Crowdfunding per progetti culturali? Meglio su un sito dedicato.

Da Emanuela Negro Ferrero

In Italia, dal 2014 sino ad oggi, il crowdfunding è cresciuto e si è diffuso moltissimo. Le persone in linea generale hanno capito di che cosa si tratta e le campagne che chiudono in attivo sono aumentate.

Il 2017 è stato l’anno del crowdfunding di tipo “equity”  e le piattaforme dedicate a questo specifico tipo di raccolta fondi sono cresciute aumentando di visibilità e fatturato.

I risultati italiano sono comunque inferiori rispetto a quelli che altre nazioni europee registrano. Il motivo è da ricercare certamente non solo nella scarsa informazione e digitalizzazione del nostro paese ma, anche e soprattutto , alla  vasta offerta di piattaforme che possono indurre i progettisti in confusione o, peggio, al fallimento delle campagne.

Come fare a scegliere la piattaforma?

Oltre al tipo di raccolta fondi che si vuole promuovere, equity se si decide di lasciare delle quote della propria società a chi partecipa finanziariamente,  lending se si vuole ottenere  un prestito in cambio di utili della propria società, donation se in cambio di una donazione ci si limita a rilasciare una ricevuta e un grazie e reward se  ai propri sostenitori si dà in cambio una ricompensa appositamente pensata e in grado di coinvolgere la persona nel progetto stesso, è importante capire in  quale ambito si trova il progetto da sottoporre alla folla e quale è la modalità più corretta da scegliere.

Le piattaforme sembrano tutte uguali? Apparentemente. In realtà sono molto diverse fra di loro.

Se la campagna che avete in mente è di tipo “reward” la vostra scelta può cadere su una delle tante piattaforme generaliste, italiane o straniere.  Sono tutte uguali? Si, no. Ad un occhio meno esperto, la struttura del sito è uguale per tutti. La grafica può essere più o meno accattivante ma, in buona sostanza, il funzionamento è abbastanza standard . Quello che fa la differenza è il tipo di contratto (fisso o flessibile), la percentuale applicata per i servizi erogati, e l’assistenza che si riceve una volta che la campagna viene caricata.

Esiste però una differenza fondamentale che è bene considerare quando si decide di attivare una campagna di crowdfunding.

 

Le piattaforme reward si dividono in due categorie: generaliste e verticali.

Una piattaforma generalista è come un supermercato. Una piattaforma verticale è come una bottega artigianale.

Mi piace questa definizione perchè spiega in modo chiaro la differenza esistente fra una piattaforma di crowdfunding generalista e una verticale. In pratica, una piattaforma generalista ospita campagne di crowdfunding in ambiti molto diversi fra di loro. Ne deriva che il pubblico che si raccoglie attorno a questo tipo di sito è un pubblico generalista.  La comunità, perché questo è il nome tecnico, è quanto mai variegata e fluttuante. Sceglierà la vostra campagna? Difficilmente. Ogni campagna su un sito generalista è u mondo a sè e solo progetti e progettisti particolarmente capaci sono in grado di ottenere donazioni da un pubblico di perfetti sconosciuti.

Le piattaforme verticali, come www.innamoratidellacultura.it sono nate per rispondere ad un bisogno preciso di un determinato gruppo di progettisti ed essendo specializzate, si rivolgono solo ed esclusivamente a persone che vogliono leggere, guardare e partecipare a quanto viene pubblicato sul sito e sui  canali social ad esso collegati.

In questo senso il crowd che si raccoglie attorno alle piattaforme verticali ha tutte le connotazioni  e il comportamento di una vera e propria comunità.  In senso specifico, è possibile che gli iscritti a una piattaforma dedicata, qualora opportunamente sollecitati, possano partecipare anche ad altri progetti perché di base l’interesse è già mirato.

Attenzione attenzione! Le piattaforme generaliste, italiane o straniere, ospitano il 75% di campagne in ambito culturale. Ne consegue che una piattaforma specialistica non può che essere una scelta potenziante. Sia per il progettista che per il pubblico che la legge.

Parliamo di assistenza? Un servizio che in Italia le piattaforme, quasi tutte,  hanno imparato ad erogare è quello del project management. 

Non mi stancherò mai di ripetere che progettare una campagna di crowdfunding è frutto di un insieme di tecniche professionali.

Chi si occupa di cultura spesso non si occupa di comunicazione. Sono mestieri diversi. Ecco perché quando vediamo caricata sul sito una nuova campagna contattiamo subito il progettista e iniziamo a lavorare insieme. L’obiettivo comune è ottenere dei risultati.

Senza esprimere percentuali  di successo esagerate, in questi anni la strada della consulenza ha portato dei buoni risultati.  Misurabili in termini economici e di rapporti umani.

Volete pubblicare una campagna di crowdfunding in ambito culturale?  Fatelo su un sito dedicato.  Parlare la stessa lingua è importante. Non a caso siamo #innamoratidellacultura.

 

Ci piace molto quello che facciamo. Sapete perchè? Ci mettiamo il cuore!

 

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

 

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