della Bruna” che a Matera viene costruito e, il giorno della festa patronale, assaltato dai cittadini e distrutto.

Il 2018 è iniziato siglando per Matera un percorso culturale e creativo importante.  Ho respirato entusiasmo, partecipazione e moltissima allegria.

Che cosa significa per una città vincere la nomina di Capitale della Cultura?

La gara è appena iniziata. La sfida che Matera intende affrontare  e vincere è quella di  “porsi alla guida di un movimento finalizzato all’abbattimento degli ostacoli che impediscono l’accesso alla cultura, soprattutto attraverso nuove tecnologie e processi di apprendimento.

Buon lavoro e… arrivederci al 2019!

 

Un monumento al coraggio delle donne eoliane.

Protagoniste di questa bellissima storia sono le donne delle isole Eolie.  La Sicilia è  una terra che per cultura celebra l’uomo come protagonista assoluto e indiscusso  del mare ma, grazie all’interesse di Dario De Pasquale, direttore di ABC Edizioni Sikelia , il coraggio e la forza delle donne eoliane viene recuperato e restituito alla comunità di Lipari grazie alla promozione di una campagna di crowdfunding 

E’ un fatto noto che una colletta realizzata con strumenti digitali è un modo per comunicare via web (e non solo) al più alto numero di persone la propria idea progettuale.

L’idea questa campagna nasce proprio dalla volontà di recuperare una parte di patrimonio culturale locale e, con la cifra raccolta, di contribuire alla realizzazione e posa di un monumento dedicato alle “sirene”, donne volitive e coraggiose che fino alla metò del 1900 hanno ricoperto il faticoso e pericoloso ruolo di “lavoratrici del mare”. Il monumento possibilmente in pietra ossidiana, verrà  collocato nel piazzale di Marina Corta (Lipari) o dove l’Amministrazione Comunale riterrà più opportuno.

 

Chi sono le sirene delle Eolie e come è nata questa campagna di crowdfunding?

Dietro a una campagna di crowdfunding culturale c’è sempre un’idea progettuale che, per essere trasmessa al pubblico da semplice racconto deve trasformarsi in una bella storia completa di titolo, video di presentazione e immagini.

Nel nostro caso la storia narrata da Dario De Pasquale è stata caricata a fine novembre sul sito e rimaneggiata e riscritta insieme al project manager fino ad assumere toni e contenuti accattivanti e ben comprensibili.

Il nostro  tempo narrativo si pone cronologicamente fra Otto e Novecento, quando le donne delle Isole Eolie affrontavano i marosi, immergendosi in battute di pesca: remavano, tiravano le reti, tenevano i figli e, una volta a terra, cucivano le reti, dissodavano i campi, raccogliendone  i frutti, cucinavano le pietanze per la famiglia.

Una vita intensa, pesante, a contatto con il lavoro quotidiano.  Dopo la Seconda guerra mondiale, tornati gli uomini a casa , il loro supporto in mare non era più richiesto e la loro storia finiva lasciando poche tracce nell’iconografia ufficiale del luogo e persino nella memoria degli abitanti.

Cosa significa partecipare a una campagna di crowdfunding?

Partecipazione è il termine che preferisco utilizzare  per definire una campagna di crowdfunding. E’ vero, si tratta di una colletta e quindi viene richiesto di donare il proprio denaro. In cambio si ricevono delle  ricompense. Oppure una ricevuta fiscale nel caso di campagne con Art Bonus oppure promosse da Onlus o Associazioni o Enti, Ma donare è riduttivo.Perchè una campagna di crowdfunding abbia successo la chiave è il coinvolgimento emotivo dei partecipanti.

Come si fa quindi a ottenere la partecipazione delle persone? Con le ricompense, per esempio. Che nel caso specifico sono state pensate con grande cura e attenzione e con lo specifico intento di “agganciare” emotivamente il donatore. Che diventa ammaliato, appassionato, innamorato a seconda del suo livello di partecipazione.

Chi costruisce il piano ricompense?

Questo punto della costruzione di una campagna di crowdfunding è sempre cruciale. Ci sono campagne che si prestano a ricompense “facili” come biglietti di ingresso o manufatti creati dal prgettista. E campagne che invece richiedono una cura maggiore. In questi casi l’apporto creativo del project manager è fondamentale e, spesso, risolutivo.

Una campagna di crowdfunding culturale deve avere un obiettivo. O anche più di uno.

L’obiettivo di raccolta della campagna è di 14.000 euro. Che cosa succede se Dario non riesce a raccogliere tutta lacifra?

La piattaforma offre una formula definita “a step”. In pratica, per ogni 3000 euro raccolti verrà realizzato un pezzo del progetto. In questo modo il progettista non dovrà restituire il denaro già versato e il tacito accordo che ha stretto con i suoi fan non verrà infranto.

Questo è lo schema che abbiamo suggerito

1. VIDEO-DOCUMENTARIO con ricostruzione storica degli antichi mestieri delle donne eoliane, a cura degli studenti dell’ISA Eller Conti Vainicher di Lipari, sotto la guida dei Docenti dell’Istituto e dell’Associazione Culturale per i Beni Culturali SIKELIA Onlus;

2. OPERA MONUMENTALE IN PIETRA LOCALE in memoria delle Donne pescatrici delle Isole Eolie;

3. CALENDARIO de “Le Sirene delle Eolie”.

Strumenti: fotocamere, imbarcazioni d’epoca, vestiti d’epoca.

Partecipanti: artisti, docenti e studenti dell’Istituto e relative famiglie.

Tempi e durata dell’iniziativa: 6  incontri con gli studenti da ottobre a dicembre.

Verifica dei lavori: mostra fotografica, stampa di un calendario, impianto della scultura in pietra lavica.

Hai voglia di celebrare le donne delle Isole Eolie? Partecipa alla campagna e scegli la tua ricompensa!

#pernataleregalacultura

Emanuela Negro-Ferrero  www.innamoratidellacultura.it

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